Magnoni, Paula Clelia

Magnoni Paula Clelia. Creatrice di gioielli. Attratta sin da piccina dal fascino magico delle pietre, dagli ornamenti antichi e dai gioielli.

Magnoni Paula Clelia (1959). Creatrice di gioielli. Nata a Buenos Aires da genitori italiani. Ha tre figli. Viaggiatrice da una vita. Attratta sin da piccina dal fascino magico delle pietre, dagli ornamenti antichi e dai gioielli considerati come simbolo e non come ostentazione.

Collezionista da anni di pezzi rari, raccoglie nel tempo gli oggetti più curiosi riuscendo a dare loro una certa vitalità. Pedine del Mah-jong, animali bene auguranti come rane o salamandre, vecchi bottoni d’avorio, else di pugnali, preziose tartarughe di corallo, fibbie e amuleti africani, conchiglie, vetri e sassi diventano una collezione sempre più curiosa e inusuale.

Lentamente cominciano a venire alla luce le sue creazioni, nate nei laboratori di Milano e Roma. Di rara bellezza la collana in ebano e corallo rosso, l’anello in quarzo italiano con un superbo Budda in avorio e ancora la collana in ambra, ebano e oro.

I materiali usati da Paula Clelia Magnoni sono perle di fiume, acque marine, ametiste, quarzi citrini, coralli, avorio, ebano e giade che arrivano dal Giappone, dal Brasile, dall’India e dal Tibet, dalla Thailandia e dalla Repubblica Domenicana. Nel marzo del 1999, la sua prima mostra a Milano allo Spazio Bigli, poi a Roma e a Bologna. A dicembre dello stesso anno, espone a New York presso Henry Bandel.

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Jäneke

Jäneke. Marchio di accessori e di borse di origine tedesca. Con sede e stabilimento a Veduggio, in Brianza. Il fondatore è Giorgio Janeke.

Jäneke. Marchio di accessori e di borse di origine tedesca. Con sede e stabilimento a Veduggio, in Brianza.

L’azienda, tuttora gestita dalla famiglia, prende il nome dal fondatore Giorgio Janeke. Nel 1830, Giorgio lascia Amburgo per Milano, dove vara una fabbrica di pettini e accessori in tartaruga e avorio: è il primo in Italia a produrli tramite lavorazione meccanica.

Jäneke

All’inizio del ‘900, i figli trasferiscono l’attività a Veduggio.

Nel secondo dopoguerra, arrivano i macchinari per la produzione di pettini da lastre di plastica e per lo stampaggio a iniezione.

Il processo di ammodernamento e innovazione tecnologica è ancora tratto distintivo di questo marchio che produce anche borse e borsoni da viaggio, con esportazioni in tutto il mondo.

Jäneke

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Bandera

Bandera. Solido tessuto diagonale in cotone color avorio ed écru. Forse va ricondotto a Monsù Bandera, ma è certo venisse prodotto in Piemonte già nel ‘600.

Bandera. Solido tessuto diagonale in cotone color avorio ed écru. Forse va ricondotto a un improbabile Monsù Bandera, ma è certo venisse prodotto in Piemonte già nel ‘600 e, allora, già fosse universalmente usato.

Le dame di corte di Casa Savoia, attendendo l’arrivo da Parigi della seconda Madame Reale, Giovanna Battista di Savoia Nemours, reggente del trono alla morte del consorte Carlo Emanuele II. Di quel cotone rivestirono sedie, poltrone, sofà, i logori damaschi. I velluti non più sostituiti, perché le casse dei Savoia erano state “impoverite a causa delle molte guerre…”.

Le dame fecero di più: traendone i disegni dagli stucchi, dai fiori dipinti dei boudoir, ricamarono a punto lanciato, erba e catenella, il Bandera. Così venne a dare il suo nome a questo ricamo d’assoluta nascita piemontese. Tramandato di madre in figlia, veniva insegnato ed eseguito su ordinazione in scuole e laboratori, così fino agli anni ’30 del ‘900.

Ha saputo riportarlo in scena Consolata Pralormo. Trovandosi in difficoltà per il restauro d’un letto a baldacchino ricamato Bandera nel suo castello, prima inviò ricamatrici in bianco del luogo a impararlo dalle superstiti esperte del Bandera. Poi vennero aperse nel 1993 a Torino una scuola, dove ormai sono passate oltre seicento allieve. Il Bandera ha debuttato anche nella moda. Consolata Pralormo ha creato gilé ricamati a mazzolini di fiori uscenti dalle tasche, borse shopping ed eleganti pochette, tutte un ghirigoro fra piccoli frutti e uccelli.