Tocca

Tocca. Marchio americano (la sede è a New York) di abbigliamento e accessori, bellezza, biancheria da casa maison. È amatissimo dalle star di Hollywood.

Tocca. Marchio americano (la sede è a New York) di abbigliamento e accessori, bellezza, biancheria da casa maison. È amatissimo dalle star di Hollywood. Lo stile è semplice e femminile.

La collezione Tocca Casa è stata lanciata nel 1997 mentre la più recente (del 2000) è quella di intimo. Il primo negozio (a Tokyo) è stato aperto nel ’97, mentre l’anno successivo è stato inaugurato l’enorme spazio newyorkese e, nel ’99, la boutique di Londra.

Le collezioni sono vendute negli Usa, Europa, Australia, Giappone e Asia, oltre che via Internet. Le creazioni tocca, con la direzione di Edoardo Mantelli, sono state scelte anche da pubblicazioni prestigiose come Vogue, Harper’s Bazaar, WWD, Elle e il New York Times.

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Tizzoni, Giuseppina

Giuseppina Tizzoni. Sarta italiana. È fra coloro che tentano di creare negli anni ’30 una moda italiana, autonoma, sganciata dalla sudditanza parigina.

Giuseppina Tizzoni (1889-1979). Sarta italiana. È fra le protagoniste del primo tentativo di creare negli anni ’30 una moda italiana, autonoma, sganciata dalla sudditanza parigina.

Lo cercava di imporre per decreto l’Ente Nazionale della Moda varato dal regime fascista il 31 ottobre 1935. Nella stagione dell’autarchia che rispondeva alle sanzioni decise dalla Società delle Nazioni per l’aggressione dell’Italia all’Etiopia. L’Ente obbligava le sartorie a collezioni che fossero al 50 per cento “di ideazione e produzione nazionale”. Inoltre, vagliava i modelli attraverso disegni o fotografie e dava un marchio di garanzia, un marchio di “italianità di tessuto e di ispirazione”.

Giuseppina Pagani era stata “piscinina“, a Milano chiamavano così le lavoranti al debutto. In seguito, divenne poi sartina da Fumac.  Successivamente, si mise in proprio nel ’20 con il nome del marito. Tizzoni. Era un atelier nella milanese via della Spiga, all’angolo con via Santo Spirito.

Le sue collezioni, come quelle delle sartorie più famose di Milano e Roma, erano miste anche prima del diktat autarchico. Abiti originali e abiti di moda francese. Venivano comprati dai modellisti e riproposti in due, tre versioni. Inoltre potevano essere ispirati alle creazioni delle grandi firme parigine, spesso praticamente plagiati.

Di lei Maria Pezzi ha scritto: “Una sarta tipica, bassotta, grassottella, rustica, con un mestiere consumato e un occhio infallibile”.

Tizzoni

Gli anni della guerra

Durante la guerra, la ditta G. Tizzoni sfolla e sfila a Como. Sul finire del ’44, mentre l’Italia del Nord viveva l’occupazione nazifascista e la guerra civile, la rivista Bellezza scrive: “Nonostante la pioggia a rovesci di una giornata autunnale, le Ferrovie Nord portarono da Milano un numero considerevole di spettatrici e i battelli trasportarono da diversi punti del lago altro pubblico”. Erano tempi bui, ma le signore trovarono “memorabile un mantello Tizzoni, nero da pomeriggio, orlato di visone“.

La fine del conflitto e l’ingresso nell’alta moda

Da qualche anno, Giuseppina lavorava in tandem con la figlia Carla Tizzoni (1915-1986). L’aveva affiancata, tenendosi nel cassetto una laurea in chimica e farmacia. Alla fine del conflitto, insieme riaprono la sede di via della Spiga. Successivamente nel ’59, la sartoria associò il nome della madre e della figlia. Negli anni ’60, le Tizzoni avevano un centinaio di lavoranti e stavano al proscenio dell’alta moda, soprattutto per gli abiti da gran sera e da sposa. Dopodiché, all’inizio del decennio ’70, Carla firma una linea boutique, antesignana del prêt-à-porter.

Tizzoni
1960 – Vestito turchese con gonna doppia by Tizzoni

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Lattuada, Alberto

Lattuada Alberto. Stilista italiano nato a Caronno Pertusella. Lo hanno definito “uomo di stile”. Le cronache lo fanno nascere professionalmente nel 1955.

Lattuada Alberto (1926). Stilista italiano nato a Caronno Pertusella (Varese). Lo hanno definito “uomo di stile“. Le cronache lo fanno nascere professionalmente nel 1955 con i disegni per il quotidiano Women’s Wear Daily, anche se già da qualche anno collaborava con Mamme e Bimbi di Silvana Bernasconi.

Ha lavorato per numerosi periodici femminili (fra i quali Novità, Bellezza, Annabella e Marie Claire) e per lungo tempo ha dedicato la sua attività pure all’I.w.s. (Segretariato Internazionale della Lana).

lattuada

Conosciuto per il suo spirito ironico, le battute corrosive e feroci, schivo e introverso pur dichiarandosi timido, è noto per le collezioni di abiti, maglieria, pellicceria, calzature e linee sportive d’avanguardia.

“Ciò che preferisco è lo sport ad altissimo livello. E ritengo d’essere stato uno dei primi a imporre questo tipo d’abbigliamento anche per sera”.

Dal ’73 al ’90 ha creato album e colori per Pitti Filati e per la filatura Avia (poi Zegna-Baruffa). Sempre fedele al suo personaggio e al suo stile, crea ancora collezioni up to date.

Insegna al Polimoda di Firenze.

2003, luglio. Alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, si inaugura Alberto Lattuada. Un maestro al Polimoda. La mostra a temi si articola: dal “rural country western” alla “Manhattan rhapsody” alle deliziose “Victorian eccentrics“.

Un grande successo a sottolineare la straordinaria carriera dell’illustratore-stilista, protagonista di 50 anni di moda italiana. Di Alberto Lattuada è ben riconoscibile il tratto incisivo, il segno pittorico assolutamente originale, lo stile colto e raffinato con cui ha raccontato con sottile ironia e appassionato interesse il nascere e l’evolversi della moda italiana.

Durante l’edizione di Milano Moda Donna del febbraio 2008, il mondo della moda ha dedicato allo stilista una mostra intitolata Il sogno elegante.

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Fercioni, Giovanni

Fercioni Giovanni (1886-1961). Sarto italiano. Titolare di una celebre sartoria d’alta moda a Milano. Figlio di un funzionario di Casa Savoia.

Giovanni Fercioni (1886-1961). Sarto italiano. Titolare di una celebre sartoria d’alta moda a Milano. Figlio di un funzionario di Casa Savoia impiegato nella tenuta di San Rossore, ha coltivato fin da piccolo lo stile del vestire, affascinato dagli abiti eleganti e sportivi che la famiglia reale e i suoi ospiti indossavano per la caccia. I primi punti li diede sulle rosse giubbe che i principi indossavano durante le battute di caccia. Nel 1906 è a Milano in una sartoria per abiti da uomo e diventa un esperto nella confezione di frac e smoking. Nel ’10, apre il primo atelier e ha tra i suoi clienti personaggi noti del giornalismo e dello spettacolo, da Renato Simoni, a Nicola Zingarelli ad Adolfo Cotronei. Fu Simoni, critico teatrale del Corriere della Sera, che lo convinse a dedicarsi alla moda femminile portandogli le prime clienti. Cominciò con i tailleur e poi si convertì agli abiti ricamati in crêpe georgette, ai gran sera e agli abiti da sposa che divennero più tardi la sua specialità.

Giovanni Fercioni e il teatro

Racconta Maria Pezzi nell’autobiografico Una vita dentro la moda: “Era il 1924. Avevo sedici anni. Faceva furore una commedia romanticissima di Dario Niccodemi, L’alba, il giorno e la notte. Tre atti e solo due personaggi interpretati da Vera Vergani e Luigi Cimara. Vera indossava un abito di Fercioni, un cortissimo fourreau di marocain bianco senza maniche, scollato profondamente a V dietro e davanti, con una corta basca godet ai fianchi e tutto incorniciato da un bordo di cannucce d’argento. Era di una tale bellezza, era fantastico”. Vestì in scena e fuori attrici come Marta Abba, Elsa Merlini (per lei, realizzò gli abiti del film La segretaria privata del ’31), Isa Miranda. Dudovich nel 1910, Sacchetti nel 1920, Ester Sormani nel ’30, Grau e Pallavicini nel ’49 per la rivista Bellezza e, negli anni ’50, Maria Pezzi hanno documentato con il disegno il suo straordinario talento: una storia di stile raccontata dai maggiori illustratori di moda.

Nel ’52 fu invitato, con i sarti, gli stilisti della nuova generazione, a rappresentare la nascente moda italiana a New York. Sua indossatrice e testimonial fu Luciana Angiolillo, ma anche Elsa Martinelli indossò i suoi abiti negli anni ’50. Nel 1960 Fercioni celebrò con una grande festa i suoi cinquant’anni di lavoro. L’invito era disegnato da Brunetta. Dopo la sua morte, i figli Aldo e Ruggero continuarono l’attività paterna spostando la sede da corso Matteotti in via Santo Spirito. Chiusero l’attività nel 1973. Il nipote Gian Maurizio Fercioni è costumista teatrale.

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