Volpi, Maria

Volpi Maria. Modista italiana. Fra le poche stiliste del cappello, dotata d’una vivace creatività. Le sue clienti appartenevano alla borghesia mondiale

Volpi Maria. Modista italiana. Fra le poche stiliste del cappello, dotata d’una vivace creatività, ora ironica, ora grandiosa, sempre di suprema leggerezza, d’un senso squisito del colore, sorretti da manualità esigente. Nella sua boutique, a un passo da Palazzo Carignano, è approdata l’alta borghesia di Torino; la frequentarono, restando fedeli nel tempo, gli attori in tournée nel vicino teatro, come il grande Stoppa, che non portava altro cappello se non firmato Volpi. Inarrivabili della Volpi i colbacchi in pelliccia, i berretti in visone lavorato all’uncinetto. Scoperta dall’alta moda e dal prêt-à-porter, abbinò il suo lavoro a quello di Mila Schön, Irene Galitzine, Cadette, meritando spesso la copertina delle riviste femminili. Scomparsa precocemente, nel 1979, continua la sua opera la nuora Marisa.

 

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Cadette

Cadette. Attiva dal ’66, lavora con Walter Albini e con Moschino. Alta moda giocata sulla reinterpretazione di un passato in inedita chiave di semplicità

Cadette. Attiva dal 1966, con punte di fulgore sia all’inizio sia nei primi anni ’80, grazie all’apporto di Walter Albini e, poi, di Moschino, due personalità che nel tempo hanno evidenziato il duplice spirito di Cadette: una moda a livello alto, giocata sulla reinterpretazione di un passato, caro alla memoria, in inedita chiave di atemporale semplicità, e insieme uno slancio d’avanguardia europea, aperto ai sotterranei filoni dell’antimoda.

Il marchio nasce a Milano dall’incontro di Enzo Clocchiati (triestino, considerato un bel tenebroso, studi di economia, incarichi nel mondo dell’industria, direttore dell’Olivetti a Vienna, addetto a Roma alla presidenza del Consiglio) con Christine Tichmarsh, indossatrice di Saint-Laurent, nel momento in cui si tratta di salvare la piccola azienda d’un amico. Avrà subito, nella scia del sofisticato stilismo di Albini, uno straordinario successo a Pitti (1967).

L’anno dopo, lascia la pedana della Sala Bianca, con una precoce decisione sull’avvio dell’alta moda pronta a Milano, per presentare, vendere direttamente a italiani e stranieri, i propri modelli — stile contro lusso, fedeltà a se stessi, moda come cultura — in uno show room e in una boutique nel cuore di Milano.

Un’altra boutique è aperta nel ’74 a Parigi, rue Faubourg Saint-Honoré. Alla morte di Clocchiati, Cadette, rilevata da Fantoni, assume come stilista Moschino. La collezione che segna il debutto del giovane talento sulla passerella della Fiera di Milano (1978) riporta la griffe sulla cresta dell’onda nell’acceso stilismo degli anni ’80.