Blair

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989…

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989. Riprende la fiaccola dei grandi creatori che non temono di usare cachemire preziosissimi e flanelle grigie con una nostalgica propensione alla moda di altri tempi, rivista in chiave moderna.

All’inizio degli anni ’90, sostituisce Erik Mortensen alla direzione artistica dell’haute couture di Balmain. L’esperienza ha breve durata e dopo pochi mesi gli subentra Hervé Pierre.  Alistair è stato stilista per alcuni anni nella maison di Laura Ashley, ma ha lasciato l’azienda nel 2004.

Jenner

Jenner, Kendall Nicole (1995) Los Angeles. È una modella, una star di Instagram  e un personaggio televisivo. Figlia di Bruce (padre) e Kris (madre) Jenner..

      1. BIOGRAFIA
      2. CARRIERA DA MODELLA:
      3. COPERTINE, COLLABORAZIONI E TV:
      4. JENNER, TRA LE MODELLE PIU RICHIESTE:
      5. FYRE FESTIVAL E LO SPOT PEPSI:
      6. DAL 2018 AD OGGI:

    BIOGRAFIA

    Jenner, Kendall Nicole (1995) Los Angeles. È una modella, una star di Instagram  e un personaggio televisivo. Figlia di Bruce Jenner (padre) e Kris Jenner (madre); oltre alla sorella Kylie ha molti fratellastri e sorellastre tra i quali Kourtney, Kim, Khloè e Rob Kardashian, avuti da parte materna con il celebre avvocato Robert Kardashian.

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    Famiglia Jenner-Kardashian

    Diventa famosa nel 2007 grazie al reality show  “Keeping up with the Kardashians”, ancora oggi in produzione, incentrato sulla vita privata e professionale della famiglia allargata Jenner-Kardashian.

    CARRIERA DA MODELLA:

    Nel 2009, a soli quattordici anni, spronata dalla madre manager, firma il suo primo contratto con “Wilhelmina Models”(un’agenzia di moda di Los Angeles). Comincia così la sua carriera da modella facendo il suo primo Shooting fotografico per il famoso brand statunitense Forever 21 e nel 2010 compare anche su Teen Vogue.

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    Kendall Jenner su Teen Vogue

    Nel 2011 si trasferisce a New York  per fare esperienza come modella e durante la settimana della moda  “Mercedes-Benz” sfila per la collezione primavera/estate 2012 di Sherri Hill.

    COPERTINE, COLLABORAZIONI E TV:

    Kendall Jenner appare in copertina, nel 2012, su riviste come: American Cheerleader, Teen Prom, Looks, Flavour Magazine e partecipa a campagne pubblicitarie per i più noti brand australiani come White Sands Australia. A Novembre dello stesso anno collabora con Russel James, fotografo di Victoria’s Secret, a progetti e lavori editoriali. Nello stesso periodo crea con la sorella “The Kendall & Kylie Collection” per il marchio PacSun, la collezione verrà lanciata a Febbraio 2013. Sempre in questo anno la vediamo recitare nella Serie Tv “Hawaii Five-0”.

    JENNER, TRA LE MODELLE PIÙ RICHIESTE:

    Nel 2014 Riccardo Tisci, famoso stilista italiano, la sceglie come testimonial per la campagna autunno/inverno 2014 di Givenchy accanto alla famosa super modella italiana Mariacarla Boscone. Nello stesso anno sfila tra Parigi, Londra e Milano anche per Chanel, Donna Karan, Marc Jacobs, Tommy Hilfiger, Fendi, Dolce&Gabbana, Bottega Veneta, Emilio Pucci e Balmain. Per il sito Models.com è tra le 50 modelle più richieste.

    L’anno successivo Kendall crea insieme alla sorella Kylie una linea di abbigliamento per Topshop e partecipa per la prima volta al Victoria’s Secret Fashion Show, esperienza che ripeterà anche nel 2016 e nel 2018 saltando però l’edizione del 2017 perché firma un contratto esclusivo con La Perla, famoso brand di intimo italiano.

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    Statua di cera di Kendall

    Nel 2016, per festeggiare la settimana della moda di Londra, le due amiche, Kendall e Cara Delevigne, vengono “trasformate” nelle famose statue di cera esposte poi presso il Museo Madame Tussauds. Lo stesso anno la rivista Forbes la inserisce in terza posizione tra le modelle più pagate (10 milioni di dollari).

    FYRE FESTIVAL E LO SPOT PEPSI:

    Viene pagata 250.000 dollari per un post su Instagram sul “Fyre Festival”, un music festival di lusso, sponsorizzato dall’etichetta musicale G.O.O.D, eliminato successivamente perché considerato fraudolento. Nello stesso anno realizza uno spot per la Pepsi “Live for Now”, video subito criticato di razzismo per aver preso in prestito immagini  dal movimento Black Lives Matter.

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    Kendall Jenner per Adidas

    A giugno Kendall Jenner firma un contratto con Adidas Originals diventando anche ambasciatrice del marchio e in parallelo continua la collaborazione con Fendi insieme alla modella Gigi Hadid. A Settembre viene nominata Icona Fashion del decennio grazie ai suoi numerosi followers sui social e viene scelta come protagonista dalla famosa cantante Fergie per il suo nuovo video musicale “Enchanté”.

    DAL 2018 AD OGGI:

    2018. La vediamo recitare una piccola parte nella pellicola “Ocean’s 8” diretta da Gary Ross e testimonial delle campagne pubblicitarie di Tod’s, accanto al ballerino Roberto Bolle e di Ochirly, accanto a Bella Hadid. Viene nuovamente classificata, dalla rivista Forbes, al primo posto tra le modelle più pagate (22.5 milioni di dollari).

    2020. LiuJo per i suoi 25 anni sceglie proprio lei per la sua campagna #bornin1995, sarà per tutto l’anno l’icona del brand. In arrivo anche la nuova collezione di cosmetici di Kendall per Kylie Cosmetics.

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    Campagna LiuJo #bornin1995

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Kendall Jenner per Missoni

Angeli di Victoria’s Secret

Kendall Jenner testimonial Calvin Klein

Lelong

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono…

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono nei fervidi anni del primo dopoguerra mondiale il prestigio della moda francese, con un intenso intreccio fra stilismo e cultura: tessuti disegnati da DalÕ, bijoux creati da Cocteau. Il padre Arthur fondatore di un’industria di tessuti (1896), la madre Eléanore, sarta di buon livello, Lelong fa il suo apprendistato e scopre la propria vocazione nell’azienda di famiglia che, tornato dalla guerra, ingrandirà creando nel 1924 la sua casa di moda. Forte, appena due anni dopo, di 1200 addetti, è subito celebre per il nitore sartoriale dei modelli, la maestria nella scelta e la lavorazione dei tessuti, grazie anche all’aiuto, come consulente e indossatrice, della bellissima moglie Natalie Paléy, figlia del granduca Paolo di Russia. In seguito chiamerà a disegnare le proprie collezioni gli stilisti più promettenti del momento: da Christian Dior a Pierre Balmain, a Hubert de Givenchy. Manager illuminato, dopo un viaggio di studio negli Stati Uniti per apprendere i metodi di lavoro nell’industria della confezione, crea un suo precoce prêt-à-porter, capi in numero limitato, firmati L.L. Edition. Dal 1937 fino al termine della seconda guerra mondiale, fu presidente della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne e in questa veste riuscì a impedire il trasferimento delle case di moda da Parigi a Berlino durante l’occupazione tedesca. Ma molte avevano chiuso i battenti, rifiutandosi di lavorare per non essere costrette a vendere ai tedeschi i loro modelli. Le maison che continuarono a farlo, non riuscirono, una volta tornata la pace, a parte un nome eccezionale come Chanel, a resuscitare il successo d’un tempo.

Freud

Freud, Bella nasce a Londra. È pronipote di Sigmund Freud. Studia in Italia e fa pratica da Caraceni. Scopre la moda attraverso Vivienne Westwood. Esordisce nel 1990 firmando la sua prima collezione; nel ’93 fa sfilare i suoi abiti alla London Fashion Week. Per le sue collezioni si ispira all’Inghilterra e al suo passato. Infatti, dice: “Si può prendere una silhouette vittoriana e giocare con le sue forme senza nasconderne le origini, così che rimanga sexy”. Il suo stile è elegantemente stravagante e semplice. Definisce le sue creazioni “irriverenze di lusso”.
2002, luglio. La maison Balmain, dopo il divorzio con lo stilista Gilles Dufour, vorrebbe affidarle il prêt-à-porter femminile e la supervisione della linea maglieria.

Cederna

Cederna, Camilla (1911-1997). Giornalista italiana. Grande firma del dopoguerra, esordì nel 1939 sul quotidiano milanese L’Ambrosiano, collaborando poi con L’Europeo, L’Espresso e il Corriere della Sera e pubblicando numerosi libri. In seguito alla strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), dedicò un lungo periodo di attività a temi di impegno civile e politico, dall’inchiesta sulla morte dell’anarchico Pinelli (1971) al dossier del 1978 sul presidente della repubblica Leone, alla raccolta di memorie Il mondo di Camilla (Feltrinelli, 1980). La moda ha rappresentato un leitmotiv del suo giornalismo: un interesse già rivelato dalla tesi di laurea sulle Prediche contro il lusso delle donne dai filosofi greci ai Padri della Chiesa e dal suo primo vero pezzo pubblicato dal Corriere della Sera il 7 settembre 1943, alla fine del periodo badogliano e poco prima che tornassero i fascisti: Moda Nera, un bozzetto di costume sulle donne dei gerarchi, a cominciare da Claretta Petacci. Fra il ’46 e il ’56, all’Europeo di Arrigo Benedetti, segue l’attività delle grandi sartorie milanesi, la fase pionieristica di Palazzo Pitti, le sfilate di Balmain e Dior a Parigi, racconta Maria Callas e la sua educazione all’eleganza nell’atelier di Biki. Parallelamente, è stato il suo tratto originale, osserva e registra il “vestire”, come lo definisce, le proprietà di stile e le goffaggini esibizionistiche nel rapporto con la moda. Ne dà un saggio nell’almanacco Milano ha cinquant’anni edito nel 1950 dalla Rinascente con il lungo articolo Come vestono i milanesi, dei quali elogia il “conformismo, frutto di buone tradizioni”, consacrato dalle giacche di Prandoni “che fino a pochi anni fa servivano di modello ai grandi tailleurs di Londra”. A fianco si leggeva Come vestono le milanesi di Irene Brin. Nel febbraio ’56, testimonia per L’Europeo la crociera a New York di “otto signore italiane” (Consuelo Crespi per tutte) “di sangue blu, taglia mannequin”, organizzata da Giovanni Battista Giorgini per presentare alle americane i modelli di grandi sarti milanesi e romani come Schuberth, Marucelli, Capucci, Veneziani. Poco dopo, segue il direttore Benedetti che fonda L’Espresso dove firma la rubrica di costume Il lato debole, che terrà fino al 1976. Ogni settimana, racconta il continente della mondanità, dei salotti, in anni di restaurazione, di pescecanismo, di fragoroso miracolo economico, di sbandierati vestitoni scaligeri: abitudini, stereotipi, linguaggi, tic, eleganze e cafonaggini degli “uomini e donne di moda”. I disegni di Brunetta accompagnano i suoi articoli. Ha scritto Guido Vergani: “È una signorina di buona famiglia, capace di sorridenti cattiverie, di aceti in una prosa solo apparentemente frivola. (…) Nelle sue sferzate che non hanno virulenza e sono quasi mimetizzate dalla grazia, emergono il sano moralismo della borghesia illuminata lombarda, quella che ha nel proprio sangue Pietro Verri e Carlo Cattaneo, e il senso dello humour del popolino milanese”. Oltre che una fonte per la fenomenologia sociale della moda, le mille pagine in cui sono stati raccolti (Bompiani, 3 voll., 1977) quegli articoli offrono una preziosa rassegna di tendenze, arricchita dalla padronanza descrittiva di tessuti, forme, tagli, complementi decorativi. Dalle voghe ancora spontanee alla fine degli anni ’50, come “i wrappers, cioè le sciarpe degli studenti inglesi” portate su tailleur e stivaletti di raso, all’avvento di standard rassicuranti come “il tubetto nero” considerato “la miglior buccia per la serata più o meno tranquilla” e “il coloniale che d’estate va sempre”. Dalle ostentazioni anti-moda (via via, il ritorno a “spalle rigide e quadrate tipo Caraceni 1950″, il “folclore esotico” importato dalle “donne moderniste” degli anni ’50, gli “zatteroni in luogo della scarpa Chanel“) alle icone populiste come i jeans, purché resi “gloriosamente morbidi e azzurro bianchi”. Varie altre tracce del suo occhio attento sulla moda sono disseminate nelle cronache sulle prime alla Scala, uno dei suoi osservatori privilegiati. A metà degli anni ’50, le grandi sartorie milanesi prediligono gli abiti affusolati e le stole di cincillà. Nel ’63 “si vedranno signore dentro il mantello oro e ruggine” di una famosa tela del Carpaccio e “le ragazzine in mantellina verde sopra l’altra mantella più lunga e stivali”. Negli anni ’70 elenca “la cinese: pantaloni larghi e blusa”, “l’amazzone in giacca di tweed”, “quella in doposcì: maglia magari traforata per far sera”, turbanti, patchwork matelassé (“facendo l’effetto anche di copriteiere”), “lesbiche vere o imitazione: scarpa robusta”. Raramente si concede considerazioni, come in una rapida obiezione al Sistema della Moda di Roland Barthes, 1968: “in un punto la Donna di Moda differisce in modo decisivo dai modelli della cultura di massa: non conosce il male. La Moda non parla mai d’amore, non conosce adulteri, relazioni e neppure il flirt: in Moda, si viaggia soltanto col marito”. Piuttosto, la sua idea della moda si può riassumere in questa “formula per una quieta eleganza” offerta proprio per un lontano 7 dicembre scaligero: “E cioè, il vestito che può essere in un pezzo solo e parere in due, ma spira sempre una sua malinconica e solenne grazia notturna. Gonna lunga e stretta con due spacchetti, se no leggermente a botte, di pesante raso crema, perla o grigio fumé, completa di casacchina o bolero di gaietto nero, proprio nel punto della vita grondante gocce come di splendido inchiostro. Scollo a barchetta, brevi maniche, perline nere cucite a disegno di rete, di fiori, di stelle sull’organza o sul tulle”. Camilla Cederna torna a occuparsi di moda negli anni ’80, durante la fase più aggressiva di trasformazione dell’industria dell’abbigliamento, del mercato e delle tendenze creative. Infastidita dagli esibizionismi, dalle banalità, dal linguaggio invalso con il made in Italy, si congederà dalla “guerra” organizzativo-mediatica delle Collezioni e dal “lookismo contemporaneo” (De gustibus, Mondadori ’86). Altre sue opere sono La voce dei padroni (’62), Signore e Signori (’66), Maria Callas (Longanesi, ’68), Le pervestite (Immordino, ’68), Milano in guerra, con Marilea Somarè e Martina Vergani (Feltrinelli, ’79) e, pubblicato da Mondadori nell’87, Il meglio di Camilla Cederna.

Capucine

Capucine. Nome d’arte di Germaine Lefèvre (1928). Attrice e indossatrice francese. Figlia di un industriale, frequenta le scuole a Samur, viene scoperta da un piccolo fotografo locale ed è immediatamente catturata dalla moda. Sfila per Dior, Balmain, Givenchy. Appartiene al genere di mannequin dalla bellezza sacrale, patinata, sofisticata. Dagli atelier, dopo un viaggio in America, passa ai set cinematografici, debuttando nel 1960 in Canzone senza fine. Fra i suoi film, Anime sporche, La pantera rosa, Ciao Pussycat. Ammalata di depressione, nel 1990 muore suicida gettandosi dall’ottavo piano dell’edificio in cui viveva a Losanna.

Dufour

Dufour, Gilles. Dopo studi in filosofia, si iscrive all’École Supérieure des Arts Dècoratifs di Parigi. Si perfeziona alla Scuola di Arti Visive di New York. La sua carriera nell’ambiente della moda lo vede assistente di André Oliver e Pierre Cardin per l’haute couture. Poi, collabora con Raymondo de Larrain, nipote del Marchese di Cuevas, per i costumi e i decori di una commedia. È nell’ambiente del cinema e del teatro che continua a lavorare, spesso anche insieme a Lagerfeld, di cui diventerà il più stretto assistente. Nel 1983, Dufour firma la sua prima collaborazione con la maison Chanel, di cui diventerà direttore artistico. Dal 1998, è lo stilista della maison Balmain.

Larizzi

Larizzi Sidonie (1942). Stilista francese di calzature femminili. È celebre per i tacchi alti e l’impronta divistica delle sue creazioni. Collabora con i nomi più prestigiosi della moda: Ungaro, Patou, Chloé, Chantal Thomass, Balmain, Oscar De La Renta, Lacroix. Dopo esperienze diverse, in campo artistico e commerciale, nel 1978 lancia la linea che porta il suo nome e contemporaneamente apre la prima boutique in rue de Marignan a Parigi. Passa con disinvoltura dai materiali classici (coccodrillo, lucertola, struzzo) a quelli più insoliti (sughero, paglia, garza, legno), dando vita ogni volta a creazioni personalissime.