Magrini, Gitte

Magrini Gitte. Costumista italiana. Nasce a Milano. Alcune sue idee sono diventate icone cinematografiche. Ha disegnato costumi per Bertolucci.

Magrini Gitte. Costumista italiana. Nasce a Milano e muore a Roma nel 1976. Alcune sue idee, come il cappotto di cammello di Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, sono diventate icone cinematografiche. Magrini è stato l’assistente costumista nell’Eclisse. Debuttò in proprio con Deserto rosso e collaborò ad altri film di Antonioni. Ha disegnato costumi per Bertolucci (Il conformista) e per Truffaut (Le due inglesi).

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Mammini

Mammini è una sartoria italiana specializzata in abbigliamento per equitazione. È a Roma, in via del Corso. La sua storia comincia alla metà dell’ 800.

Mammini è una sartoria italiana specializzata in abbigliamento per equitazione. È a Roma, in via del Corso. La sua storia comincia alla metà dell’800 a Pisa con Attilio Mammini, già noto per essere stato il sarto di Giuseppe Mazzini. A quei tempi, l’attività dell’atelier non era ancora mirata al guardaroba per cavalcare. La svolta si ebbe tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, quando si cominciò a montare in modo diverso e vennero accorciate le staffe. La gamba era più piegata in sella e, quindi, il pantalone dovette diventare a sbuffo. Pericle Mammini, il figlio di Attilio, decise di modellare i calzoni dei cavalieri per facilitarne l’assetto. Nel ’29, la famiglia, su consiglio del principe Odescalchi, decise di aprire anche a Roma.

La prima sede si trovava a poca distanza da piazza Santi Apostoli. Fino agli anni ’40, la sartoria fu in grande auge fra gli ufficiali di cavalleria. Era fornitrice di Casa Savoia. La notorietà di Mammini si basava sulla sapienza sartoriale e sulla scelta dei tessuti pregiati. Per confezionare i pantaloni a sbuffo venivano scelte (avviene tutt’oggi, nonostante l’attività sia molto ridotta) covercoat e cavalry twill, per l’estate si lavorava con il cotone e il fustagno scamosciato. Gary Cooper, di passaggio a Roma, si fece confezionare pantaloni di pelle francese e parecchie giacche. Anche Marlon Brando ed Elizabeth Taylor erano clienti affezionati così come l’imperatrice iraniana Soraya che ordinava completi da amazzone. La sartoria ha servito campioni e gentleman rider, come i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo e Graziano Mancinelli. È ancora oggi tra le pochissime in grado di fare su misura giacche da concorso ippico e da caccia alla volpe.

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Beaton, Cecil

Beaton, Cecil Walter Hardy (1904-1980). Fotografo inglese. A lui si deve il ritratto dell’alta società internazionale, per oltre mezzo secolo…

Beaton, Cecil Walter Hardy (1904-1980). Fotografo inglese. A lui si deve il ritratto dell’alta società internazionale, per oltre mezzo secolo. Cominciò infatti a fotografare quando era alla High School Harrow di Londra e poi al St John’s College di Cambridge.

Dal manierismo ancora quasi vittoriano dei primi ritratti – Daphne du Maurier, per esempio – si arriva alle pose “arrabbiate” del pittore Graham Sutherland e del poeta Auden.

beaton
Daphne du Maurier by Cecil Beaton

Grande snob, era attratto dai personaggi famosi i cui ritratti “costruiva” con cura. In Inghilterra, fu per decenni il fotografo di corte, contribuendo a creare l’immagine di Mary, la regina madre, e di Elisabetta II.

Divi e Greta Garbo

Intanto, nel ’30, già famoso per i servizi di moda su Vogue, aveva scoperto Hollywood: infinita è la serie dei divi che si misero in posa davanti al suo obiettivo per Vanity Fair. Tra questi, Buster Keaton, Gary Cooper, Lillian Gish, Vivien Leigh, Norma Shearer, Johnny Weissmuller, Marlene Dietrich, Marlon Brando – giovanissimo nel ’47 -, Audrey Hepburn, Sinatra e il suo clan, Marilyn Monroe e soprattutto Greta Garbo. Lui stesso, nelle sue memorie, scrive che la diva era stata la sua unica passione femminile: dopo averla idoleggiata e inseguita per anni, riuscì infine a ritrovarla a New York soltanto nel ’46: se ne innamorò al punto di chiederle, invano, di sposarlo.

beaton
Cecil Beaton e Greta Garbo

Beaton alle armi

Nel ’40 l’uomo che della frivolezza e della raffinatezza aveva fatto la filosofia della sua vita, lo chiamarono “alle armi”. Gli furono chieste dapprima le fotografie ufficiali della regina da mandare alle truppe e, poi, di ritrarre sir Winston Churchill alla scrivania ordinatissima, sigaro gigante in bocca, sguardo sornione.

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Winston Churchill

Pubblicarono la sua immagine di una bambina londinese, ferita durante un bombardamento e ricoverata in ospedale, sulla copertina di Life e contribuì a convincere l’opinione pubblica americana della necessità di entrare in guerra.

 Fotografò la metropolitana di Londra divenuta rifugio antiaereo: poi fu inviato dal ministero dell’Informazione a documentare la guerra in Nord Africa e in Estremo Oriente.

Finito il conflitto, ritornò al mondo dorato internazionale e alle sue passioni, fra cui il teatro e il cinema come costumista: Anna Karenina nel ’47 con Vivien Leigh; My fair lady a Broadway nel ’56 e successivamente, l’omonimo film con Audrey Hepburn per il quale vinse un Oscar; Gigi nel ’57.

beaton
Audrey Hepburn in “Gigi”

Fu nominato baronetto nel ’72. Ormai semiparalizzato ma deciso a non arrendersi, realizzò per Vogue il suo ultimo servizio sulle collezioni di moda dell’autunno ’79. Lo scrittore Truman Capote ha detto di lui: “È la straordinaria intelligenza visiva che permea le sue fotografie ciò che rende l’opera di Beaton unica. Gli storici del prossimo secolo gli saranno ancora più grati e riconoscenti di noi”. Fra i suoi libri: The book of beauty del ’30 e The best of Beaton del ’68. Nel ’71, il Victoria and Albert Museum di Londra ha esposto il suo lavoro di testimone della moda.

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Brando, Marlon

Brando Marlon (1924-2004). Attore americano. Una T-shirt aderente e subito il successo internazionale nel 1951, col film A Streetcar Named Desire…

Brando, Marlon (1924-2004). Attore americano. Una T-shirt aderente e subito il successo internazionale nel 1951, col film A Streetcar Named Desire (Un tram che si chiama desiderio) diretto da Elia Kazan.

brando marlon
film ” A streetcar named desire”

O meglio il successo è innescato da una grande recitazione e da una bellezza aggressiva e sensuale, ma accentuata proprio dalla maglietta che mette in evidenza una muscolatura da macho. Imitatissimo, e le donne a stravedere per il nuovo divo. Tre anni dopo On the Water Front (Fronte del porto, ’54), con cui Marlon Brando lancia la moda del giaccone a quadri tipo canadese.

brando marlon
film “On the Waterfront”

Ma il film che lo consacra universalmente come incontrastato trendsetter sarà The Wild One (Il selvaggio, ’54). All’indomani dell’uscita del film i jeans e il giubbotto di pelle nera diventano una sorta di divisa per i giovani anche oltre quegli anni ’50: si inaugurava infatti una moda che trae spunto dallo stile di strada e che ancora oggi è attualissima.

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