Molinari, Anna

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine: ecco la storia di Anna Molinari.

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine. La linea è prodotta dalla Blufin S.p.A., società di proprietà della famiglia, a cui fanno capo anche il brand Anna Molinari e il brand Blugirl.

origini

Anna Molinari nasce a Carpi, nel 1958. Incomincia a lavorare nel mondo della moda sin da piccola, aiutando i genitori. La famiglia è proprietaria del maglificio Molly, ditta che produceva la maglieria a molte delle più importanti case di moda italiane e straniere.

Dopo un diploma di maturità magistrale, ottenuto con il massimo dei voti, si iscrive al corso di laurea in storia dell’arte.  Anna è infatti determinata a coltivare ulteriormente il suo interesse per le forme creative. Fondamentale per la sua carriera l’incontro con il Conte Gianpaolo Tarabini Castellani, destinato a diventare suo marito oltre che socio in affari.

Con Tarabini, oltre all’uomo ideale, Anna trova i mezzi per poter creare una sua impresa slegandosi presto dall’attività di famiglia piuttosto ripetitiva e limitante dal punto di vista creativo. Lei ha una mente fantasiosa è amante dell’arte, dotata di uno stile fortemente femminile e romantico, affascinata dai colori del mare, dalla bellezza evocata dalla natura. Lui è nobile ed imprenditore, esperto di finanza, pronto a concretizzare on efficienza la visione della moglie.

blumarine

Nel 1977, fondano insieme il brand Blumarine. Il marchio in meno di un decennio si afferma nel fiorente settore della moda che vede in Milano la città trampolino di lancio.

Già nel 1980 la stilista vince il titolo di “miglior creatrice dell’anno” al Modit. Questo riconoscimento le permette di sfilare, l’anno seguente, con un primo fashion show in via Manzoni.

Non tardano ad arrivare le prime richieste, anche dai grandi magazzini e boutique estere.  Questi dimostrano sempre più apprezzamenti per lo stile italiano e in particolare l’eleganza degli abiti della stilista. Dal 1981 alla maglieria vengono affiancate le confezioni.

Per la sua brillante carriera Anna dovrà molto anche a Walter Albini e Franco Moschino, due stilisti-maestri con i quali ha collaborato traendo preziosi insegnamenti.

Da Albini, padre del pret-à-porter, apprende come valorizzare la sua vena romantica. Da Moschino impara a fare sue l’ironia e la giocosità, caratteristiche che fonderà con successo prima in Blumarine, poi in Blugirl.

il debutto in passerella

Nel 1986, facendo bagaglio di tutte le sue esperienza, è pronta a debuttare ufficialmente sulle passerelle di Milano Collezioni, con una linea da lei interamente disegnata.

Vengono ideati numerosi capi iconici. Alcuni esempi sono il Blu-Vi, il cardigan in cachemire con collo in pelo di visone, amato fin da subito dalle star di Hollywood e le t-shirt, col logo Blumarine in Swarovski, che hanno fatto la fortuna della casa e che tutt’oggi vantano diverse imitazioni e declinazioni tra i vari stilisti concorrenti.

Le sue collezioni riscuotono successo perché incarnano un ideale di donna fresca, giovane e molto femminile, proiettata in una dimensione onirica e quasi fiabesca.

Una donna sensuale che sembra uscita dai boschi incantati ma pronta anche ad affrontare con lo spirito glamour la competitiva giungla metropolitana. Viene soprannominata “signora delle rose” perché per i suoi abiti Anna si ispira sempre alla bellezza eterna dei fiori, e all’eleganza innata del mare. Queste passioni  si riflettono anche nella progettazione degli interni delle boutique Blumarine dove è il colore rosa a fare da padrone.

Negli anni ’90, sull’onda del successo della griffe, la Blufin vede la nascita di due nuove firme: Blugirl, linea pret-à-porter, rivolta ad un target più giovane con prezzi al pubblico più bassi e la griffe di alta moda Anna Molinari per un pubblico decisamente più sofisticato.

Con questa operazione l’azienda si impegna a coprire una più ampia fetta di mercato. In particolare  Blugirl, disegnata da Anna molinari, riscuote un grandissimo successo tra gli operatori del settore, per il suo tono decisamente irriverente, e tra il pubblico che la premia con le vendite.

L’etichetta “Anna Molinari”, invece, è disegnata dalla figlia Rossella Tarambini. Essa si distingue sin dall’inizio per lo stile fortemente concettuale e sperimentale, con un’attenzione estrema al dettaglio sartoriale.

riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Anna Molinari è stata destinataria di numerosi riconoscimenti che ne hanno consacrato il talento e il suo ruolo di ambasciatrice della creatività italiana nel mondo.

Tra i numerosi  premi si ricordano il La Kore Fashion Oscar per la collezione che ha fatto più tendenza nel 2003, l’Ago d’Oro da parte della Provincia di Roma conferitole nel 2004 e il premio speciale alla carriera, da parte della Camera Nazionale della Moda (2004).

Ha ricevuto anche due lauree Honoris Causa, la prima nel 2001, in Economia e Commercio, da parte dell’Universitas Sancti Cyrilli di Roma, la seconda in Scienze dell’Educazione, da parte dell’Università di Urbino.

Nel 2010 è stata insignita del prestigioso titolo di “Cavaliere del Lavoro” dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche gli USA l’hanno celebrata con un evento speciale organizzato dai grandi magazzini Saks Fifth Avenue, per il successo della linea Blumarine.

Dal 2006, dopo la perdita del marito, avvenuta durante un tragico incidente in Africa, il figlio Gianguido ha preso in mano il ruolo di amministratore delegato della Blufin.

La cessione di blufin a eccellenze italiane

Nel 2019 Anna Molinari cede il 100% di Blufin, gruppo proprietario dei marchi Blumarine, Be Blumarine, Blugirl e Anna Molinari, a Marco Marchi, imprenditore marchigiano proprietario di Liu-Jo.

L’operazione è stata portata a termine grazie alla fondazione della holding Eccellenze Italiane.

Con l’acquisizione, Marchi consolida il sogno di aggregare eccellenze italiane del Made in Italy in un unico progetto. L’obiettivo è competere con altre griffe di lusso a livello mondiale.

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Liu Jo

Liu Jo viene fondata negli anni Novanta e, trova subito riscontro sul mercato tanto da superare i confini europei, conquistando il Medio Oriente.

Liu Jo. Azienda di abbigliamento italiana che nasce attorno alla metà degli anni Novanta grazie ai fratelli Marco e Vannis Marchi a Carpi con una collezione di maglieria.

In breve tempo viene ampliata la produzione e introdotta la linea LIU JEANS, viene rafforzata la presenza sul territorio nazionale con l’apertura di diversi punti vendita e attorno agli anni 2000 si assiste all’inaugurazione di monomarca in Italia e all’estero.

Immediata la reazione creativa dei fondatori che dal 2000 al 2005 lanciano nel mercato nuove collezioni, una linea dedicata alle bambine , una linea di accessori, la collezione Ajay dedicata alle donne curvy e una linea maschile.

Il successo continua. Debuttano nel mondo delle licenze la linea Baby dedicata alle bambine dagli 0 ai 5 anni, la collezione Luxury fatta di gioielli, la linea Underwear e Beachwear e la linea  Casa, dedicata all’arredamento.

Liu Jo
Campagna Pubblicitaria

Nel 2008 altre novità per l’azienda di Carpi che vede l’introduzione della linea icona del brand, la LIU JO Bottom Up e la linea Shoes che vanta come testimonial della campagna la top model Kate Moss.

La rete distributiva LIU JO conta, al 2010, più di 190 punti vendita monomarca e circa 4500 multimarca nel mondo garantendo al brand la presenza in oltre 33 paesi dall’Asia all’Europa.

Dal punto di vista economico finanziario, l’azienda passa da un fatturato di 91 milioni di euro nel 2005 a 230 milioni di euro nel 2010 con un utile netto che sfiora i 36 milioni di euro e conta più di 390 dipendenti.

Anche il 2011 si apre all’insegna di nuove inaugurazioni permettendo, al marchio, di raggiungere una più ampia fetta di mercato. In aprile, la griffe conquista il Medio Oriente aprendo un flagship store a Taipei, grazie all’attività della filiale Liu Jo Asia Pacific. Segue, successivamente, un nuovo concept a Roma che si sviluppa su una superficie di 150 m².

Autunno Inverno 2014_2015
Autunno Inverno 2014/2015

Liu Jo, dal 2012

Nel 2012 la griffe italiana lancia la sua prima collezione di piumini dal nome “Les Plumes de Liu Jo”. La linea, femminile e glamour, è composta da 24 modelli realizzati con 5 materiali  differenti (con maggior risalto al nylon) e 8 tonalità di colore. Nello stesso anno, Liu Jo conquista il cuore dello shopping milanese aprendo il più grande flagship store (a cui fa seguito un retail a Barcellona) in corso Vittorio Emanuele. All’interno della boutique, tutte le collezioni, ossia: Liu JoLiu Jo Jeans Women e Men, Liu Jo Accessories, Liu Jo Shoes, Liu Jo Underwear e Beachwear e Liu Jo Junior. L’apertura è stata permessa grazie ad un 2011 chiuso con segno positivo, con 265 milioni di euro di fatturato e un  Ebitda di 48 milioni.

Nasce l’e-commerce

Il 7 marzo del 2013 entra nel mondo dell’e-commerce, annunciando, inoltre, anche il restyling del sito. Questa mossa permette di superare qualsiasi confine riuscendo a raggiungere, con un colpo di clic, paesi come Francia, Spagna, Germania, Austria, Polonia, Belgio e Olanda. Il 2013 segna anche il debutto nell’eyewear grazie ad un accordo di licenza globale con Marchon. Le linee di occhiali da vista e sole, dedicate alla donna, sono distribuite a partire dal gennaio 2014 nei monomarca della griffe e in selezionati negozi.

Nel 2014, il brand lancia la sua prima fragranza grazie a Perfume Holding. Il profumo è creato per una donna contemporanea che ama indossare note fresche e delicate.

Il 2015 conferma il trend positivo dell’azienda carpigiana con un turnover di 307 milioni di euro e un ebitda al 16% del fatturato. La crescita sostanziale si attribuisce alla forte presenza sul mercato estero. Nello stesso anno, infatti, si aggiungono nuove aperture in Germania e Francia.

Liu JO
Kendal Jenner, testimone del brand

Il 2017 si ridisegna l’assetto societario, razionalizzando la governance. L’operazione, che si aggira attorno ai 130 milioni di euro, prevede che Vannis Marchi esca dal consiglio di amministrazione, rimanendo azionista con il 10% della società. Alla guida dell’azienda Marco Marchi, già direttore creativo del brand, ora amministratore unico con il restante 90% di quote. Il 2017 vola con fatturato a +8% a quota 328 milioni di euro.

Gli ultimi anni di Liu Jo

Sostenibilità è la nuova frontiera della griffe. Il 2019, infatti, si apre con una importante collaborazione con Candiani Denim. Nasce la prima capsule sostenibile, completa di 13 capi prodotti con la tecnologia Kitotex, capace di ridurre l’impiego di acqua, sostanze chimiche ed energia, nel processo produttivo. Ciò è reso possibile grazie al chitosano e mediante l’innovativa tecnologia Indigo Juice sviluppata in Candiani, che riduce lo spreco di acqua ed energia nella fase di lavaggio. Le novità per l’azienda non terminano qui. Nello stesso anno, infatti, Marco Marchi acquisisce il 100% di Blufin, fondando la holding Eccellenze Italiane.

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Serafini, Lorenzo

Biografia di Lorenzo Serafini, lo stilista emiliano che racconta le donne con piglio romantico e sensuale con la sua Philosophy by Lorenzo Serafini.

Philosophy by Lorenzo Serafini. Collezione primavera/estate 2020

Serafini Lorenzo. Classe 1973, Serafini è figlio degli anni Ottanta, delle videocassette e dei ritagli di giornali. Nel 1996 vince un concorso di moda a Riccione partecipandovi  con la sua università, la  Naba-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (dove si laurea in Fashion Design). Durante il concorso conosce Giorgia Rapezzi di Linde le Palais che lo porta a fare uno stage in Blumarine. Successivamente approda alla direzione creativa del womenswear di Roberto Cavalli nel quale vi resta per ben 10 anni.  Nel suo curriculum, inoltre, l’incarico di Responsabile Creativo di D&G, e successivamente delle collezioni donna di Dolce & Gabbana.

Il debutto in Philosophy di Lorenzo Serafini

La prima collezione di Philosophy disegnata da Lorenzo Serafini ha debuttato nel Febbraio 2015 durante Milano Moda Donna. “Philosophy è un termine positivo che racchiude molti significati profondi e stimolanti. Sono felice di avere l’opportunità di farlo diventare, attraverso la mia estetica, una nuova storia di moda”, dichiara  Serafini subito dopo la sua nomina. Lo stile di Lorenzo è inconfondibile: il romanticismo, di base nelle collezioni Philosophy, si mixa a mood glamour e dettagli wild; pizzo, denim e ricami richiamano l’essenza garbata della griffe. Attenzione anche nella libertà di movimento, prerogativa per il designer.

Dua Lipa indossa una creazione primavera/estate 2020 Philosophy by Lorenzo Serafini

 

Un marchio che accontenta tutte le donne dall’animo romantico e femminile, con una clientela fortemente internazionale. Sotto la sua direzione e raddoppia il fatturato, come dichiarato da Massimo Ferretti, presidente di Aeffe SpA, nel febbraio del 2020. Da azienda che propone esclusivamente abiti (con focus sui cocktail dress), Lorenzo Serafini incrementa le collezioni creando “il look Philosophy”: leggeri abiti in chiffon con profonde scollature, t-shirt con la P ricamata, capispalla strutturati e un importante lavoro sul denim, da sempre la sua vera passione. Il 18 ottobre 2018 gli è stato conferito il “Premio Actitud Creativa” durante il Premios Harper’s Bazaar Actitud 43 tenutosi al Gunilla Club di Madrid. Il premio riconosce a Lorenzo Serafini il merito di aver dato una inedita visione estetica al marchio, chiara e precisa, capace di reinterpretare i concetti di femminilità, romanticismo e leggerezza in chiave moderna ed ispirare le donne di oggi.

Nel 2019 in Italia vengono inaugurati i primi monomarca a Roma, via Belsiana 70, e all’interno del multibrand ClanUpstairs a Milano. Nello stesso anno, lo stilista,  per il noto marchio a capo di AEFFE di Massimo e Alberta Ferretti, lancia sul mercato il kidswear prodotto da Gimel che rispecchia l’estetica della prima linea definita “felice, divertente e romantica”. Nel 2020 collabora con Liberty Fabrics per una capsule creata con gli iconici tessuti a fiori inglesi.

Tra le sue fan, l’elegantissima Amal Clooney, le cantanti Dua Lipa, Alicia Keys, Emma Marrone, poi la duchessa Kate Middleton e Chiara Ferragni, amica storica di Serafini, per la quale ha creato abiti speciali per i red carpet del festival di Cannes (2019), Venezia (2016 e 2017) e per il Vanity Fair Oscar Party del 2020.

 

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