Meyer, Adolph (de)

Adolph de Meyer (1869-1946). Bizzarro fotografo francese. Introduce lo stile pittorialista nelle foto di moda, lavora da Vogue e da Harper’s Baazar.

Adolph de Meyer (1869-1946). Fotografo francese. Personaggio insolito e bizzarro tanto che non è del tutto certo neppure il suo anno di nascita. Di nobili origini, è barone, appartiene a un casato di origine tedesca ed è imparentato con il re inglese Edoardo VII.  Vive con la moglie in un ambiente raffinato ed esclusivo gli ultimi anni di quella Belle Époque che la Grande Guerra avrebbe tragicamente e improvvisamente cancellato. Proprio lo scoppio della prima guerra mondiale con lo scontro fra Francia e Germania lo fa sentire straniero in patria, così decide di emigrare negli Stati Uniti. La delicatezza dei toni e la spettacolarità delle scenografie caratterizzano le sue immagini. Lo fanno apprezzare sia in campo commerciale che artistico, come dimostrano le 21 fotografie già pubblicate in più riprese dal 1908 al 1912 dall’esclusiva rivista americana Camera Work diretta da Alfred Stieglitz.

Meyer, Adolph (de)
Foto di Adolph de Meyer

Adolph de Meyer e la moda

Adolph de Meyer è il primo al mondo fra i grandi autori a volgere con continuità e impegno il proprio obiettivo sulla moda. Introduce lo stile pittorialista nelle immagini della haute couture. Crea infatti atmosfere vaghe e suggestive, effetti di luce delicati e scintillanti che tendono a disintegrare la forma recuperandone un’intensa dimensione emotiva. Dall’incontro con l’editore Condé Nast a New York nasce un’intensa collaborazione con Vogue America che dura 10 anni. Tradendo la fiducia del suo possessivo editore, passa al concorrente Harper’s Bazaar dove lavora fino al 1934. L’effetto flou, ottenuto anteponendo una garza davanti al suo obiettivo Pinkerton-Smith a fuoco morbido, i viraggi seppia e il sapiente uso di specchi che permettono di creare luci di riflesso interessanti, alludono al romanticismo delle atmosfere e influenzano profondamente tutta la fotografia di moda del tempo. Proprio questa caratteristica finisce per datare immediatamente la produzione di de Meyer che viene lentamente messo da parte: alla sua morte l’affermato fotografo era povero e dimenticato da quel mondo di cui aveva esaltato la raffinata esteriorità.

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