Trench coat

Trench Coat. Conosciuto soprattutto nella sua versione verbalmente accorciata. Il più celebrato nel mondo è quello di Burberry

Trench Coat. Conosciuto soprattutto nella sua versione verbalmente accorciata, il trench: soprabito impermeabile con allacciatura doppiopetto, maniche a raglan e cintura. Ancora una volta, un capo di sinistra memoria creato per riparare dal freddo e dalla pioggia i soldati durante la seconda guerra mondiale e poi reinterpretato da Burberry. Diventato oggetto di culto dopo aver protetto dalle intemperie e dai pugni di gangster e affini le forti spalle degli investigatori interpretati da Humphrey Bogart.

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Nordstrom

Nordstrom. Catena americana di grandi magazzini di abbigliamento casual. Il primo negozio, specializzato in calzature, venne aperto a Seattle nel 1901.

Nordstrom. Catena americana di grandi magazzini di abbigliamento casual. Il primo negozio, specializzato in calzature, venne aperto a Seattle nel 1901 da un giovane e squattrinato immigrato svedese di nome John W. Nordstrom.

Nordstrom
Il nipote di John W. Nordstrom, Bruce 

Negli anni ’60, la compagnia, che già primeggiava nel mercato delle scarpe, decise di estendere il proprio prodotto agli abiti per donna, uomo e bambino. Oggi si contano 143 punti vendita in 27 Stati americani, e 23 sedi internazionali, concentrate soprattutto in Europa. 2009. Oggi i magazzini Nordstrom si sono arricchiti di un’offerta che comprende anche i grandi brand dei migliori designer internazionali, fra cui Armani, Burberry, Calvin Klein.

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GUCCI

Menichetti, Roberto

Menichetti Roberto (1966). Stilista italiano. Nasce in America, a Buffalo, ma cresce a Gubbio dove vive e lavora nell’azienda di famiglia.

Menichetti Roberto (1966). Stilista italiano. Nasce in America, a Buffalo, ma cresce a Gubbio dove vive e lavora nell’azienda di famiglia che produce i capi più esclusivi delle linee di Jil Sander e di Helmut Lang. Assunto nel ’90 come assistente di Claude Montana, dopo tre anni viene chiamato da Jil Sander.

La stilista tedesca lo nomina direttore creativo delle linee donna e capo progetto della linea uomo. Nel ’98, il giovane designer umbro si vede affidare da Burberry‘s il compito di rilanciare il marchio, sviluppando lo stile globale dell’azienda inglese oggi controllata da Great Universal Stores (Gus), catena della grande distribuzione anglosassone che nel ’98 ha fatturato 3363 miliardi di sterline pari a circa 10 mila miliardi di lire.

Le collezioni di Menichetti

La prima mossa è stata Burberry’s Prorsum: una collezione di tendenza prodotta a Gubbio e presentata, con successo, nel luglio del ’99 a Firenze durante la 52esima edizione di Pitti Immagine Uomo. (Daniela Fedi)

2001. Lascia la guida artistica di Burberry’s Prorsum nelle mani dell’inglese Cristopher Bailey.

menichetti

2002. Arriva sulle passerelle la prima collezione di Menichetti per Cerruti. Nino Cerruti, pur avendo ormai ceduto il 100 per cento della casa alla Fin.part, si esprime positivamente nei confronti del giovane creativo. Ma a marzo, dopo una sola stagione, il rapporto si chiude. Sarà l’azienda di famiglia a produrre la prima collezione personale di Menichetti. La sua moda maschile sarà presentata a Milano Moda Uomo nel gennaio 2004, un mese dopo toccherà alla linea femminile. La produzione sarà completata da una serie di accessori.

Dopo aver lasciato la maison Celine per la quale era stato nominato direttore artistico, nel marzo 2009 durante la Settimana della Moda di Milano presenta la collezione donna di Cruciani. Il brand di knitwear d’alta gamma ha infatti presentato i capi della linea womenswear disegnati da Menichetti, al quale è già stato affidato il restyling delle linee uomo e accessori.

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See-now-buy-now

Nel 2016 arriva una rivoluzione nella moda, con l’introduzione della formula see-now-buy-now che permette di acquistare un capo in simultanea con lo show.

See-now-buy-now. Formula presentazione di una sfilata che permette di acquistare i capi presentati in passerella, subito dopo lo show. Il successo del format, nato attorno al 2016, è sicuramente da attribuire alle vendite online. Con un clic, infatti, si può visionare il capo in passerella e acquistarlo simultaneamente sull’e-commerce della griffe.

L’affermazione del see-now-buy-now è frutto anche di una curata attività di promozione sui social. Ad esempio, la collezione TommyXGigi (nata dalla collaborazione tra Tommy HilfigerGigi Hadid), pubblicizzata ampiamente sui canali social del marchio americano, ha registrato sold-out subito dopo lo spettacolo. Ad usufruire del format, visto la notorietà raggiunta, anche Burberry, Moschino, Michael Kors, tra gli altri. 

 

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Tisci, Riccardo

Riccardo Tisci, stilista di origini tarantine, è tra i più richiesti dalla moda internazionale. Dopo Givenchy approda in Burberry.

Tisci Riccardo (1974). Stilista italiano. Nasce a Como da una famiglia di origini pugliesi. Si diploma all’Istituto d’Arte di Cantù e inizia a lavorare disegnando tessuti per stilisti affermati. Si trasferisce a Londra e collabora con la maison di Antonio Berardi, prima di entrare alla Central St. Martin School. Alla fine del corso, la sua collezione di laurea viene acquistata da un’azienda di Tokyo e sancisce l’ingresso di Riccardo nel mondo della moda come stilista autonomo.

Look collezione Givenchy Haute Couture SS 11, firmato Tisci

Le sue creazioni sono pubblicate su prestigiose testate internazionali, e apprezzate da star dello spettacolo. Nel 2003, è responsabile della direzione artistica/creativa di Puma Rudolf Dasseler Schufabrik e Coccapani. Nel 2005 diventa direttore creativo della linea haute couture donna Givenchy, portando il suo tocco gotico-dark e ridando lustro alla maison francese, con richiami anche minimal, o glam, con un eclettismo che ridà al brand una personalità contemporanea, ma anche romantica. Dopo gli apprezzamenti di critici come Suzy Menkes o Cathy Horn, la sua attività nella maison decolla, e nel 2008 Tisci diventa direttore creativo anche della linea uomo, portando anche qui una rivoluzione nel guardaroba maschile, che diventa più languido e sensuale.

Sull’onda del successo, Riccardo viene chiamato da Madonna per disegnarle i costumi di scena che indosserà durante il suo Sticky and Sweet Tour.

Dopo 12 anni alla direzione creativa arriva il divorzio tra Givenchy e Riccardo. Un fulmine si abbatte tra gli addetti ai lavori che ne avevano tessuto le lodi dello stilista tarantino, capace di salvare la griffe francese dalla bancarotta. In una delle sue diverse interviste, dichiara, infatti, “Per fare le fotocopie dovevo attraversare la strada e andare in cartoleria, perché da Givenchy non c’era una fotocopiatrice che funzionasse: non c’erano i soldi”. Riccardo lascia perché “ammalatosi di lavoro” e per disintossicarsi chiede a se stesso un anno sabbatico.

Riccardo Tisci in Burberry

Burberry secondo Riccardo Tisci

Nelle settimane che seguono l’addio alla griffe il suo nome è stato associato a Versace, visto lo stretto legame con Donatella. Sotto ogni aspettativa, però, nel 2018 lo stilista approda in Burberry, succedendo a Christopher Bailey.

La mia definizione di bellezza? È qualcosa tra l’estremamente brutto e l’estremamente fantastico”.

Inizia a proporre le sfilate co-ed nel quale si concentrano moda donna e uomo. I codici estetici della casa di moda inglese vengono rivalutati e rinfrescati dall’introduzione di dettagli streetwear. Orbitano, così, moda âgé, tradizionale, con elementi moderni così da accontentare le svariate richieste dei clienti. Nell’agosto del 2019, Burberry svela il nuovo logo disegnato dallo stilista pugliese. L’icona del marchio rende omaggio a Thomas Burberry, fondatore della griffe, con le sue iniziali che s’intrecciano.

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Coleman, Nick

Coleman. Si forma alla Saint Martin’s School of Art e lavorando da Burberry. A 24 anni si lancia, presentando una propria griffe di moda.

Coleman, Nick (1961). Si forma alla Saint Martin’s School of Art e lavorando da Burberry. A 24 anni si lancia, presentando una propria griffe di moda pronta che fa tesoro della tradizione, ma con un tocco di modernità tipicamente britannico. Nel 1987, lo stilista firma la linea unisex Cocon, ampiamente diffusa nel Far East e negli Usa. La prima collezione maschile è dell’89. Ha una propria, esclusiva ribalta commerciale in Neal Street a Londra. Dal ’92 ha anche una seconda linea, Shield.

Bailey, Christopher

Bailey ha messo mano alla ristrutturazione del brand Burberry. Inglese di orgini, qui poi leggere tutta la sua storia e il suo background.

Ultima collezione Bailey per Burberry

Bailey Christopher. Designer di moda, classe 1971. Proprio come un chirurgo plastico, lo stilista inglese compie un autentico lifting allo storico marchio Burberry.

Rispetta le tradizioni di famiglia, pur attualizzandole con piglio fresco, in alcuni casi grintoso, anche provocatorio, che esce dal contesto borghese. Soprattutto per quanto riguarda Burberry Prorsum, la linea di punta: i riquadri e le righe di casa non si discutono, ma spesso si accendono di lurex per dare alla nuova consumatrice una piccola impronta da rock star. Oppure si accompagnano ad accessori non ortodossi, ma di sicuro impatto.

I trascorsi di Bailey

Vanta trascorsi di lavoro da Donna Karan (’94-’96) e Gucci, a fianco di Tom Ford (’96-2001), dopo essersi diplomato al Royal College of Art di Londra. Da buon inglese, però, si trova più a suo agio ora che disegna per una casa britannica. Lo stimola spezzare la tradizione con abbinamenti irriverenti, con uno sguardo agli anni ’70, filone di riferimento preferito: così, sotto un irreprensibile giacca dalle impeccabili rifiniture sartoriali, infila una T-shirt da mercatino o una camicia vintage. Ragazzo educato, discreto, forse anche schivo: le sue sfilate fresche, giovani, piene di ritmo, di stagione in stagione riscuotono consenso di pubblico e critica. Piacerebbero a Thomas Burberry, che a metà dell’800 lanciò col suo nome il famoso impermeabile.

Nel 2018 il designer inglese lascia la direzione creativa di Burberry, affidata successivamente a Riccardo Tisci. La motivazione è sotto gli occhi di tutti: la griffe, sotto il suo dominio artistico perde il suo appeal, chiudendo con perdite annuali non previste.

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BURBERRY

Luxury brand londinese, famoso nel mondo della moda per i suoi impermeabili, trench e capispalla, ma anche per i numerosi accessori, profumi, occhiali da sole e cosmetici.

Indice:

  1. Le origini: Thomas Burberry
  2. L’iconico impermeabile di Burberry
  3. La gabardine di Burberry
  4. Il trench
  5. Il Royal Warrant 
  6. Il nuovo millennio
  7. Christopher Bailey
  8. Il rilancio di “Thomas Burberry”
  9. Nuovo CEO: Angela Ahrendts
  10. Burberry Prorsum
  11. Bailey: da Art director a CEO
  12. Gli ultimi anni
  13. L’impegno sociale

LE ORIGINI: THOMAS BURBERRY

Thomas Burberry, classe 1835, inizia la sua carriera come apprendista, al fianco di un commerciante di tessuti. Nel 1856, a soli 21 anni, fonda Burberry, con l’apertura della T. B. & Sons, il suo primo negozio di stoffe a Basingstoke, nell’Hamptonshire. Si concentra principalmente sull’abbigliamento outdoor, con l’idea di progettare capi d’abbigliamento adatti a proteggere dalle condizioni climatiche inglesi.

L’ICONICO IMPERMEABILE DI BURBERRY

Come per il giaccone Barbour, anche Burberry rappresenta uno di quei casi di identificazione assoluta di un brand con un prodotto. Infatti oggi, nell’immaginario collettivo, si associa Burberry all’impermeabile-soprabito color beige con la fodera in tartan nera e rossa, con o senza cintura in vita.

Burberry
Thomas Burberry

LA GABARDINE DI BURBERRY

Burberry
Tessuto Gabardine

Assieme al proprietario di una fabbrica di cotone, Thomas Burberry inventa il tessuto gabardine, reso traspirante e impermeabile una prima volta allo stato di filato, e una seconda volta già tessuto a trama fitta. La stoffa verrà brevettata nel 1888.

Il soprabito-impermeabile dalla linea ampia, in stoffa di cotone gabardine, rivoluziona il mondo degli impermeabili, fino a quel momento capi d’abbigliamento molto scomodi e rigidi da indossare. Nel 1891 l’azienda si trasferisce per la prima volta a Londra, al numero 30 di Haymarket.

A confermare la validità del nuovo tessuto e del capo d’abbigliamento, l’esploratore norvegese, il dottor Fridtjof Nansen – zoologo e vincitore del Premio Nobel per la pace – indossa la Gabardine Burberry proprio in una delle sue missioni nel Circolo Polare Artico.

IL TRENCH

Nel 1901 il Ministero della Guerra commissiona a Thomas Burberry un modello di Trench adatto agli impieghi militari: sarà la sua fortuna. La nuova uniforme dà una nuova fisionomia al modello. In quello stesso anno l’azienda indice un concorso pubblico per il nuovo logo: da qui nasce il marchio del cavaliere a cavallo, ispirato alle armature dei soldati del XIII e XIV secolo.

Anche il trench-coat Burberry, allo scoppio della prima guerra mondiale, diventa il trench dei British Royal Flying Corps. Il cappotto Tielocken viene brevettato nel 1912.

Burberry Un Ufficiale Britannico indossa il trench Burberry
Un Ufficiale Britannico indossa il trench Burberry

LA STRUTTURA

Il capo aveva spalline, una cintura in vita fornita di anelli per appenderci quel che poteva essere necessario in trincea, cinghie e cinghiette per farne una sorta di scafandro contro l’acqua e il freddo, raddoppi di tessuto nelle parti più esposte alla pioggia e innumerevoli tasche.

GLI ESPLORATORI

Nel primo decennio del 1900 Burberry veste ormai diversi esploratori polari: nel 1911 Roald Amundsen, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud, indossa un cappotto Burberry così come Sir Ernest Shackleton, famoso esploratore, indosserà il Burberry gabardine per tre spedizioni all’inizio del XX secolo.

Nel frattempo, nel 1913 a Londra apre una nuova sede dell’azienda e il Tartan, un particolare motivo a quadri tipico delle fodere interne di questi innovativi cappotti inglesi, diventa marchio registrato.

Pubblicità Burberry
Pubblicità Burberry

UNA CLIENTELA BORGHESE

A partire dal 1920, dopo aver affrontato quella terribile Grande Guerra, Burberry si propone ad una clientela di classe media, borghese, e riscuote subito un gran successo; un successo che continua sino ad oggi, senza cedimenti, nonostante le decine e decine di imitazioni.

L’AVIAZIONE

Burberry
Clouston e Betty Kirby.

Nel 1937 Burberry disegna i capi per A.E. Clouston e Betty Kirby-Green, che definiscono il nuovo record mondiale per il volo più veloce da Londra a Città del Capo. Il volo avviene su “The Burberry”, aereo sponsorizzato dal brand.

IL ROYAL WARRANT

Nel 1955 la famiglia decide di vendere la società alla Great Universal Store: fino a quel momento era rimasta un’azienda a conduzione familiare, ma l’acquisizione da parte della nuova società fa decadere il brand.

A quel tempo Burberry è così parte integrante della cultura britannica, che la Regina Elisabetta II e il Principe del Galles conferiscono all’azienda il Royal Warrant of Appointment, una onorificenza assegnata ad un negozio o un’azienda per accertare che l’attività in questione abbia svolto o tuttora svolga servizi per la Corona inglese.

Burberry
Motivo Burberry

IL NUOVO MILLENNIO

Alla fine degli anni ’90, la casa di moda assume Roberto Menichetti, designer che vara una linea estremamente innovativa rispetto alla consolidata tradizione dell’azienda. Solo nei primi anni del 2000 però l’azienda, grazie al lavoro di Rosie Marie Bravo, torna a risalire la china. La manager americana infatti porta il volto della top model Kate Moss nelle campagne pubblicitarie del brand, donando così nuova linfa vitale all’azienda e alle vendite.

BOND STREET

Esattamente nel 2000, il brand apre la prima boutique in Bond Street. Burberry lancia sul mercato prodotti nuovi rispetto alla più classica proposta del marchio inglese e il mercato risponde positivamente. In America, le vendite raddoppiano: da 470 milioni a 1 miliardo di dollari. Rosie Marie Bravo viene consacrata all’immortalità.

Nel settembre dello stesso anno, Burberry presenta a Londra la collezione primavera/estate 2001 disegnata da Menichetti.

Nel laboratorio di Gubbio, dove lavora anche Ivonne, madre del designer italo-americano, i prodotti sono realizzati artigianalmente, in seta e cotone, cuciti con fili di carbonio.

CHRISTOPHER BAILEY

Nel maggio 2001, Menichetti lascia la guida artistica di Burberry e la sua posizione viene assegnata a Christopher Bailey, un giovane designer che diventa responsabile dell’immagine del marchio, delle campagne pubblicitarie, del design dei negozi e, ovviamente, della direzione artistica di tutte le sfilate.

Burberry Christopher Bailey
Christopher Bailey

A marzo del 2002, la società acquisisce una propria rete di distribuzione nel mercato coreano. A giugno, annuncia che il 2001 si è concluso con un aumento del 220% dell’utile operativo, pari a 69 milioni. A fine 2002 aprono negozi a San José, in California e il secondo a New York, dopo il restyling dei sei piani della prima boutique.

BURBERRY IN BORSA

Nel mese di luglio, il gruppo britannico Great Universal Stores (GUS), che tra i vari marchi controlla anche Burberry, decide di far quotare l’azienda in Borsa. Il prezzo delle azioni viene fissato a 230 pence (3,6 euro). Con la vendita di 22,75 milioni di azioni (il 25% della società), la quotazione del brand raggiunge i 1.150 milioni di sterline.

A fine 2002, vengono inaugurati il secondo negozio monomarca a Knightbridge e una nuova boutique a Barcellona. L’anno si conclude con un aumento delle entrate del 19%.

Negozio Burberry, Knightsbridge, Londra
Negozio Burberry, Knightsbridge, Londra

IL RILANCIO DI “THOMAS BURBERRY”

Per l’autunno-inverno 2003-2004, il brand rilancia il marchio Thomas Burberry, dedicato al tempo libero e allo sport. Questa linea a prezzi contenuti ha come target i ragazzi tra i 18 e i 25 anni e si ispira alle tute da rugby e alla storia del denim. Nel giugno 2003, durante la cerimonia annuale organizzata dal Council of Fashion Designers of America (CFDA), Rose Marie Bravo di Burberry viene insignita del premio Eleanor Lambert.

NUOVO CEO: ANGELA AHRENDTS

Nel 2006, Rose Marie Bravo, amministratore delegato che ha portato la società al successo internazionale, si ritira dall’incarico. Viene sostituita da Angela Ahrendts, che proviene da Liz Claiborne, la quale diventa il nuovo CEO il primo luglio 2006. Un anno dopo, nel 2007, il brand inizia a vendere anche online.

TRADIZIONE E MODERNITÀ

Gli elementi caratteristici di Burberry rimangono nel tempo: il tweed inglese e i trench vengono infatti riproposti in modi diversi ogni anno. La ventata di novità portata dall’arrivo di Bailey come nuovo direttore creativo si concretizza nella creazione di una seconda linea: Burberry Prorsum.

BURBERRY PRORSUM

La collezione prende spunto dai trend e si rivolge a un pubblico più giovane. La tradizione e gli elementi irrinunciabili del brand – i tweed, i trench rivisitati col loro proverbiale pattern, la palette di colori – si mescolano a un’esigenza di modernizzazione e di conquista di nuove categorie di consumatori.

Lo stesso nome del marchio, Prorsum, è il motto latino di incoraggiamento – Avanti! – che il cavaliere del logo Burberry porta scritto sul vessillo. La scelta del naming vuole comunicare uno sguardo al futuro, ma senza rinunciare alla tradizione (e al core business) che ha fatto la fortuna del brand.

UNA VENTATA DI GLAMOUR

Christopher Bailey infatti non solo rivisita forme e volumi, colori e materiali, ma porta al marchio quella ventata di glamour irrinunciabile per la visibilità. Oltre al coinvolgimento di star del cinema, della musica e della moda, anche le campagne pubblicitarie si fanno moderne e competitive.

Nel 2008 nasce Burberry Foundation, un ente benefico indipendente.

NUOVE PROPOSTE

In questi anni, sotto la guida brillante di Bailey, il brand si lancia in settori del mercato inesplorati, dai profumi per donna e uomo agli accessori di ogni tipo. Inoltre Burberry propone una linea di denim per donna e uomo nella collezione primavera/estate 2009 – la cui sfilata si è trasferita da Milano a Londra – e annuncia di voler realizzare una linea di intimo.

La ritrovata vivacità porta il brand anche ad un ampliamento delle sue catene di boutique nel mondo, al restyling dei negozi e ad una nuova attenzione per i linguaggi della promozione, come la vendita online dei suoi prodotti.

BAILEY: DA ART DIRECTOR A CEO

Nel novembre 2009, Christopher Bailey viene messo a capo del dipartimento creativo. Negli anni seguenti, Ahrendts e Bailey trasformano con successo l’azienda, rimuovendo l’iconico motivo tartan del brand da quasi il 10% dei nuovi prodotti.

Nel 2010 Burberry è il primo brand a proporre il Live Streaming delle sfilate e ad aderire alla Ethical Trading Initiative, un’associazione di organizzazioni, marchi, distributori e sindacati che si impegna per migliorare le condizioni lavorative nel mondo.

Burberry
Collezione primavera/estate 2009.

AUMENTANO LE PROPOSTE

Il commercio di vendita al dettaglio diventa il canale distributivo principale; infatti nel 2011 il brand si allontana dalla grande distribuzione e dalle licenze per allinearsi ai luxury brand e alla vendita nelle boutique.

Inoltre, la maison inglese lancia per la prima volta il Tweet walk, condividendo in esclusiva sul social, prima ancora che arrivi in passerella, ogni look donna primavera/estate 2012.

Angela Ahrendts lascia Burberry nell’aprile 2014 a favore di Apple Inc. e Christopher Bailey diventa il nuovo CEO, pur rimanendo anche direttore creativo della maison. In questo anno il brand arriva a controllare ben 500 boutique in tutto il mondo.

GLI ULTIMI ANNI

Burberry rivoluziona il mondo della moda con la prima sfilata See Now Buy Now per la collezione autunno/inverno 2017. Questa idea geniale, permette ai fan di acquistare a fine show le creazioni appena mostrate in passerella.

Burberry
Collezione autunno/inverno 2017.

Nel 2017 il brand annuncia la fondazione del Burberry Material Futures Research Group, nato dalla collaborazione con il Royal College of Art (RCA) con il precipuo scopo di avviare studi e ricerche per inventare nuovi materiali eco sostenibili, nuove proposte di acquisto e innovazioni a favore dell’intera comunità.

Nel 2018 Riccardo Tisci, il nuovo direttore creativo di Burberry, debutta con la collezione primavera/estate 2019.

Marco Gobbetti: nuovo CEO

In questo stesso anno Burberry comunica una nuova partnership con Coty per crescere e sviluppare le linee beauty. A luglio, l’ex capo di Céline, Marco Gobbetti, diventa il nuovo CEO, a sostituzione di Bailey, il quale rimane, però, direttore creativo.

L’IMPEGNO NEL SOCIALE

In tema di sostenibilità e responsabilità sociale, Burberry non lesina il suo impegno: a sostegno della diversità e dell’inclusione, il marchio colora i capi della collezione di febbraio 2018 con il Rainbow vintage check, rivisitando il classico motivo tartan con i colori dell’arcobaleno. Inoltre elargisce donazioni a tre organizzazioni impegnate nel sostegno delle comunità LGBTQ+ di tutto il mondo: l’Albert Kennedy Trust, il Trevor Project e ILGA.

Si impegna poi a portare risultati concreti e soluzioni ad alcuni dei grandi problemi dell’industria della moda, diventando membro attivo dell’iniziativa Make Fashion Circular della Ellen Macarthur Foundation, che punta ad un sistema di economia circolare.

MODA PLASTIC FREE

Secondo il report della New Plastics Economy Global Commitment, uno degli obiettivi che l’azienda si pone per il 2025 è l’eliminazione totale della plastica, a partire dal packaging che dovrà essere totalmente riciclabile. Inoltre, aderendo ad un’economia circolare, si assume l’impegno di interrompere definitivamente la distruzione dei capi invenduti, rimasti in magazzino.

NUOVE PROSPETTIVE

In questo anno il brand è cresciuto considerevolmente: le vendite in Cina e le azioni hanno un peso notevole nel bilancio generale. I ricavi sono stabili a quota 2,72 miliardi di sterline, in linea con i ricavi del 2017 e l’utile è in crescita.

Gobbetti, secondo quando dichiarato per il Financial Times, vorrebbe portare il brand inglese ad un piano di mercato più alto, puntando sulle boutique di lusso in analogia a brand come Dior e Gucci. E indirizza le nuove campagne pubblicitarie ad un pubblico più giovane e dinamico.

Questa nuova politica decide quindi di ridurre il numero di store a marchio Burberry: in breve tempo verrà chiuso 1 negozio su 10 per un totale di 38 in tutto il mondo, focalizzandosi sui flagship store di lusso.

Il nuovo direttore creativo del marchio, Riccardo Tisci, che ha sostituito Bailey nel gennaio 2018, rinnova l’immagine del brand, dando vita ad un nuovo logo e un nuovo monogramma, in collaborazione con il celebre grafico Peter Saville.

Recentemente

Burberry ha emesso un Green Bond da 300 milioni di sterline per sostenere le iniziative ecosostenibili dell’azienda. Inoltre ha anche iniziato una collaborazione con l’azienda statunitense Ibm per lo sviluppo di un sistema di tracciabilità dei prodotti e del loro ciclo di vita, chiamato Voyage.

Burberry continua a investire sul digitale. Si affida alla programmazione gaming per un sistema di progettazione di capi 3D, realizzato in collaborazione con l’azienza multimediale Koffeecup.

Olimpias

OLIMPIAS
OLIMPIAS_Sousse_tinto-capo-finissage

Olimpias azienda manifatturiera tessile con sede a Grumolo delle Abbadesse presso Vicenza. Costituita negli anni Ottanta, raggruppa diverse aziende produttive e complementari (Goriziana, Galli Filati, Filma, Piobesi, Tessuti Pordenone, Lanificio Follina e Texcontrol) in modo tale da curare l’intero processo della filiera, dalla fibra fino al preconfezionamento del tessuto.

olimpias
Olimpias Group

Questa holding è collegata al gruppo Benetton ma è completamente autonoma (ha creato progetti di abbigliamento anche per Calvin Klein, Burberry, Replay) e raggiunge un fatturato di circa 270 milioni di euro all’anno (2005), producendo 40 milioni di metri di tessuto e 10 milioni di chili di filati. Olimpias è un’azienda fortemente improntata alla sperimentazione, come testimoniano le recenti proposte come ad esempio quella di Texcontrol, denominata “Color fusion”: un progetto che rivede antiche tecniche tintoriali riattualizzate, per tingere e lavorare al laser fibre naturali, che in questo modo vengono reinventate e ridisegnate. Dal 2003 Olimpias intensifica la sua presenza a fiere e manifestazioni di settore, tra cui Moda In Milano, Pitti Immagine Filati e Mod Amont. Nel 2004 invece esordisce a Première Vision presentando le collezioni Primavera/Estate del Lanificio Follin, Tessuti Pordenone e Piobesi. Nel 2008 Olimpias collabora con il gruppo Coop per il rilancio dell’area abbigliamento negli ipermercati, con la collezione Joyful, e nel 2009 presenta una collezione di T-shirt in Milkofil, un innovativo filato biologico ricavato dal latte, che ha delle proprietà benefiche per il corpo, in particolare per la pelle.

Acid Jazz

Acid Jazz: movimento e moda spontanea. Nel settembre 1988, passata quella che per molti rimane la seconda “Summer of love”, dopo la prima, classica del…

Acid Jazz: movimento e moda spontanea. Nel settembre 1988, passata quella che per molti rimane la seconda “Summer of love”, dopo la prima, classica del ’67, Acid è il termine più in voga. Come punk, zazou, swing, hip hop, designa precisamente tutto e niente al tempo stesso. Queste parole sono la casella vuota che serve al gioco come nella dama cinese. Nel caso specifico, la definizione Acid Jazz fa funzionare il recupero di molto materiale delle ere passate che, altrimenti, sarebbe rimasto a disposizione dei soli appassionati. Così per dee-jay come Gilles Peterson ed Edward Piller, alla ricerca di valide alternative per orecchie abusate dalla monotonia dell’Acid House, è l’occasione per far ballare mixando Gil Scott-Heron, Aaron Neville, introvabili e rari dischi di oscuri vocalist jazz, Betty Carter ed Etta Jones e molto altro sotto una nuova etichetta.

Codici di abbigliamento di Acid Jazz

Anche i codici di abbigliamento presentano sempre freschezza e nitore. Le scarpe possono essere indifferentemente da ginnastica o mocassini in finto coccodrillo; le polo, quelle traforate di Duffer of St George o prese dal surfwear tipo Stussy e Quicksilver; gli impermeabili Burberry o gli scamosciati comprati di seconda mano: ma il tutto sempre miscelato con estremo gusto e nel rispetto delle tradizioni del passato. In questo senso, un autentico stile post-moderno.