Le Cachemirien

Le Cachemirien è il negozio parigino (rue de Tournon) della creatrice d’abiti Rosenda Arcioni Meer, italiana di Fabriano, sposata a un indiano.

Le Cachemirien è il negozio parigino (rue de Tournon) della creatrice d’abiti Rosenda Arcioni Meer, italiana di Fabriano, sposata a un indiano. Nasce in una famiglia di allevatori di cavalli, a 18 anni si trasferisce ad Amburgo per studiare. Dopo la laurea, approda a New York per seguire i corsi del Fashion Institute of Technology. Torna in Italia e lavora come stilista da Byblos, ma capisce di volere ancora imparare. A Parigi s’impossessa del taglio sbieco di Vionnet e del drappeggio di Madame Grès. Incontra un indiano, lo sposa e scopre quel paese e le sue stoffe. Da quel momento non concepisce un abito che non sia di tessuto indiano, organza ricamata del Kerala, mussolina del Bengala, “brocart” di Benarès, cachemire. Apre una bottega artigiana a Kerala e, nel 1995, il negozio parigino “Le Cachemirien”.

Leggi anche:

Lana

INTIMISSIMI

Brunello Cucinelli: urban chic al Pitti Uomo 97

Weisel, Heidi

Heide Weisel è una stilista statunitense che ha fatto del cachemire il suo punto di forza. Questo tessuto principe è mixato a seta e organza

Weisel Heidi (1967). Stilista statunitense. Il suo atout è il cachemire, che, anticipando molti fashion designer, ha usato negli abiti da sera, mischiandolo con sete o organza. A soli 23 anni apre la sua sartoria a New York e inizia a servire varie attrici di Hollywood. La moda è una sua antica passione: già a 5 anni usava vecchie stoffe per cucire gli abiti alle sue bambole. Dopo aver frequentato il prestigioso Fashion Institute of Technology, si diploma nel ’94 e inizia subito a lavorare nel Garment District, il quartier generale dei tessuti.

Leggi anche

Accademia

Yak

Sulle appendici dell’Himalaya vive lo Yak, un bue dal vello pregiato simile al cachemire. La sua pelliccia ha un largo impiego nel tessile

Yak. Bue che vive sulle pendici dell’Himalaya oltre i 4000 metri. Dal suo sottopelo, si ottiene una fibra tessile usata per coperte finissime e leggere, molto calde e un filato per maglieria di lusso, dalle proprietà simili al cashmere e al camelhair.

Leggi anche

Brunello Cucinelli torna a far suonare le campane della torre civica di Norcia

IT Holding

IT Holding. Nel 2000 il Gruppo molisano Ittierre Holding, guidato da Tonino Perna e Giancarlo Di Risio, cambia la denominazione sociale in IT Holding S.p.A.

IT Holding. Nell’aprile del 2000 il Gruppo molisano Ittierre Holding, guidato dal presidente Tonino Perna (1948) e dall’amministratore delegato Giancarlo Di Risio (1956), cambia la denominazione sociale in IT Holding S.p.A.

IT holding

Giancarlo di Risio

IT holding: una “strategy corporate name”

Non è una semplice variazione del nome, ma un’efficace operazione di “strategy corporate name”. Il Gruppo molisano, infatti, intende darsi un volto nuovo, alla luce delle molteplici operazioni di lancio di propri brand, di acquisizione di marchi e licenze che, effettuate negli ultimi anni, lo hanno trasformato in un protagonista assoluto del Made in Italy, in vero e proprio polo del lusso.

“La modifica”, dice Perna, “è opportuna al fine di conferire alla società una connotazione più coerente con l’attuale ruolo di Holding e del Gruppo, che opera non solo nel settore dell’abbigliamento ma anche in quello degli accessori e affini, con partecipazioni diversificate”.

IT holding

Tonino Perna

Gli obiettivi raggiunti

Espliciti gli obiettivi di crescita dichiarati alla comunità finanziaria per il triennio 2000-2002: “Crescita media annua del 30 per cento delle vendite dei brand di proprietà e un fatturato-obiettivo per il 2002 di oltre 500 milioni di euro”.

Ittierre non scompare. Resta come società che, all’interno del Gruppo, si occupa delle linee giovani di Versace, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré e Roberto Cavalli, oltre a quelle relative ai marchi di proprietà Exté, Romeo Gigli, e Husky.

Alla fine del 2000 il gruppo molisano mette a segno un altro grande colpo. Gianfranco Ferré, infatti, sceglie il Gruppo guidato da Tonino Perna come nuovo partner industriale e finanziario. Al termine dell’operazione, il Gruppo Perna ha il 90 per cento del capitale della Gianfranco Ferré, mentre lo stilista conserva una quota del 10 per cento, nonché la carica di Presidente, con totale autonomia creativa.

Gli obiettivi dichiarati da Ferré sono il potenziamento delle linee di abbigliamento e di accessori già esistenti, la nascita di altre e una linea di alta moda.

L’operazione crea un polo del lusso interamente italiano non soltanto in termini di controllo azionario, di stilismo e di produzione, ma soprattutto sotto il profilo culturale e dei valori di riferimento.

Il 2000 si chiude con un fatturato pari a 838 miliardi di lire (rispetto ai 717 miliardi di lire del 1999), e un margine operativo lordo di 84,5 miliardi di lire.

La storia del Gruppo, che ha sede a Pettoranello di Isernia nel Molise, comincia nel 1982, su iniziativa di Perna, come azienda concentrata sulle licenze e in grado di fornire un elevato servizio ai partner. Via via nel tempo, ha marchi propri come Exté, Gentry Portofino e le licenze produttive e distributive di marchi come Versus, Versace Jeans Couture, D&G, D&G Jeans, D&G Sport, Gianfranco Ferré Jeans e Sport.

Diventa leader mondiale (65 per cento del mercato) nel segmento dell’abbigliamento giovanile griffato.

Un anno di conquiste

Il ‘99 può considerarsi anno di conquiste. Ittierre acquisisce il Gruppo Mac Malo, leader mondiale nel settore del cachemire: operazione del valore di 100 miliardi di lire. Si garantisce l’esclusiva ventennale dei marchi facenti capo a Romeo Gigli, mentre il Gruppo Tonino Perna, che controlla l’85 per cento di Diners Club Italia, assorbe la casa editrice Franco Maria Ricci, fiore all’occhiello nella strategia di sviluppo ed iniziative qualificate, complementari e sinergiche del gruppo.

Entra anche nel business degli occhiali, acquisendo due aziende. Per 11,2 miliardi di lire rileva il 100 per cento di Allison S.p.A., che, contestualmente, compra, per 7,1 miliardi di lire, il 100 per cento di Optiproject Srl.

Un accordo quinquennale e in esclusiva mondiale con Roberto Cavalli, per la realizzazione e lo sviluppo di una nuova linea di abbigliamento dedicata al fashion di nuova generazione, rafforza il polo delle licenze, business storico del Gruppo che, sempre nel ’99, fa suoi per 16 anni i diritti di licenza del marchio inglese Husky.

IT holding e il nuovo assetto

Dopo queste acquisizioni, la holding si dà un nuovo assetto: due Divisioni per gestire separatamente licenze e marchi. L’arcipelago di aziende è raccordato da un potente sistema informatico: un solo magazzino computerizzato, una sola società per azioni a capitale unico.

Sono 1.000 i dipendenti diretti e 6000 quelli che lavorano in 80 unità produttive esterne.

Il fatturato del ’98 è di 651,5 miliardi (+7,2 per cento sul ’97) con un export pari al 68,3 per cento. Innovanti, anche per merito delle strategie di ottimizzazione messe a punto da gruppi interdisciplinari del Politecnico di Milano, sono l’assetto approvvigionamento-distribuzione; i collegamenti produttori reparti di produzione e logistica; lo stivaggio di milioni di pezzi in magazzino; il sistema di spedizione di 80 mila capi al giorno.

Una forte propensione alla ricerca

Ittierre ha la vocazione della ricerca. Dalla sua fucina escono tessuti esclusivi supertecnologici, esaltati da Exté, l’etichetta di casa che mescola passato e futuro nel presente. Sono ormai cult-fashion i giacchini trasparenti con l’interno in piuma d’oca saldati elettronicamente, che si gonfiano per aumentarne il calore; i bluson in fibra di carbonio; la maglieria lavorata con la gomma, la plastica con il jersey; il kevlar, tessuto che si taglia con il laser usato nelle missioni spaziali, unito alla viscosa; la fibra di vetro, il neoprene delle tute da sub, il vinile.

Tutto in un continuo trionfo delle contraddizioni, perché spesso questi materiali spalmati, lucidati, verniciati si sposano con i tessuti nobili, lino, cotone, lana, anche nella versione doc del cachemire.

Leggi anche:

Il-futurismo-nella-moda: la-sua-evoluzione-nella-enciclopedia-della-moda

Nuova-enciclopedia-della-moda-Elio-Fiorucci

Imta Desii Mode

Imta Desii Mode. Ha sede a Montemurlo di Prato. Nasce nel 1950 per produrre coperte e plaid: per 15 anni è un’azienda media, costituita da due soci.

Imta Desii Mode. Ha sede a Montemurlo di Prato. Nasce nel 1950 per produrre coperte e plaid: per 15 anni la sua storia è quella di un’azienda media e di due soci.

Attorno al ’65 entra un terzo socio, Renzo Desii, forte di esperienze manageriali nelle industrie pratesi. Il suo ingresso segna l’inizio di una rapida crescita delle dimensioni e delle tipologie prodotte.

Nell’ ’81 arriva il figlio Luca in sostituzione di un socio estraneo alla famiglia. È il momento di un razionale riassetto organizzativo e amministrativo. Le quote societarie sono divise tra Gualtiero Gualchierani, suo genero Renzo Desii, il nipote Luca.

Successivamente (lo è tutt’oggi) Luca Desii diventa il titolare con le sorelle Annalisa e Cristina. Negli anni, il diversificarsi delle tipologie e la crescita verso mercati sempre nuovi, hanno portato l’azienda verso una produzione globale di prodotti tessili per l’abbigliamento con particolare riguardo all’export di lusso.

Materia prima il cachemire.

Germania e Giappone sono i mercati più proficui per il lanificio. L’azienda è spesso iniziatrice di eventi benefici e sponsor di restauri di opere d’arte.

Imta Desii Mode

Leggi anche:

I-due-Kennedy-e-l’assasssinio-di-Marylin

Enciclopedia della moda: Cachemire

Infil

Infil: è un’ azienda di maglieria intima per uomo, donna e bambino. Viene fondata a Novara nel 1946 dalla famiglia Provera.

Infil. Azienda di maglieria intima per uomo, donna e bambino, fondata a Novara nel 1946 dalla famiglia Provera che dal 1920 lavorava imprenditorialmente nel settore. Ha prodotto nel ’97 circa 7 milioni di capi con una gamma di oltre 20 basi di tessuti, dai misti lana e double face ai più pregiati lana seta e lana cachemire, ai cotoni, al filo di Scozia, alla Microform-Lys, una microfibra che, brevettata dall’azienda, è più fine della seta e del cachemire ed è impiegata insieme alla lana. Dal ’90 al ’97, il fatturato è più che raddoppiato, attestandosi sui 44 miliardi di lire.

infil

Leggi anche:

Enciclopedia della moda: Cachemire

Saint-laurent-ss21: Vaccarello-torna-all’origine-di-tutto

Zignone

Lanificio Zignone, specializzato in tessuti pettinati di pura lana, di misti cachemire, di merino extrafino e lavabile a marchio Ecowash

Zignone. Lanificio specializzato in tessuti pettinati di pura lana, di misti cachemire, di merino extrafino e lavabile con il marchio Ecowash, in finissaggi su tipologie classiche e crêpe. È stato fondato nel 1968 a Strana (Biella). Negli ultimi anni, la produzione si è assestata sui 2 milioni di metri, il 78 per cento dei quali vengono esportati.

Leggi anche

In Puglia il primo cotone 100% Made in Italy

Howell, Margaret

Howell. Studia belle arti al Goldsmiths College di Londra dove si laurea nel 1970. Un anno dopo, comincia a vendere sciarpe a varie boutique.

Howell. Studia belle arti al Goldsmiths College di Londra dove si laurea nel 1970. Un anno dopo, comincia a vendere sciarpe a varie boutique e, nel ’72, aggiunge vestiti da donna e da uomo al campionario. Ha reinventato la camicia bianca degli uomini d’affari inglesi, rendendola più morbida. Il suo stile, inglese, sofisticato, per bene e tradizionale, è la quintessenza del preppie con poche variazioni sul tema: cardigan, gonne a pieghe, pullover in tessuti tradizionali come tweed e cachemire. Le sue collezioni sfilano dal 1995.
2001, autunno-inverno. La nuova collezione si avvale delle immagini del fotografo Bruce Weber, che aveva collaborato una prima volta con la Howell nel corso degli anni ’80.
2002, primavera. Apre il nuovo flagship londinese di Wigmore Street.

howell

Leggi anche:

Roberto Cappucci: compie 90 anni lo scultore della seta

Il compleanno di Gianni Versace: un mito che non tramonta mai

Fratelli Tallia di Delfino

Fratelli Tallia di Delfino è un’industria specializzata in tessuti di pura lana, cachemire, alpaca, mohair e seta per abiti, giacche e cappotti. L’ha…

Fratelli Tallia di Delfino. Industria specializzata in tessuti di pura lana, cachemire, alpaca, mohair e seta per abiti, giacche e cappotti. L’azienda, fondata nel 1903 a Strona (Biella) Delfino Tallia, nasce per produrre drapperia, stoffe per le sartorie più raffinate.

Tuttavia, attorno al ’33, l’azienda ha rivisto la sua originaria filosofia, orientandosi verso il mercato della confezione in serie che attualmente assorbe il 75% della produzione. Il 70%  degli 860 mila metri di tessuto annuo viene esportato.

Leggi anche:

Fayolle

MISSONI

Agritessuti: dall’italia l’evoluzione green

Extè

Extè. Marchio della Itierre di Isernia (dal latino ex tempore), creato “per sperimentare tendenze, tessuti e atmosfere”. Prima sfilata nel 1996.

Extè. Marchio della Itierre di Isernia (dal latino ex tempore), creato “per sperimentare tendenze, tessuti e atmosfere”. Già la prima sfilata, organizzata dal gruppo guidato da Giancarlo Perna, nel gennaio del 1996, si svolge in un clima alla Blade Runner, nell’area ex-industriale del gasometro della Bovisa, alla periferia di Milano: maglia abbinata alla gomma, lycra e placche di metallo, fibre di carbonio, spalmature, finissaggi imprevedibili, trasparenze inaspettate. Nelle sfilate successive questa ricerca tecnologica si affina utilizzando filati nobili come il cachemire contaminati da un sottile filo d’acciaio che “però si adegua perfettamente per restituire morbidezza e dolcezza”. Nella primavera del ’99, ha proposto abiti in filo tecnico di acciaio e rame, contro lo stress, e i capi sparkling che si illuminano con le luci stroboscopiche delle discoteche. Il marchio Extè non si limita alla moda ma allarga i suoi interessi alla casa e agli accessori. Anche per questi settori è presente in alcune fra le principali città europee, americane e asiatiche. In Italia sono 3 le boutique monomarca: a Milano, a Roma e a Capri.

Extè: gli anni 2000

2001. Antonio Berardi, già responsabile della collezione femminile, è stato nominato design director anche di Extè Uomo.
2001. Francesco Lampronti è il nuovo direttore generale della griffe. Laureato in economia e commercio, ha precedentemente ricoperto importanti incarichi alla Calvin Klein ed Emanuel Ungaro. Vincenzo Scognamiglio è il nuovo Brand Manager.

2002. Extè promuove la filosofia Well Tech, ospitando all’interno del suo show room una mostra di prodotti innovativi che coniugano alta tecnologia e design. I prodotti traducono il bisogno di un equilibrio tra stile, armonia, benessere e tecnologia.

2009. Ad Antonio Berardi sono subentrati Sergio Ciucci e Alessandro De Benedetti. Oggi Extè si avvale di un team di giovani designer internazionali.

Potrebbe interessarti anche

La biografia di Calvin Klein

Ungaro: la voce del dizionario della moda