Nervesa

Neversa. Azienda di abbigliamento uomo, capispalla (giacche, abiti, soprabiti) e pantaloni. La fonda Giuliano Caponi nel 1961 a Nervesa della Battaglia

Azienda di abbigliamento uomo, capispalla (giacche, abiti, soprabiti) e pantaloni. La fonda Giuliano Caponi nel 1961 a Nervesa della Battaglia, paese simbolo della difesa italiana sul Piave nella prima guerra mondiale. La produzione dei capispalla, tutta realizzata all’interno dell’azienda, è di tipo tradizionale: i capi sono esclusivamente intelati, non termofusi. La vocazione sartoriale è sottolineata dal servizio “su misura” che consente di avere un capo personalizzato in tempi molto brevi. Per i risultati raggiunti come immagine e valore commerciale, nel ’97 l’azienda è stata insignita del premio Marco Polo dal Centro Estero dell’Unione Camere di Commercio della Regione Veneto.

I dipendenti, compreso l’indotto esterno, sono 306 per un fatturato (’98) di 45 miliardi di lire, realizzato al 50 per cento con le esportazioni. Comunità Europea, Svizzera, Est-Europeo, con tre negozi di proprietà, Estremo Oriente, Canada, Australia, Giappone e Cina sono i principali mercati di riferimento. I clienti italiani sono 750. Traguardo prestigioso è la firma della licenza per l’abbigliamento maschile, che lega Borsalino a Nervesa Moda Uomo. Partecipa a Made in Italy at the Collective, un salone newyorkese riservato ai compratori, insieme a 58 aziende di abbigliamento maschile che espongono a cura di Ente Moda Italia.

The Collective si tiene ogni anno ai moli sul fiume Hudson e ospita 400 espositori circa. A partire dal 2004 il marchio assume un’identità più commerciale, creando una seconda linea uomo più casual, chiamata “Informal”, e una linea per la donna, “Lei”, dove l’attenzione per le tendenze attuali si coniuga alla proverbiale eleganza classica del marchio, mantenendo forme e rigore anche per la donna.

Neversa
Neversa

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Cappello da uomo

Cappello da uomo. Nel 1920, l’Italia esportava in tutto il mondo circa 12.5 milioni di cappelli da uomo di feltro e oltre 11 milioni di cappelli di paglia

Cappello da uomo. Negli anni ’20, l’Italia esportava in tutto il mondo circa 12 milioni e mezzo di cappelli da uomo di feltro e oltre 11 milioni di cappelli di paglia o di truciolo. Complessivamente le aziende italiane produttrici erano più di un migliaio, con circa 20 mila dipendenti. Dalla metà degli anni ’50, è cominciato l’inarrestabile declino: il cappello, fino a quel momento assolutamente indispensabile in qualsiasi guardaroba maschile, passò di moda. Un po’ alla volta, i vecchi cappellai cedettero la mano. Sparirono antiche botteghe.

I modelli piuma, leggerissimi e pieghevoli che possono essere contenuti nel fondo di una tasca. Gli enormi cappelli da cow-boy, i classici Dobbs e le svariate forme che la moda ha creato nel corso degli anni, ora cambiando le dimensioni, ora rialzando o abbassando la tesa, ora elevando o riducendo il cocuzzolo. Non ebbero più spazio nel concetto di eleganza, se non in quello di pochi, pervicaci tradizionalisti. I centri principali della produzione si spopolarono.

I cappelli di feltro un tempo venivano prodotti in decine di fabbrichette e botteghe sparse in tutta la penisola. Da Alessandria a Monza, da Biella a Intra, da Voghera a Sagliano Micca, da Spinetta Marengo ad Alzano Maggiore, da Montappone a Montevarchi a Prato, da Maglie a Cremona. Un po’ dovunque esistevano piccole industrie che realizzavano prodotti di alta qualità. Ancora nella metà degli anni ’30, Monza inondava l’universo di lobbie alla Verdi, di cappelli Orione e Manciuria, esportando l’80 per cento di quanto produceva. Fino a pochi anni prima era arrivata a mettere insieme decine e decine di fabbriche e fabbrichette, tanto da dar lavoro a oltre 3 mila operai. Ma il mercato, in Italia, era già in ribasso.

Il rilancio

Per vivificare il settore del cappello da uomo, la pubblicità ammoniva: “Il cinesino per farsi bello taglia il codino e mette il cappello, mentre il paino getta il cappello e porta il codino”. Fu un declino inarrestabile, anche se non tutto è stato archiviato. A Monza, una ventina di cappellifici brianzoli resistono ancora, ma lavorano soprattutto per le donne. In Italia, tuttavia, il dominio assoluto lo ha sempre detenuto la ditta Borsalino.

Giuseppe Borsalino, il capostipite, emigrò in Francia verso il 1840. A Parigi si perfezionò nell’arte della cappelleria e, dopo lunghe peripezie, tornò in Italia nel 1857.Ad Alessandria, in piazza S. Lucia, aprì il suo primo laboratorio con annessa vendita. L’azienda prosperò e ben presto il marchio divenne famoso in tutto il mondo. Giovanni Giolitti portava esclusivamente cappelli di questa marca. E un Borsalino grigio aveva in capo John Dillinger quando fu ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia americana nel maggio del ’34.

Al Capone, nei momenti di massimo splendore, si faceva confezionare espressamente dalla ditta piemontese i copricapo per sé e per i più fidati boy. Pretendeva che i feltri fossero di pelo di castoro mischiato a quello di coniglio garenne.

E infine Borsalino è il titolo di un celebre film con Jean-Paul Belmondo. Caratteristica fondamentale per un cappello di prestigio: il marocchino, ovvero quella striscia di pelle che cinge internamente il cappello, deve sempre essere di capretto e provenire da Liegi, in Belgio. Il nastro, invariabilmente di raso, e la fodera di seta completano il capolavoro. E così i pochi marchi che ancora producono simili sciccherie li fanno ancora come un secolo fa e con quelle stesse antiche attrezzature tuttora in uso: le forme in legno, le prese in ghisa, i vaporizzatori a molla, i ripiani in ciliegio ricurvo.

L’evoluzione

Certo, l’abilità artigianale, trasmessa all’interno degli stabilimenti da una generazione operaia all’altra, va lentamente scomparendo, con lo stesso ritmo con cui vengono piano piano rimpiazzati gli antichi strumenti del mestiere con moderne attrezzature. Certo, non si lavorano più le pelli di coniglio, ma si utilizza pelo già trattato, di provenienza australiana o argentina; restano però le quaranta e passa fasi di lavorazione, dalla soffiatura all’imballaggio, che nel giro di 7-8 settimane producono un cappello di feltro.

Solo così il pregiato pelo di lepre o coniglio selvatico, rifinito, guarnito e proposto in più di 50 colori, diventa cappello e può fregiarsi del nome di marchi prestigiosi come Borsalino, Panizza, Rossi, Barbisio e Bagnara di Cardanello.

BORSALINO

Azienda fondata nel 1857 ad Alessandria, famosa nel mondo per i suoi cappelli in feltro e paglia.

Indice

  1. Le origini: Giuseppe Borsalino
  2. Artigianato
  3. Sviluppo del Brand
  4. 160 anni di attività

Le origini: Giuseppe Borsalino

Giuseppe Borsalino (1834-1900), detto “u siur Pipen”, ha viaggiato in Italia e in Francia per apprendere l’arte della fabbricazione dei cappelli. Ottiene presto un lavoro a Parigi, da Berteil, in Rue du Temple, dove lavora per circa sette anni. Dopo questa lunga esperienza formativa, apre il primo cappellificio Borsalino ad Alessandria, nel 1857, un laboratorio artigianale di lavorazione del feltro.

Pubblicità Borsalino, primi '900
Pubblicità Borsalino, primi ‘900

Nel 1897 il Maestro fa visita al cappellificio Battersby a Londra: leggenda narra che <<senza essere visto, immerse il fazzoletto in una tinozza di “catrame” e riportò in Italia il segreto inglese per realizzare cappelli a bombetta perfetti>>.

Il successo continua anche dopo la morte di Giuseppe, quando il figlio Teresio (1867-1939) prende le redini dell’attività. In quegli anni l’azienda contava già 1.000 dipendenti, che producevano 750.000 pezzi all’anno. Sfortunatamente, negli anni ’40 le vendite di cappelli diminuiscono rovinosamente, mettendo l’azienda in seria difficoltà.

Nel corso degli anni ’80, completamente ristrutturata, Borsalino inizia a produrre anche una linea d’abbigliamento. Nel dicembre 1997, Borsalino S.p.a. fonda Borsalino Sud, che nel gennaio ’98 acquisisce il cappellificio Sabino D’Oria di Maglie.

Artigianato

Borsalino Hand made, artigianato italiano
Hand made, artigianato italiano

Borsalino: non solo un cappello, ma il simbolo di uno stile e di un mondo. In molti hanno tentato di imitarlo e di copiarlo, rubandone anche il nome, ma mai nessuno è riuscito ad emularlo. Sinonimo di stile, questo cappello è stato indossato da attori molto famosi, come Humphrey Bogart, Robert Redford, Frank SinatraMarcello Mastroianni. Negli anni Settanta l’azienda concede l’uso del proprio nome a due pellicole di culto, interpretate da Alain Delon e Jean-Paul Belmondo: Borsalino (1970) e Borsalino & Co. (1974).

Nei primi anni del 2000, viene inaugurato il Museo del Cappello, al fine di valorizzare la storia del rinomato cappello attraverso mostre, eventi e pubblicazioni.

La produzione dei cappelli Borsalino richiedeva almeno 7 settimane di lavoro. Il lungo il processo (sfilacciatura, soffiatura, imbastitura, pre-follatura, ispezione, macerazione, follatura, assemblaggio del cofano, morendo, restringimento, irrigidimento, scottatura, umidificazione, secondo blocco, seconda ispezione, flangiatura, finitura) coniuga prospettiva industriale e spirito artigianale, tramandati di generazione in generazione.

Per i modelli in feltro sono necessari più di 50 passaggi manuali e 7 settimane di lavorazione; la realizzazione dei modelli in paglia, intrecciati manualmente, può richiedere fino a 6 mesi per ogni singolo cappello.

Borsalino Panama
Panama

Il celeberrimo cappello in paglia Panama, nato nel 1835, si trasforma ben presto in un’icona senza tempo. Per la realizzazione di un solo cappello Panama, gli artigiani Borsalino necessitavano di sei mesi di lavorazione della paglia Toquilla.

Sviluppo del Brand

Nei primi anni 2000, l’azienda intraprende numerose collaborazioni con importanti brand del mondo della moda, da Gianfranco Ferré Tom Ford, da Moschino a Yohji Yamamoto, e ancora Marni, Rochas e Nick Fouquet.

Negli anni seguenti, l’obiettivo diventa quello di allargare la produzione, introducendo calzature, caschi e persino una linea per bambini. Inoltre, Borsalino da il via a collaborazioni con altri brand come Italian Indipendent, Marcorossi e Brands O.I.

L’azienda apre nuove filiali negli Stati Uniti e in Europa. I cappelli Fedora sono molto popolari tra gli ebrei ortodossi, soprattutto negli Stati Uniti. In partnership con il Comune di Alessandria, nella primavera del 2006 viene inaugurato un museo dedicato alla storia di Borsalino.

Il 2013 segna l’inizio del declino per l’azienda dell’iconico cappello: infatti, secondo quanto riportato dai giornali locali, Borsalino viene accusata di evasione fiscale. Molte sono state le vendite non dichiarate, per un totale di 4 milioni di euro, senza contare altri 2,2 milioni di IVA. Da allora sino ad oggi, il brand è alla ricerca di nuovi investitori per riuscire a risanare l’ingente debito. La crisi persiste ancora all’inizio del 2017.

Dal 2016 l’azienda viene gestita da un fondo partecipato di investitori italiani e stranieri, con l’obiettivo di sviluppare il brand a livello internazionale e rafforzarne il ruolo di protagonista nel mondo del lusso artigianale.

Borsalino Nick Fouquet con Borsalino
Nick Fouquet con Borsalino

A settembre 2016, Borsalino ha annunciato la collaborazione con Nick Fouquet: nascono due capsule collection esclusive, una per la SS17 e una per la stagione FW17, maschili e femminili. Le collezioni fondono il fascino iconico di Borsalino con l’anima fiammeggiante di Fouquet, per offrire qualcosa di originale e unico a tutti gli amanti dei cappelli.

160 anni di attività

Con collezioni che spaziano tra cappelli, cravatte, abbigliamento, orologi, profumi e persino biciclette vintage, Borsalino anche cerca di mantenere quel fascino e quella classe che ha caratterizzato il secolo scorso. Nel 2017, l’azienda festeggia il 160° anniversario: in data 4 aprile, il Ministero per lo Sviluppo Economico del Governo Italiano ha autorizzato l’emissione di un francobollo Borsalino, appartenente alla serie tematica “Le eccellenze del sistema economico e produttivo”.

Borsalino Made to Measure Experience Trunk
Made to Measure Experience Trunk

Dal 2 settembre al 22 ottobre 2017, in occasione di Famiglia, evento che celebra le eccellenze del Made in Italy, ha fatto tappa per la prima volta in Francia, allo storico magazzino Le Bon Marché, il Borsalino Itinerant Made to Measure Experience Trunk. Il baule itinerante racconta i valori e l’anima manifatturiera dello storico marchio di cappelli fondato ad Alessandria il 4 aprile 1857.

Il 2018 segna un periodo di grave crisi per la storica griffe italiana che rischia, seriamente, di chiudere i battenti. All’asta va, infatti, il polo produttivo e i beni mobili dell’azienda. Nel luglio dello stesso anno, l’Haeres Equita di Philippe Camerino si aggiudica l’asta per 7,8 milioni di euro permettendo, all’etichetta, di continuare a produrre i propri cappelli.

Dopo aver dato una rinfrescata all’estetica della produzione (pur mantenendone  inalterato il classico DNA), al fine di sedurre i Millennials, Borsalino si appresta a riconquistare il mercato estero tra cui USA e Asia. I retail che hanno dato fiducia al marchio sono: Barneys e Bergdorf Goodman a New York, Rinascente e da Antonia a Milano; Selfridges in Inghilterra e una rete in Nord Europa.

Nel 2019 il negozio sito in Galleria Vittorio Emanuele di Milano è stato insignito del titolo “Insegna storica e di tradizione top”: un riconoscimento di Regione Lombardia ai negozi che vantano molti anni di attività.

Bogart, Humphrey

Bogart, Humphrey (1899-1957). Attore americano. È il gangster dal cuore tenero, cinico e romantico al tempo stesso: con la sua espressione da duro e la…

Bogart, Humphrey (1899-1957). Attore americano. È il gangster dal cuore tenero, cinico e romantico al tempo stesso: con la sua espressione da duro e la sigaretta perennemente tra le labbra, si trasforma subito, sin dai primi film, in un’icona dello stile, sebbene la sua consacrazione divistica sia arrivata piuttosto tardi, a 37 anni, con The petrified forest (La foresta pietrificata, 1936) e, 5 anni dopo, con la pellicola capostipite del genere noir The Maltese Falcon (Il mistero del falco, ’41).

bogart
Bogart in “The Maltese Falcon”

Il look di Bogart

Il trench spiegazzato e il Borsalino leggermente inclinato diventano la sua divisa nella maggior parte dei suoi film, a cominciare naturalmente da Casablanca (’42). E nello stesso tempo entrano prepotentemente nel guardaroba di milioni di uomini, diventando un classico senza età. A dimostrare quanto il mito e il look di Bogart siano davvero memoria collettiva basti ricordare la celebrazione che ne fa Woody Allen in Play it Again Sam (Provaci ancora Sam, ’72) o Belmondo quando, in A bout de souffle (Fino all’ultimo respiro, ’59) di Godard, contempla pieno di ammirazione una foto di Bogie. Ancor più recentemente, negli anni ’80, Spielberg si è ispirato a Bogart per il guardaroba del suo eroe Indiana Jones, interpretato da Harrison Ford.

Barbisio

Barbisio, fondato nel 1862 a Vercelli, è un marchio molto famoso di cappelli, che sono tutti lavorati a mano in feltro di pelo di finissima qualità.

Barbisio, fondato nel 1862 a Sagliano Micca (Vercelli), è il marchio più famoso, insieme a Borsalino. I cappelli da uomo sono tutti lavorati a mano in feltro di pelo di finissima qualità.  Sono celebrati dal motto “Barbisio, un nome, una marca, una garanzia”. Negli anni ’40-’50, con il ritorno a una eleganza maschile ispirata alla moda anglosassone, hanno grande successo soprattutto i modelli a frontone rigido.