Testu, Jean-Luc

Jean-Luc Testu (1960). Stilista francese. Si forma alla scuola di stilismo Esmod a Parigi e termina il suo apprendistato da Thierry Mugler e Azzedine Alaia.

Jean-Luc Testu (1960). Stilista francese. Si forma alla scuola di stilismo Esmod a Parigi e termina il suo apprendistato da Thierry Mugler e Azzedine Alaia.

Successivamente, nel 1986 crea, insieme a Michael Roelli, la Roelli Testu, una griffe dedicata al prêt-à-porter maschile che ottiene un immediato successo. Nel 1991 il tandem viene scelto per disegnare la collezione uomo della maison S.T. Dupont. Tuttavia il vero salto arriva cinque anni dopo quando Jean-Luc Testu lascia la maison per diventare il direttore creativo uomo da Thierry Mugler.

Testu
TParigi 2002

Intanto disegna la linea Testu che presenta con il suo nome nel 2001 a Parigi. Continua a sfilare regolarmente nella capitale francese. In seguito, nel 2005 viene sostituito da Thomas Engel Hart alla guida creativa di Thierry Mugler Homme.

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Paule Ka

Paule Ka. Griffe parigina fondata nel 1988 dal designer Serge Cajfinger. Lo stilista trascorre l’infanzia in Brasile, per rientrare in Francia nel 1968

Griffe parigina fondata nel 1988 dal designer Serge Cajfinger. Lo stilista trascorre l’infanzia in Brasile, per rientrare in Francia nel 1968. Nel 1974, assieme alla madre e alla zia, Serge apre a Lille una boutique battezzata Paule Ka, dove trovano posto le creazioni dei designer che diventeranno famosi negli anni ’80: Alaïa, Claude Montana, Thierry Mugler e Kenzo. Nel 1987 Serge Cajfinger lascia la città per trasferirsi a Parigi: qui, nel Marais, fonda la sua etichetta.

In breve emergono precisi i suoi stilemi: abitini neri e piccoli capi dai toni neutri, un approccio pittorico al colore e pezzi metropolitani, come i tailleur rielaborati con un gusto per il glamour d’ispirazione hollywoodiana, nel segno di una seduzione che non esclude un pizzico di humour. Nel 2007 la griffe inaugura la nuova sede e il flagship store di Rue Saint Honoré 223, mentre vanta una distribuzione in 350 punti vendita nel mondo.

paule ka

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Lineapiù

Lineapiù. Industria italiana di filati. È una firma mondiale del settore. Ha sede a Capalle di Prato. Fra i tanti, produce il filato Relax

Industria italiana di filati. È una firma mondiale del settore. Ha sede a Capalle di Prato. Fra i tanti, produce un filato in fibra di carbonio, Relax, ottenuto nel 1993 trasformando gli elementi chimici in filamento e poi abbinandoli a lana, cotone, viscosa. È un filo che filtra e scherma fino al 60 per cento i campi elettromagnetici. L’industria Lineapiù nasce nel 1975 per produrre filati da maglieria. In pochi anni, ha generato 15 aziende autonome, ognuna con differente e specifica tecnologia.

Gli addetti sono 950; la produzione media annua è di 10 milioni di chili di filati ripartiti in cinque linee di prodotto. Il fatturato, nel ’98, ha superato i 300 miliardi. La forza del gruppo sta nella continua innovazione sulla base di una profonda conoscenza delle materie, soprattutto quelle tradizionali: lana, seta, cachemire, alpaca, mohair, pelo di cammello, angora, cotone, viscosa. Ha impiegato due decenni per completare la sua ricerca sulle materie prime. Ora ha capacità innovativa e sintesi estetica tra le più rare. Piace agli stilisti di tutto il mondo. È difficile fare amare un filato che in definitiva è un semilavorato.

La promozione dei filati

Lineapiù realizza un programma complesso per suscitare interesse sul filo: master, corsi di specializzazione per giovani diplomati, mostre come quella su Azzedine Alaïa a Palazzo Corsini di Firenze. A Pitti Filati del ’99, l’azienda ha presentato un filato a cristalli di Swarovski e i filati Cork, Bobol, Loc che creano nel tessuto particolari effetti ottici: assorbono e riflettono la luce. Acquisito il 50 per cento di Julien Mac Donald.

2002. Conseguito un fatturato di 150 milioni di euro; i dipendenti sono 1000 distribuiti in 15 aziende; 30 milioni le maglie prodotte in un anno. Giuliano Coppini è il presidente del Gruppo, coadiuvato dalla figlia Lola. Shalon è l’ultimo filato nato dall’azienda pratese, è in viscosa tridimensionale e in grado di aderire al corpo in maniera sensuale.

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E2

E2. Dietro al marchio ci sono le menti creative di Michèle e Olivier Chatenet, entrambi francesi, partner di lavoro e nella vita.

E2. Dietro al marchio ci sono le menti creative di Michèle e Olivier Chatenet, entrambi francesi, partner di lavoro e nella vita. Fondatori negli anni ’80 del brand Mariot Chalet, si dividono per lavorare: Michèle da Comme des Garçons e Olivier da Azzedine Alaia. Insieme, vengono poi chiamati alla maison Hermès. È il 2000 l’anno che vede la nascita di E2, un brillante assemblaggio di abiti vintage che si fa presto notare dagli addetti ai lavori. Non a caso Léonard, casa di moda francese fondata nel 1958, ingaggia la coppia come creativi di punta. Nel 2002, i loro abiti sono stati esposti al Musée de la Mode di Parigi nell’ambito della mostra Couturier Superstars.

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Azzedine Alaïa

Indice:

  1. Le origini e il grande sogno
  2. Le donne di Alaïa
  3. La cucina come ambiente creativo
  4. Il sarto delle donne
  5. Il primo atelier
  6. L’incontro con Carla Sozzani
  7. Le modelle del gigante della moda 
  8. Il rapporto con Naomi Campbell
  9. Lo scultore del corpo
  10. La libertà creativa
  11. Il grande ritorno in passerella
  12. Per sempre Azzedine Alaïa 
  13. Un’estetica d’avanguardia
  14. Le mostre
Dizionario della Moda - Azzedine Alaia
Il grande couturier Azzedine Alaïa

LE ORIGINI E IL GRANDE SOGNO

Azzedine Alaïa nasce il 26 Febbraio 1940 a Tunisi, da una famiglia di agricoltori. Parte per Parigi a soli 17 anni con pochi soldi e tanti sogni e, per guadagnarsi da vivere, inizia a lavorare come baby sitter.

La sua infanzia a Tunisi scorre serena e lascia in lui un ricordo felice, nonostante la madre fosse sparita e il padre lavorasse molto nei campi. Erano i nonni a prendersi cura di lui: con il nonno andava spesso al cinema, con la nonna passava ore in cucina, a preparare banchetti per i numerosi ospiti. C’era poi la sorella gemella Hafida, una dolce ragazza che lavorava come sarta e che gli insegna a tenere in mano ago e filo. Anche la zia è stata una figura importante e di ispirazione per la creatività di Alaïa. Vestiva alla francese con una redingote rossa dai revers d’astrakan.

LE DONNE DI Alaïa

Molteplici sono le figure femminili che hanno segnato la vita del grande designer. La rigorosa eleganza delle suore di Notre Dame de Sion a cui dona il primo disegno. Le modelle di Dior e Balmain che scopre sulle pagine delle riviste di moda nello studio di madame Pineau, levatrice del quartiere dove il giovane si guadagna qualche soldo mettendo pentolini d’acqua a bollire sul fuoco.

Dizionario della Moda - Carla Sozzani
Carla Sozzani a cena dal sarto

LA CUCINA COME AMBIENTE CREATIVO

La cucina, come già accennato, è un luogo importante per Alaïa. È qui che passa molto del suo tempo a cucinare con la nonna. Ed è proprio qui che comincia a comporre le sue prime creazioni, che prendono forme scultoree addosso alle clienti per cui cuce. La sua cucina, con un piano d’acciaio e due grandi tavoli perfettamente illuminati, è stata per anni un crocevia dove cibarsi di buona cultura e idee, dove piatti culinari e capi stratosferici prendevano vita. Un luogo aperto a tutti, pronto ad accogliere in qualsiasi momento, ospiti nuovi, come la nonna aveva insegnato ad Azzedine. Il suo segreto era amalgamare la sarta e il giornalista, la nobildonna e l’artista: un modo per tenere insieme tutti i suoi affetti. 

Dizionario della Moda - Azzedine Alaia
Alaïa nella sua cucina

È proprio la nonna, di nascosto dal padre, a spingere il ragazzo pieno di talento ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Così Azzedine studia scultura, inizia ad interessarsi al corpo e alle sue forme ed impara nozioni che si riveleranno preziose per il suo futuro. Conosce Leila Menchari, che per trent’anni disegnerà le vetrine di Hermès. Assieme sognano Parigi e decidono di raggiungerla, pieni di speranze, sogni e pochi soldi in tasca: qui affittano una chambre de donne, un piccolo monolocale a poco prezzo.  

IL SARTO DELLE DONNE

Azzedine inizia a lavorare per Dior, ma l’esperienza dura appena cinque giorni. La Francia è in guerra contro gli indipendentisti algerini e chi, come lui, viene da Maghreb non è affatto ben visto. Fa appena in tempo ad incrociare Marlene Dietrich, che scende dalla sua auto con le sue gambe bellissime. Allora capisce che l’unica cosa che desidera realmente nella vita è vestire le donne. Conosce la marchesa di Mazan e la contessa di Blégiers, per le quali inizia a fare il baby sitter, appunto. Ma quando i bambini dormono, lui cuce gli abiti che le nobildonne indossano a cene e teatri. Inizia la sua fama, così come la sua storia d’amore con il pittore tedesco Christoph von Weyhe, che gli resterà al fianco fino all’ultimo giorno.

Dizionario della Moda - Atelier di Alaia
Atelier, 1983

IL PRIMO ATELIER

Nel 1965 apre il primo atelier, un ambiente di 140 metri quadri, in rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche, dove posiziona macchine da cucire in ogni dove, persino in cucina e in bagno. Inizia a scomporre e ricomporre abiti di Madame Vionnet e Balenciaga.

L’atelier diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato: nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane e all’avanguardia con gli abiti fascianti di maglia nera, le giacche modellate dalle cerniere lampo, le cinture e i guanti in cuoio borchiato o traforato. Alaïa riceve su appuntamento decine e decine di donne sofisticate da tutta Parigi, così come la Dietrich, la Garbo e Arletty, che diventa una delle sue amiche più fedeli. I suoi capi nascono osservando i corpi delle donne che si trova davanti.

Azzedine osserva, ama le donne, si interessa a loro fino a dimenticarsi di se stesso. Alla scelta dei suoi capi d’abbigliamento infatti, dedica apparentemente poco tempo: indossa quasi esclusivamente pantaloni e dolcevita o camicia, preferibilmente con il collo alla coreana. Tutto rigorosamente nero. Non ama essere chiamato stilista, preferisce essere definito un sarto. Mentre Saint Laurent, Pierre Cardin e Guy Laroche fondavano i propri marchi, il designer tunisino procede per la sua strada con visite su appuntamento e capi fatti a mano su ordinazione.

Dizionario della Moda - Sozzani e Alaia
Azzedine Alaïa e Carla Sozzani

L’INCONTRO CON CARLA SOZZANI

Solo nel 1981 Thierry Mugler riesce a convincerlo a fare il salto. Il suo atelier è così piccolo che Azzedine deve far sfilare le modelle per strada. Conosce nel frattempo Carla Sozzani, direttrice di Vogue Italia, la “soeur italienne”, che molto influenzerà la sua vita personale e lavorativa. Nel 1979 Carla fa uscire su Vogue un pezzo speciale sul sarto e vola direttamente da lui a Parigi. Per ringraziarla come merita, Azzedine Alaïa desidera confezionarle un abito. Da quell’incontro nascerà tra i due una intensa e devota amicizia, fatta di ammirazione e rispetto reciproci. Nel 1980, presenta la sua prima collezione. Nel 1982, una sfilata nel grande magazzino di lusso Bergdorf Goodman a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale.

LE MODELLE DEL GIGANTE DELLA MODA

Dizionario della Moda - Alaia e Farida Khelfa
Azzedine Alaïa con Farida Khelfa, 1986.
Azzedine Alaïa e Farida Khelfa, 1984 by Jean-Paul Goude

Da rue de Bellechasse, si trasferisce in rue du Parc Royal, dove conosce una serie di persone particolarmente interessanti, come Farida Khelfa, sua prima modella, collaboratrice e musa. Jean Paul Goude diventa il suo fotografo di fiducia e gli presenta l’ex fidanzata Grace Jones. Sarà proprio lei, nel 1985, ad accompagnare Alaïa all’Opéra Garnier a ritirare due Oscar della moda.

Grace Jones e Azzedine Alaïa, 1977
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi Campbell
Azzedine Alaïa e Naomi Campbell
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi Campbell
Naomi Campbell nel backstage della sfilata di Azzadine Alaïa

IL RAPPORTO CON NAOMI CAMPBELL

Nel 1987 Naomi Campbell sfila per Alaïa, suo il merito di aver scoperto il talento della Venere Nera. Lo stilista diventa il mentore e la guida della giovane modella, poco più che quindicenne. Si prende cura di lei, la porta a vivere con sé nel proprio appartamento, le insegna il mestiere, il portamento, l’eleganza attraverso film come Donne di Geirge Cukor e filmati di Josephine Baker. Naomi appare nell’ultima collezione Haute Couture 2017-2018, bellissima in un abito lungo nero con un cappotto bianco dai motivi black. Ma Naomi non è l’unico talento che trova, a lui va il merito di aver lanciato modelle del calibro di Linda Evangelista e Inès de la Frassange.

Dizionario della Moda - Alaia e Linda Evangelista
Azzedine Alaïa e Linda Evangelista
Dizionario della Moda - Alaia e Beatrice Dalla
Béatrice Dalle e Azzedine Alaïa by Jean Paul Goude

LO SCULTORE DEL CORPO

Dizionario della Moda - Alaia nel suo atelier
Il sarto nel suo atelier

Azzedine si conquista la nomina di “scultore del corpo” perché sceglie di completare i propri abiti addosso alle clienti affinché calzassero a puntino. Collabora inoltre con alcuni marchi low cost come Les 3 Suisse, La Redoute, Tati, per cui realizza l’iconica linea a quadretti, venduta a pochi franchi all’epoca e oggi in vendita per migliaia di euro nei negozi Vintage.

Dizionario della Moda - Collezione FW 1991
Azzedine Alaïa, FW 1991
Azzedine Alaïa e i suoi due Yorkshire terriers, Patapouf e Wabo, con la modella Frederique per le strade di Parigi 1986, by Arthur Elgort
Dizionario della moda - Alaia e la modella Evangelista
Linda Evangelista e Azzedine Alaïa, 1990

LA LIBERTÀ CREATIVA

Lungo tutta la sua carriera, Azzedine Alaïa rimane fedele alla sua idea di moda. Taglio, materia e fluidità. Queste sono le sue regole. L’amore per il suo lavoro lo teneva sveglio notti intere, in preda a momenti di forte creatività, in cui si faceva cullare da documentari su animali, che tanto amava. Ma il sistema della moda è rigido e pretenzioso, sono gli anni dei grandi marchi e delle collezioni cadenzate da appuntamenti precisi e ripetitivi nel tempo. Orgogliosamente fuori sistema, Azzedine dichiara: <<Sfilo quando sono pronto>>. E così, spesso, le sue collezioni escono due mesi dopo le altre, senza farsi coinvolgere dai trand del momento, senza preoccuparsi di cosa va di moda e cosa no, senza guardare il lavoro dei colleghi.

Dizionario della Moda - Azzedine e Naomi
Azzedine e Naomi, 1996
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi
Azzedine Alaïa e Naomi Campbell, 1987 by Arthur Elgort

Quando Gianfranco Ferrè esce da Dior, ad Alaïa viene proposto il ruolo di direttore creativo, ma rifiuta perché ciò significherebbe chiudere il proprio atelier, che nel frattempo si è spostato nel Marais, tra rue de la Verrerie e rue de Moussy, in un antico ostello ristrutturato dall’amica architetto e designer Andrée Putman. Lo stesso farà dopo la defenestrazione di John Galliano nel 2011.

Dizionario della Moda - Modelle di Alaia
Le modelle di Azzedine Alaïa
Dizionario della Moda - Azzedine e Evangelista
Azzedine Alaïa e Linda Evangelista, 1991, by Arthur Elgort

IL GRANDE RITORNO IN PASSERELLA

Piccolo di statura, grande nella moda

Tra una proposta e l’altra scorrono 15 anni difficili ma di grande rinascita. Se Alaïa inizialmente aveva rifiutato quel mondo e il suo jet set, rimanendo saldo nelle sue convinzioni; in seguito ne viene tagliato fuori, fino a sparire totalmente da giornali e tabloid. La sua depressione si aggrava con la morte dell’amata sorella Hafida. Siamo a metà degli anni ’90 e la maison, che ha rinunciato alle sfilate, ormai procede stancamente, senza grandi rivoluzioni, confezionando pezzi su richiesta per una clientela ristretta e producendo una linea ready to wear. Provvidenziale l’intervento dell’amica Carla Sozzani che lo incoraggia finalmente a riprendere in mano la sua vita e la sua carriera.

Nel 2000 Azzedine Alaïa firma un contratto di partnership con il Gruppo Prada e nel 2002 ritorna sulle passerelle dell’Alta Moda francese. L’aver lavorato per Prada ha determinato un effetto rigenerativo per lo stilista che, nel luglio del 2007, riacquista la propria maison e il proprio marchio, nonostante la divisione calzature e accessori continuino ad essere di proprietà del gruppo italiano. 

Il grande sarto tunisino torna un’ultima volta nel luglio 2017 con la sua collezione di alta moda, dopo sei anni di assenza totale dalle passerelle. Naomi Campbell apre e chiude la sfilata.

Dizionario della Moda - Naomi Campbell nell'ultima sfilata FW2017
Naomi Campbell sfila nell’ultima sfilata del gran ritorno di Azzedine Alaïa, FW 2017

Torna a sfilare con il suo gusto di sempre, l’uomo che ha spronato centinaia di donne ad essere fiere di sé e dei loro corpi. Ripropone i modelli fascianti che gli hanno fruttato l’appellativo di “King of Cling”: tubini di maglia trasformano gli agili corpi delle modelle in serpenti sinuosi; leggings neri con miniabito in tinta diventano la sua firma, offrendo anche la base per i suoi cappotti “curvy” e le giacche avvitate di coccodrillo. I suoi abiti sono studiati per allungare le gambe, sottolineare la vita e il seno, alzare il sedere. Sceglie tessuti che si adeguino alle forme, per sottolinearle e valorizzarle. Forme che sembravano bilanciare la forte spinta verso valori nuovi con pratiche di approccio all’oggetto-moda che promettono distinzione, la perfezione di armoniche asimmetrie, minimalismi carichi di energia.

Dizionario della Moda - modelle di azzedine FW2017
Le modelle di Azzedine Alaia, tra cui Naomi Campbell, FW 2017

PER SEMPRE AZZEDINE ALAÏA

Dizionario della moda - Alaia e i suoi cani
Azzedine Alaïa e i suoi inseparabili amici a quattro zampe

Azzedine Alaïa, istintivo e fanatico della perfezione, instancabilmente creativo, piccolo di statura ma enorme di animo, muore a Parigi all’età di 77 anni, il 17 Novembre 2017.

Non si è mai piegato alle logiche commerciali e ai ritmi frenetici dettati dalla moda, un uomo discreto, sensibile ed estremamente creativo, timido, amante e amato dalle donne, molti piangono ancora la sua morte.

UN’ESTETICA D’AVANGUARDIA

Il culmine del suo successo è sicuramente negli anni ’80, i suoi look riscuotono enorme successo su donne che apprezzano un’eleganza rigorosa e pungente: abiti certo seducenti ma dalle note emozionali molto diverse dal glamour tipico del periodo. Abiti che valorizzano il corpo ma che non perdono mai il contatto con un’estetica d’avanguardia votata alla sperimentazione, senza confondersi con la ricerca dei brutalismi estetici dei due distruttori dello stile occidentale: Kawakubo e Yamamoto. I suoi abiti hanno dato spesso l’impressione di una energica struttura che a conti fatti aveva la leggerezza che sapeva magicamente usare Issey Miyake nelle sue celebratissime architetture di tessuto.

Dizionario della moda - Patitz e Spierings FW 1988-89
Tatjana Patitz e Linda Spierings per Azzedine Alaïa FW 1988-89 by Peter Lindbergh

LE MOSTRE

Nel 1997, il museo olandese di Groningen, progettato da Alessandro Mendini, gli dedica una grande personale, con opere di Andy Warhol, Picasso, Schnabel, Basquiat, César accostate agli abiti. 

Nel 2000 il Guggenheim di New York gli dedica una mostra fotografica.

Una mostra a lui dedicata a Londra subito dopo la sua morte ne celebra l’immenso talento. Mostra curata da Mark Wilson insieme allo stesso designer, prima di lasciarci, intitolata “Azzedine Alaïa: The Couturier”. L’esposizione ripercorre la vita e il lavoro di un uomo geniale e fuori dal coro, con 60 modelli iconici.

Dizionario della Moda - Mostra Alaia The Couturier
Mostra “Azzedine Alaïa, The Couturier”

Il percorso dello stilista tunisino e la forza senza tempo delle sue idee sono rappresentati nelle stanze del Design Museum di Londra e raccolte in più sezioni:  Wrapped Forms, Exploring Volume, Black Silhouette, Renaissance perspective, Timelessness,  Spanish accent e Other places other cultures.

Tra gli ospiti all’inaugurazione troviamo Naomi Campbell e Carla Sozzani, Suzy Menkes, Christoph von Weyhe, Manolo Blahnik, Philip Treacy, Anya Hindmarch, Farida Khelfa, Marc Newson, Charlotte Stockdale, Zandra Rhodes e Stephen Jones, che in un modo o nell’altro hanno segnato e sono stati segnati dall’opera di Azzedine Alaïa.

Dizionario della Moda - SS 1986
Azzedine Alaïa con le sue modelle alla sfilata SS 1986

Palazzo Clerici di Milano gli dedicherà una mostra dal 21 al 25 settembre, curata da Olivier Sillard, con opere del periodo compreso tra il 1980 al 2017.