Mondrian, Piet

Piet Mondrian, artista olandese fondatore di De Stijl, collabora con Yves Saint Laurent per la Collezione Mondrian, con Hermes, Nike, Palace e Supreme.

Mondrian, Piet. ( Amersfoot ,7 marzo 1872 – New York 1 febbraio 1944). Pittore olandese fondatore del Neoplasticismo, meglio conosciuto come De Stijl.

Yves Saint Laurent: “Collezione Mondrian”

Collezione Mondrian YSL

L’iconica collezione autunno/inverno 1965-66 di Yves Saint Laurent vede Mondrian protagonista, insieme a Poliakoff e Malevich. La collezione disegnata dallo stilista francese è infatti totalmente riservata agli artisti contemporanei ed è la collezione da cui nasce uno dei sodalizi più importanti nella storia tra arte e moda.

Yves Saint Lauren dedica a Mondrian sei abiti da cocktail soprannominati “De Stijl” ispirati dai toni e le geometrie utilizzate dall’artista olandese nelle sue opere pittoriche. La Collezione Mondrian diventa uno dei simboli iconografici del secolo scorso in grado di identificare uno stile rappresentativo di purezza assoluta ed espressione di una donna giovane, emancipata ed elegante. 

Gli abiti, dall’aspetto molto semplice, hanno una struttura a trapezio. La linea della gonna viene struttura con precisione da una lana pre-tinta e lo schema dei colori segue una griglia con linee nere e riquadri rossi, gialli, blu e bianchi senza lasciar trasparire le cuciture. Inoltre, il peso della materia prima assicura una caduta a piombo perfetta.

L’artista  e Yves Saint Lauren coniugano quindi eleganza e semplicità nella perfezione stilistica della collezione.

Lo stilista non si limitò però ad ispirarsi unicamente al pittore olandese, ma anche altri pittori del Novecento come Picasso, Matisse e Andy Warhol, saranno protagonisti delle collezioni successive. 

Saint Laurent non è stato però né il primo né l’unico a realizzare abiti ed usare l’arte di Mondrian. Secondo un giornalista del New York Times infatti fu la sarta francese Michèle Rosier a sperimentare l’inconfondibile grafica di Mondrian su abiti in jersey.

Però, le creazioni di Yves Saint Laurent sono apparse sulle migliori riviste del settore e sono stati esposti dalle migliori gallerie del mondo.

Hermès e il Broadway Boogie Woogie

Hermes collaborazione 

Un altro esempio lo ritroviamo nella collezione Hermes Autunno/Inverno 2020. La maison di moda è anche riuscita a ricreare una location molto fedele al quadro “Broadway Boogie Woogie”. Il progetto vede protagonista quattro tonalità care all’artista neoplastico: il rosso, il blu, il bianco e il giallo. 

Nike e Mondrian: quando l’arte è street 

Nike collaborazione 

Anche il mondo dello streetwear ha ceduto al fascino dell’artista. Nike Dunk SB Low “Piet Mondrian”, modello del 2008, riprende lo stile dell’artista olandese. Le sneakers raggiungono un valore medio pari ad euro 1.000 per ogni re-sell.

 

Palace collaborazione 

Anche Palace, con la MONDO SHIRT  collezione Summer 2019, ripropone un pattern riconducibile alle “Composizione No. 10”.

Mondrian
Supreme collaborazione

Ultimo caso più recente è Supreme. Dopo la Blocked Track Jacket nel look primavera/estate 2016, la collezione autunno/inverno 2020 del marchio torna ad ispirarsi a Mondrian con un set di berretti di lana e giacche in pile

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Delaunay, Sonia

Sonia Delaunay. Artista francese.Grande personalità impegnata sul duplice fronte dell’arte e della moda. Influenzata da espressionismo tedesco e cubismo.

Sonia Delaunay (1885-1979). Artista francese. Grande personalità creativa impegnata sul duplice fronte dell’arte e della moda, Sophie Stern (questo è il suo nome), nasce in Ucraina e trascorre la sua infanzia a San Pietroburgo.

Dal 1903 al 1905 studia a Karlsruhe, negli anni in cui prende vita l’espressionismo tedesco che la influenzerà. Nel 1906, a Parigi si iscrive all’Accadémie de la Palette e nella capitale conosce Robert Delaunay con cui si sposa nel ’10: in quello stesso anno, inizia ad applicare le ricerche artistiche di tendenza cubista del marito su ricami e stoffe.

Nell’11 esegue il suo primo lavoro astratto su tessuto, confezionando una coperta in applicazioni patchwork per il figlio Charles, nato in quell’anno.

Per lei, la pittura è un’arte che si deve espandere nell’ambiente circostante e sulle forme viventi, secondo un concetto, quello della “totalità dell’arte”, comune a molte avanguardie. Matura l’idea di creare indumenti e oggetti di arredo che siano un tutt’uno con la pittura. In Contrastes Simultanés del ’12, crea un nuovo linguaggio astratto, quello simultaneo, dove i colori puri, senza chiaroscuro generano per opposizione e contrasto nuove forme e profondità. L’anno dopo esegue il suo primo abito simultaneo, da lei stessa indossato per il Bal Bullier a Parigi: il corpo umano diventa così supporto di un paradosso ambulante, attraverso il rapporto dialettico stabilitosi tra astrazione geometrica e bidimensionale del disegno e la natura tridimensionale, mobile della figura che ne varia il disegno. In questa ottica progetta la sua forma dell’abito anche mediante la sperimentazione di materiali molto diversi tra loro assemblati casualmente come panno, seta, tulle, lana, cotone e pelliccia.

Nel ’14, Blaise Cendrars le dedica il poemetto intitolato Sur la robe elle a un corps. È la stagione in cui frequenta e diventa amica dei protagonisti delle avanguardie dadaiste e surrealiste, tra cui Tzara, Breton, Majakovskij. Nel ’17-18, dopo frequenti viaggi in Spagna e Portogallo, disegna i costumi per il balletto Cleopatra di Diaghilev. L’attività progettuale dell’artista si intensifica nel corso degli anni ’20, sempre affiancata alla costumistica teatrale: assieme a Iliazd per la Danseuse au disques e con Tristan Tzara per Le Coeur a gaz, lavori entrambi del ’23 affidati a colorate, geometriche soluzioni scultoreo-sartoriali in movimento. Al Salon d’Automne del ’24 inaugura una presentazione cinematica simultanea con stoffe esposte in una apposita vetrina del vasto salone del Grand Palais e realizzata in forma cinetica utilizzando un dispositivo di rulli verticali brevettato da Robert Delaunay che permetteva uno svolgimento simultaneo di teli colorati all’infinito.

Delaunay, Sonia
Delaunay 1924 

Risale al ’25 la sua Boutique Simultanée in boulevard Malesherbes 19, dove lancia una moda d’avanguardia che influenza tutta la produzione tessile degli anni successivi, abolendo qualsiasi tema di ispirazione naturalista a favore di un’architettura cromatica astratta dal ritmo facilmente percepibile. Sempre nel ’25 prende parte all’Exposition des Arts Décoratifs in collaborazione con il sarto Jaques Heim: mettono in mostra abiti, accessori e tessuti sia d’arredamento sia d’abbigliamento (prodotti dalla Bianchini-Férier) dalle forti, ritmiche tonalità. Straordinario anche il suo esperimento di progettazione grafica legato all’industria automobilistica, avvenuto nello stesso anno, che la porta a disegnare la carrozzeria della CitroÍn B12 come fosse un tessuto stampato. In questo periodo, aprirà filiali anche a Londra e Rio de Janeiro, mentre alla ricerca di nuovi filoni espressivi si cimenterà nella realizzazione di abiti per il cinema: Le P’tit Parigot e Vertigo di Marcel L’Herbier. Come riconoscimento al suo lavoro, nel ’27 viene convocata dalla Sorbonne a dibattere il tema delle influenze della pittura sull’arte vestimentaria e ottiene ampi consensi.

Contraria a ogni decorativismo figurativo, dà un’impronta decisamente razionalista e semplificata al design tessile e di moda, stimolando la creatività di grandi nomi dello stilismo internazionale, quali Jean Patou ed Elsa Schiaparelli, anticipando persino grafismi e colori dell’optical art. La sua notorietà si amplifica nel corso degli anni ’30, quando ha clienti come Gloria Swanson, come le mogli, le compagne di intellettuali e designer quali Gropius, Breuer e Mendelsohn. Nel ’41, alla morte del marito, si ritira a Grasse in Provenza, interrompendo ogni attività. Negli anni ’50, si iniziano a organizzare sue retrospettive e nel ’75 Sonia Delaunay riceve la Legione d’Onore. Dopo aver donato disegni e manoscritti alla Biblioteca Nazionale di Parigi, muore nel ’79, ancora attiva in pittura.

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Tatuaggio

Tatuaggio.Il termine viene dal verbo inglese to tattoo che, a sua volta, deriva dal tahitiano tatou. Pittura corporale che si ottiene incidendo la pelle.

Tatuaggio. Il termine viene dal verbo inglese to tattoo che, a sua volta, deriva dal tahitiano tatou. È una pittura corporale che si ottiene incidendo la pelle con sostanze particolari o iniettando sottocute sostanze coloranti. Se può bastare per spiegare il risultato, la definizione non è sufficiente a spiegare un fenomeno che si è trasformato nei secoli, influenzato dalle culture, dalle mode e dalla storia sociale.

Negli anni che segnano la fine di questo millennio, il tatuaggio è essenzialmente un’espressione di arte e di moda che si congiungono in quell’espressione mirabile che è la Body Art, anche nella variabile del Body Painting.

È stata teorizzata dall’architetto Adolf Loos, il quale scriveva: “L’impulso a decorare il proprio corpo è all’origine dell’arte figurativa”. La Body Art arriva alla notorietà planetaria alla fine degli anni ’70, quando Keith Haring (1958-90) trasferisce la sua Graffiti Art dai muri della metropolitana newyorkese ai corpi umani.

Nel ’79, l’artista francese di origini italiane Gina Pane (’39) firma il manifesto ufficiale del tatuaggio diventato arte: “il corpo non è più rappresentazione ma trasformazione”. Tra gli esponenti principali contemporanei della Body Art è Shirine Neshat. È un’artista iraniana che usa la sua pelle per denunciare la condizione delle donne della sua terra costrette al silenzio.

Accanto a questo fenomeno artistico, la moda, con esponenti come Gaultier, Gigli, Galliano e Versace, si è impossessata del tatuaggio. Lo utilizza per dare agli abiti il fascino della variabile geografica del desiderio. Mentre molti personaggi dello spettacolo hanno adottato la decorazione delle donne berbere con l’henné. In questo modo si dà significato a una forma elaborata di maquillage definita comunemente Body Painting.

Le origini incerte del tatuaggio

Nessuno è in grado di stabilire la nascita del tatuaggio né la sua origine. Erano tatuate le bambole di argilla ritrovate in Egitto e risalenti a 4 mila anni fa. D’altro canto, la prima testimonianza sul corpo umano arriva dal ritrovamento, negli anni ’20, della mummia di un guerriero sciita completamente tatuato e risalente al V secolo a.C.

Un tatuaggio sulla schiena ce l’ha anche la mummia di Similaun, il corpo di un viandante di 5300 anni fa morto assiderato e ritrovato sulle Alpi poco meno di dieci anni fa.

In Occidente, la parola tatuaggio arriva, nel ‘700, con James Cook di ritorno da uno dei suoi viaggi nei mari del Sud. L’esploratore inglese porta nella vecchia Europa l’espressione forse più bella del tatuaggio, quello policromo polinesiano. Questo si distingue da quello giapponese che usa la tecnica irezumi: il colore viene inserito con sottili aghi sotto la cute.

Tatuaggio

Inoltre si contraddistingue anche da quello delle popolazioni dell’Africa nera, che praticano la scarnificazione, ossia l’incisione della pelle per ottenere cicatrici a rilievo.

Tatuaggio
Tatuaggio con la tecnica della scarnificazione

Infine si differenzia ulteriormente anche da quello delle popolazioni nordafricane, che tingono la pelle con l’henné.

Tatuaggio
Tatuaggio con henné

Osteggiato nell’Occidente cristiano, il tatuaggio è diventato prima espressione di alcuni ceti sociali marginalizzati, come marinai, carcerati e prostitute, e più tardi segno distintivo di poche avanguardie giovanili, come i Punk, fino a sconfinare nel piercing.

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Savitt, Janis

Janis Savitt. Nata e cresciuta a New York, ha vissuto la sua infanzia immersa tra cultura, arte e moda grazie a due genitori artisti.

Janis Savitt. Nata e cresciuta a New York, ha vissuto la sua infanzia immersa tra cultura, arte e moda. Grazie a due genitori artisti, Janis ben presto crea pezzi per Van Cleef and Arpels, Cartier, Henri Bendel e Bloomingdale’s.

Savitt
Collana by Janis 

Con la sorella Michelle ha fondato il brand di gioielli M&J Savitt, assumendo la posizione di designer. Janis ha lanciato ultimamente la sua prima collezione indipendente che comprende pezzi di gioielleria classici e di lusso con un tocco moderno che li rende adatti anche a ragazze giovani.

Savitt
Janis Savitt tri-color cobra bracelet

Ha vinto tre DeBeers Diamond International Awards e i suoi gioielli sfilano per Calvin Klein, Carolina Herrera, Geoffrey Beene, Jill Stuart, Michael Kors, Ralph Lauren, Tory Burch e Vera Wang.

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