Taher Chemirik

Taher Chemirik. Marchio francese di gioielli dal nome dello stilista algerino che ha disegnato anche moda e interior decor ed è costumista.

Taher Chemirik. Marchio francese di gioielli dal nome dello stilista algerino che ha disegnato anche moda e interior decor ed è costumista. Ha studiato architettura ad Algeri e ha seguito corsi di arte decorativa e scenografia a Parigi. Lo ha scoperto Karl Lagerfeld che gli ha affidato i bijoux per una sfilata. Chemirik racconta che per la felicità si precipitò a telefonare al padre da una cabina pubblica, scordando che era morto. Disegna pezzi per la boutique del Musée des Arts Décoratifs ed espone le sue collezioni da Naila de Montbrison, crocevia parigino della creatività contemporanea nel campo dei gioielli. Successivamente Chemirik ha lavorato anche per Yves Saint-Laurent, Balenciaga, Chloé, Jean-Paul Gaultier. Recentemente ha lanciato un brand di gioielli che porta il suo nome.

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Trifari

Trifari. Gioielleria americana. Resi celebri negli anni ’50 dalla first lady Mamie Eisenhower, che li indossò ai balli della Casa Bianca

Gioielleria americana. Discendente da una famiglia napoletana di gioiellieri emigrata negli Stati Uniti nel primo ‘900, Augusto Trifari inaugurò nel 1909 una produzione di gioielli fantasia. L’azienda Trifari conquistò dagli anni ’30, con l’arrivo del disegnatore Alfred Philippe, il mercato statunitense. Resi celebri negli anni ’50 dalla first lady Mamie Eisenhower, che li indossò ai balli della Casa Bianca. Infatti, i bijoux Trifari furono richiestissimi per tutti gli anni ’60 e ’70. Oggi sono molto ricercati dai collezionisti del bijoux d’epoca.

Collana Trifari indossata da Eisenhower
Collana Trifari indossata da Eisenhower

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Stella Cadente

Stella Cadente. Marchio di moda pronta e di gioielli creato nel 1991 dalla stilista Stanislassia Klein. Assistente di Cacharel, di Montana…

Marchio di moda pronta e di gioielli creato nel 1991 dalla stilista Stanislassia Klein (1967) che si è diplomata allo Studio Berçot, ha lavorato come specialista di colori per l’industria cosmetica, è stata assistente nell’84 di Christophe Lebourg da Cacharel, di Montana, di Corinne Cobson, ha disegnato collezioni di abiti per Poles (’89-90), per Paule Ka e per Irene Van Ryb (’95) e gioielli per le sfilate di Chloé, Fath, Daniel Swarovski, Lagerfeld, Mugler, Agnes B.

Stella Cadente ha debuttato con bijoux in pasta di vetro e cristallo, con una linea di maglieria nel ’95. Nel ’98 la prima passerella e l’anno successivo la consacrazione al Carrousel du Louvre nella settimana della moda autunno-inverno.

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Pellini, Emma

Emma Pellini (1900-1966). Stilista di bigiotteria. Iniziò a Milano nel 1947 la produzione di bijoux in vetro veneziano per l’alta moda francese e italiana

Emma (1900-1966). Stilista di bigiotteria. Iniziò a Milano nel 1947 la produzione di bijoux in vetro veneziano per l’alta moda francese e italiana. Nel 1951, partecipò al debutto della moda italiana organizzata da Bista Giorgini. Da quel momento il mercato americano s’interessò alle sue creazioni. Nel ’52, prese parte alla New York Fair of Italian Manufactures. L’apertura della prima boutique milanese, in via Morigi, risale al ’62, per iniziativa della figlia Carla (1925).

Nel ’72, entrano nella società i nipoti della fondatrice, Donatella ed Ernesto, che rispettivamente si dedicano all’aspetto creativo e amministrativo dell’attività. Donatella Pellini dà vita alla fase più vivace della storia dell’azienda: la collaborazione con le giovani firme del prêt-à-porter, Mugler, Lacroix, Gigli, Fendi. Oggi, usa vetro e resine, con inclusioni di materiali naturali come erbe, fiori e polveri di minerali, per modelli che rivisitano lo stile etnico con gusto personalissimo. Molto apprezzati, in Giappone in modo particolare, i bijoux Pellini sono distribuiti nel mondo.

I bijoux di Donatella Pellini sono stati esposti in mostra al Victoria&Albert Museum e alla Triennale di Milano, e sono stati scelti scelti da celebrities come Patti Smith, Aretha Franklin e Sabrina Ferilli. La lavorazione rimane però artigianale: la stilista crea i bozzetti che vengono interamente realizzati nel suo atelier milanese, che occupa venti artigiane.

La distribuzione, su scala mondiale, si appoggia a tre negozi a Milano, uno a Parigi e la presenza nei più prestigiosi department stores. Nel 2008 si festeggia il sessantesimo anniversario del marchio con un evento in Giappone, paese che da solo assorbe il 30% dell’export. Il brand fattura in quell’anno cinque milioni di euro, con una previsione di crescita del 20% per l’anno successivo.

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Montana, Claude

Montana. Claude (1949). Stilista francese. Uno dei creatori che ha caratterizzato in Francia il prêt-à-porter degli anni ’70

Claude (1949). Stilista francese. Uno dei creatori che, sia nella sua fase più aggressiva sia nei successivi sviluppi di sofisticata, scultorea semplicità strutturale, meglio ha caratterizzato in Francia il prêt-à-porter degli anni ’70 e diffuso la sua influenza nel mondo. Le sue composite origini (padre spagnolo di Catalogna, madre tedesca) si riflettono nel suo fisico minuto, asciutto da danzatore di flamenco, nel suo carattere spigoloso e perfezionista e in una visione della silhouette femminile di grande energia, affidata via via al trascolorare dell’unica, prescelta tinta, il blu del pittore Yves Klein in abiti modulati come corazze senza peso, mantelli proiettati nello spazio in carenate sciarpe o in colli spiraleggianti. Ha 20 anni quando, nel ’78, debutta sulla passerella.

Ma ha dietro di sé un apprendistato notevole e vario: a Londra creando bijoux, poi a Parigi, illustratore per riviste di moda e infine assistente dello stilista svedese, Jean Voight, specializzato negli abiti in pelle. Proprio la pelle costituisce, nei primissimi anni ’70, la sua materia prediletta, morbida, spesso alleata alla maglia. Anche se la sua prima sfilata – le indossatrici in gilet e short di pelle nera tempestata di catene in metallo – è attaccata dalla stampa americana che vi ravvisa un’inquietante durezza da ausiliaria tedesca, quel look diventa la divisa delle ragazze.

Negli anni ’80 (riceve per la collezione primavera-estate ’86 l’Oscar della moda) disegna una donna ieratica, vagamente spaziale, spallata ma esile, il corpo stilizzato, geometriche e aeree le acconciature, e la presenta in sfilate teatrali, luci illusionistiche, passaggi e gesti dosatissimi. Dall’inverno ’90 al ’92, è responsabile dell’alta moda nella rinnovata Maison Lanvin e ben due collezioni consecutive (luglio ’90-gennaio ’91) meritano il Dé d’Or. (Lucia Sollazzo)

Gli anni 2000

2002, aprile. Dall’estate 2003 la Maison Claude Montana annuncia che affiderà la produzione della linea maschile (capi in pelle, maglieria e capispalla) a differenti partner italiani. Montana, che è tornato a sfilare a Parigi, è soltanto consulente esterno del marchio. Nel luglio 2000, Jean-Jacques Layani, uomo d’affari, è divenuto proprietario della società Montana Création e ha nominato direttore generale Béatrice Bongibault, specialista del settore lusso che ha già ricoperto lo stesso incarico da Chanel, Dior, Valentino ed Escada. La creazione è affidata a un ufficio-stile interno e a una serie di stilisti free lance sotto la direzione del figlio Laurent Layani.

Le collezioni, realizzate su licenza, comprendono il prêt-à-porter femminile, (presentato a Parigi nel marzo scorso) e affidato a Multimoda, la seconda linea Montana Blu prodotta da Fiba, le calzature e le borse realizzate rispettivamente da Franco Paolucci e da Cip. Su licenza francese gli occhiali, prodotti da Bourgeois, e i bijoux da Apm.

2002, settembre. Stéphane Parmentier è il nuovo direttore creativo. La sua prima collezione debutta in ottobre, al Carrousel du Louvre di Parigi. Ha lavorato in precedenza per Lanvin, Lagerfeld e Givenchy. Firma una propria linea.

2003, maggio. Accordo con Ecce (Entreprise de Confection et de Commercialisation Européenne), società specializzata in abbigliamento maschile, per la produzione e distribuzione del prêt-à-porter uomo. La partnership con Montana si aggiunge ad altre licenze Ecce, impresa che fattura 100 milioni di euro e che si occupa da tempo di Givenchy, Gant, Scherrer, Courrèges, Rochas, Eden, Park e Arrow.

2009. Oggi lo stilista è d’ispirazione per diversi designer, tra i quali Alexander McQueen, che ha citato Claude Montana in molte delle sue collezioni.

Montana
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Masenza

Masenza. Gioielleria italiana. In attività dall’inizio del ‘900 a Roma con negozi prima in piazza di Spagna, poi in via del Corso.

Masenza. Gioielleria italiana. In attività dall’inizio del ‘900 a Roma con negozi prima in piazza di Spagna, poi in via del Corso. Negli anni ’50 invitò a disegnare bijoux da artisti come Guttuso, Fazzini, i fratelli Basaldella, Cagli, Capogrossi, Emilio Greco. Fu, in quell’inoltrato dopoguerra, un punto di riferimento per le star di Cinecittà e il jet set internazionale.

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Korvin Kathy. Fashion designer. Nel ’97, Cacharel le affida la creazione di una linea di gioielli. Dopo aver fatto questa e altre esperienze nel campo dei bijoux, lancia una sua griffe di abiti.

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Marina Fossati. Arriva a Milano nei primi anni ’60, e si fa spazio per la straordinaria abilità tecnica, l’ambizione di fare cose nuove e originali.

Marina Fossati. Apparteneva al mondo dell’artigianato di Lissone, suo luogo di nascita. Il padre era falegname del Teatro alla Scala. Per tutta la sua vita non si vergognò affatto di essere definita artigiana, anzi fu il suo merito e il suo vanto. Arriva a Milano nei primi anni ’60, in pieno boom economico e si fa spazio per la tenacia nel lavoro, la straordinaria abilità tecnica, l’ambizione di fare cose nuove e originali. Inizia con le sfilate di Palazzo Pitti lavorando per gli stilisti, che sarebbero diventati grandi ma che, allora, erano al debutto. Le sue creazioni — anelli, spille, collane, braccialetti, orecchini — erano caratterizzate da gusto e fantasia. Ricorreva a materiali relativamente umili: cristalli, perle, coralli, avori e pietre dure. Fu suo il merito di creare nel 1970, in società con Lino Raggio, la Sharra Pagano di via della Spiga. Dopo solo tre anni, Marina, che non amava ingrandirsi e prediligeva un ruolo a livello artigianale e non di grande business, si divide da Raggio e apre un proprio spazio in via del Gesù 15. Alla fine degli anni ’80, lascia l’azienda alla socia Anna Tarabelloni che conserva la sede e il marchio Marina Fossati. Era un’assidua del cenacolo artistico di Bagutta da cui è nato il primo premio letterario italiano.

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Nasce nel 2005 proponendo bijoux e accessori moda, per la persona ma anche per la casa, che rispondano alle attuali esigenze della donna di essere bella ed elegante in ogni dettaglio. Le collezioni Dudu comprendono collane, anelli, bracciali, ma anche pochette da sera, candele, profumatori per la casa e fragranze per la persona. Il luccichio dei bijoux, colorati e sbarazzini, con ciondoli, brillantini e dettagli divertenti. Allo stesso tempo però eleganti e adatti a ogni situazione, sono caratteristici di questo brand.

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Camomilla – È nata a Milano agli inizi degli anni ’80. Oggi rappresenta, attraverso il suo brand , un universo di proposte per donne. Come per esempio borse, jewellery boxes, bijoux, ma anche hair accessories, scarpe e foulard. Infinite collezioni coloratissime e accostabili tra loro, caratterizzate da materiali innovativi e lavorazioni esclusive. Dedicate a donne che vogliono decidere il loro stile, e a cui Camomilla offre gli strumenti per esprimerlo. Il brand firma su licenza anche accessori con il character Hello Kitty, oltre a essere distributore ufficiale di Sanrio, sempre del character Hello Kitty.

Camomilla
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