Macchina per cucire

Macchina per cucire. Fu un sarto di Saint-Étienne, in Francia, a inventarla. Fu accolta con grande ostilità. Giusto il tempo di depositare il brevetto

Il 17 luglio 1830, e il laboratorio parigino aperto con 80 macchine per cucire divise militari, viene assalito da una piccola folla inferocita di sarti a domicilio che vedevano in pericolo il loro lavoro. L’inventore è messo in fuga a bastonate, ma non si perde d’animo: anzi, perfeziona la propria trovata. Tra il 1830 e il 1845, la macchina per cucire conquista il mondo occidentale. Solo tra Francia, Inghilterra e America sono una trentina i brevetti che mettono a punto, di volta in volta, particolari più innovativi: in un secolo diventano un centinaio.

Sebbene nasca in Europa, la macchina per cucire trova in America la sua più massiccia diffusione. Nel 1856, a Philadelphia, Isaac M. Singer costruisce la prima macchina a pedali e, 30 anni dopo, anche la prima elettrica. Sul finire del ‘900, l’Italia produce circa 200 mila pezzi l’anno. Oltre alla Necchi, la marca più famosa è Borletti, quella dello slogan pubblicitario “punti perfetti”.

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La Rinascente

La Rinascente. Grande magazzino italiano. Lo apre a Milano, proprio di fianco al Duomo, il senatore Borletti il 7 dicembre 1918.

La Rinascente. Grande magazzino italiano. Lo apre a Milano, proprio di fianco al Duomo, il senatore Borletti il 7 dicembre 1918.  È anche una testimonianza di fiducia nelle sorti del paese che è appena uscito dalla grande guerra, vittorioso ma economicamente a pezzi.

La Rinascente

Nasce nei locali e dalla decadenza dell’emporio Aux Villes d’Italie voluto da Ferdinando Bocconi nel 1865.

Gabriele D’Annunzio, di cui Borletti era mecenate, lo battezza La Rinascente. Diciotto giorni dopo l’inaugurazione, nella notte di Natale, il magazzino va a fuoco. Riapre a tempo di record, tenendo fede allo scopo di “portare la moda a tutti”.

La Rinascente, la modernità

Già in quegli anni, La Rinascente rappresentò la modernità. In un documentario realizzato dalla Rai Tv sugli anni ’30 La Rinascente venne presa come azienda simbolo.

Gaetano Afeltra — grande firma del Corriere della Sera –, ha raccontato che ad Amalfi, il suo paese natale sulla costiera salernitana, la gente aspettava con ansia il catalogo mensile del magazzino milanese e lo sfogliava come se spalancasse una finestra sulla moda, e sul mondo.

Al Nord, fino agli anni ’50-’60, le boutique erano rare e comunque non ancora ad alto livello. Le catene dei grandi magazzini d’abbigliamento presentavano prodotti medio bassi. Per questo motivo era numeroso il pubblico femminile che si recava stagionalmente e nel periodo natalizio a Milano, per andare alla Rinascente a vedere la moda: gli abiti, e gli accessori che vi erano esposti possedevano, all’epoca, sempre un tocco in più.

Pierre Cardin

La Rinascente, che era stata ricostruita dalle macerie della seconda guerra mondiale, faceva moda, era il proscenio del miracolo italiano. Antesignana fra i punti vendita d’abbigliamento nel presentare la moda pronta, nel 1963 suscitò scalpore con un elegante corner dedicato alle creazioni di Pierre Cardin. Per la prima volta la moda firmata da un grande couturier veniva presentata dalla grande distribuzione e a prezzi accessibili. A Cardin seguirono altre importanti firme — come ad esempio Lanvin — con collezioni dedicate però all’uomo.

La Rinascente

Pierre Cardin

Tenendo presente, come priorità, il coordinamento e l’omogeneità dell’offerta, così da poter vestire completamente i clienti, dall’abito agli accessori all’intimo, avvalendosi di una équipe stilistica diretta e indiretta, di consulenti interni ed esterni (fra gli altri il designer di Biki Louis de Hidalgo, Alma Filippini, proprietaria della griffe Alma, Adriana Botti e un giovanissimo Giorgio Armani) la Rinascente ha svolto sempre egregiamente il suo ruolo di ribalta della moda, presente e puntuale nel momento preciso in cui si formano le tendenze e si decidono alcuni canoni.

Manifestazioni monotematiche

Nel tempo, ha realizzato grandi manifestazioni monotematiche, come la mostra mercato sul Messico e Seta + Seta, nell’inverno ’85-’86, abbinando la moda alla cultura, alla tradizione, alle etnie lontane. Nella città della Triennale, è stata anche un laboratorio per la grafica, l’arredamento, l’oggettistica, chiamando a collaborare protagonisti dell’architettura e del disegno industriale come Gio Ponti, Bruno Munari, Max Huber, Tomàs Maldonado, Roberto Sambonet e Albe Steiner.

Punti vendita

La Rinascente ha, via via nel tempo, moltiplicato i suoi punti vendita, ha generato da sé grandi magazzini di fascia più bassa (Upim, dal ’28), si è data una catena di supermercati alimentari (Sma, dal ’61), di ipermercati (Città Mercato, dal ’72), di Bricocenter (’83), ha fatto una politica di acquisizioni.

Ma, pur traendo dagli alimentari il 70,5 per cento delle vendite complessive del Gruppo, continua a fare da ribalta alle firme dell’alta moda pronta da Valentino a Zegna, da Ralph Lauren a Versace, a Dolce & Gabbana. (Maria Vittoria Alfonsi).

Fatturato

Il gruppo quotato alla Borsa di Milano e controllato da Eurofind (cui fa capo il 53 per cento del capitale), società posseduta da Ifil (51 per cento) e dal gruppo Auchan (49), ha archiviato l’anno con un fatturato superiore a 11 mila miliardi di lire. L’anno si chiude con un consolidato pari a 5.749,7 milioni di euro (più 3,7 per cento rispetto al 2000) e un risultato consolidato netto di 59,1 milioni di euro (più 6 per cento).

Il Gruppo focalizza le proprie risorse per il rilancio della Divisione Upim, specializzata in capi di abbigliamento e articoli per la casa e la persona. Sono stati stanziati investimenti di circa 150 milioni di euro nei prossimi quattro anni, per ripensare la rete distributiva, ristrutturando quelli presenti e aprendone di nuovi.

Copertura e fatturato 2001

La copertura attuale conta 150 negozi in gestione diretta cui si aggiungono 220 negozi per i quali sono in vigore accordi di affiliazione commerciale. Il fatturato 2001 della rete Upim è stato di 538 milioni di euro. Cresce ancora il volume d’affari che raggiunge quota 6145,6 milioni di euro. Diminuisce il risultato consolidato netto, pari a 50,8 milioni di euro, inferiore rispetto ai 59,1 milioni di euro del 2001, a causa della maggiore imposizione fiscale. Migliora, invece, la posizione finanziaria netta, positiva per 18,5 milioni, contro un indebitamento di 77 milioni del 2001.

Nel 2007 dopo un lungo restauro riapre con un’immagine tutta nuova, un progetto di ristrutturazione, in particolare dell’ultimo piano che affaccia sulle guglie del Duomo. L’architetto Lifschutz Davidson Sandilands si è ispirato ai grandi shopping mall d’Europa, da Harrods a Londra, alle Galeries Lafayette a Parigi. La nuova Rinascente di Milano, diventa sempre più un luogo di culto, dove sarà anche possibile acquistare e gustare il food dell’eccellenza italiana e internazionale.

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Borletti

Macchine per cucire italiane. Romualdo fonda nel 1896 la Fratelli Borletti S.p.A. con sede a Milano. L’azienda diventerà Borletti-Veglia.

Borletti. Macchine per cucire italiane. Romualdo Borletti fonda nel 1896 la Fratelli Borletti S.p.A. con sede a Milano. Gli stabilimenti fabbricano strumenti di bordo per autoveicoli, per uso industriale e per motoveicoli. Poi nel dopoguerra del conflitto mondiale ’14-18, per dare lavoro alle numerose donne operaie, si specializzano nella produzione di macchine per cucire, il cui slogan è “Borletti, punti perfetti”. Il modello Superautomatica disegnato da Zanuso nel 1956 è esposto al Museo del Design 1945-1990 della Triennale di Milano. L’azienda diventerà in seguito Borletti-Veglia e sarà acquistata dalla Fiat.