Tarabini, Rossella

Tarabini Rossella. Stilista italiana, figlia d’arte: la madre è Anna Molinari. Dopo aver frequentato il Dams di Bologna, per le sfilate della Blumarine.

Tarabini, Rossella (1967). Stilista italiana, figlia d’arte: la madre è Anna Molinari. Dopo aver frequentato il Dams di Bologna, ha continuato a Londra i suoi studi nelle discipline artistiche. Dopo il suo ritorno in Italia, è entrata a far parte dell’azienda di famiglia, lavorando come assistente dell’art director per i progetti pubblicitari e per le sfilate della Blumarine.

Nel 1995, disegna la sua prima collezione per Anna Molinari. Per la collezione primavera-estate, Anna Molinari disegna abiti di uno stile un po’ rétro, un po’ ispirato agli anni ’20. Un’eleganza che prende le distanze dal minimalismo, per rivalutare una femminilità non convenzionale e anticonformista.

In controtendenza, copre le gambe, adotta il nero: questa volta, niente veli, trasparenze o gonnelline, ma vestiti ugualmente seducenti, per essere a proprio agio in ogni momento. Bon ton, anche in discoteca, short da cui spuntano autoreggenti color carne, giacche in pelliccia e canotte glitter da portare su minigonne argentate.

Rossella Tarabini porta la “pretty baby” di Anna Molinari in un “bordello poetico e perverso”. In passerella sfilano abiti e gonnelline a balze, canotte a costine, ballerine con il tacco, in stile charleston abitini di tulle con frange in lana. Nero assoluto o colori pastello, dal lilla all’azzurro pallido.

Nel 2008 Blufin, il gruppo di proprietà della famiglia, e Sinv, holding italiana che produce seconde linee dei brand del lusso, siglano un accordo di licenza pluriennale per la produzione e distribuzione del marchio Anna Molinari.

Rossella rinuncia alla carica di direttore creativo del brand e lascia la direzione artistica della maison mantenendo una quota di minoranza e la supervisione delle campagne pubblicitarie Blumarine.

Leggi anche:

Outfit Blumarine 2019

Il romanticismo sfila da Bluemarine

Newman, Byron

Newman Byron (1948). Fotografo inglese. Studia arte e grafica al Leicester College of Printing. Nel 1977, è art “director” per Deluxe.

Newman Byron (1948). Fotografo inglese. Studia arte e grafica al Leicester College of Printing. Nel 1977, è art “director” per Deluxe. Si trasferisce a Parigi dove lavora come responsabile della fotografia a Mode International. Ha collaborato a Friends, Time Out, Rolling Stone, Cream, Lui e Playboy. Il suo ultimo lavoro a oggi è stato realizzato per l’edizione USA di Playboy nel settembre 2007, dal titolo “Rubber Rules”, dove esplora ancora una volta il tema dell’erotismo in chiave fetish.

Leggi anche

Krieger

Morto Bob Krieger: grande fotografo

Man Ray: il dadaista tra fotografia e moda

Italian Fashion School

Italian Fashion School.  Corsi di studio organizzati a Milano dalla Camera della Moda, mirati a formare professionisti. Durano 8 mesi, di cui tre di stage.

Italian Fashion School.  Corsi di studio organizzati a Milano dalla Camera della Moda, per formare professionisti. L’obbiettivo è creare figure che abbiano una preparazione di base e conoscenze specifiche per coprire soprattutto le nuove necessità del settore”. Nel 2001, è, per esempio, nato il corso per Art Director Corporate Image. Il corso affianca  quelli per Fashion Buyer, Progettista e Responsabile Ricerca-Sviluppo Multimediale. Le materie base sono: marketing, comunicazione, lingua inglese, merceologia, informatica. I corsi, finanziati dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Lombardia, sono gratuiti. Durano 8 mesi, di cui tre di stage presso le griffe associate alla Camera della Moda. Italian Fashion School, è previsto un esame d’ammissione anche per i laureati e i diplomati, perché è stato stabilito un tetto massino di 18 allievi.

Leggi anche: 

Istituto Marangoni

Accademia Costume Moda ai tempi del coronavirus

Gatti, Juan

Juan Gatti, fotografo e art director argentino. Si laurea in arti visuali all’Università di Buenos Aires e apre uno studio come art director.

Juan Gatti (1950). Fotografo e art director argentino. Si laurea in arti visuali all’Università di Buenos Aires e apre uno studio come art director prima a Buenos Aires, poi a Madrid dove si trasferisce nel 1985. Collabora con fotografi del calibro di Bruce Weber e Peter Lindbergh e, più recentemente, con il regista spagnolo Pedro AlmodÆvar per cui realizza scenografie e foto di scena. Fra i suoi clienti Cacharel, Dior, Paloma Picasso, Loewe, Sibille, Jesus Del Pozo. Pubblica sulla edizione francese di Glamour, su quella americana di Elle e su quelle italiana, russa, spagnola e americana di Vogue. Gatti ha il ruolo di art director nella realizzazione del Calendario Pirelli 2002, accanto al famoso fotografo Peter Lindbergh.

Leggi anche:

Christian Dior

Man Ray, il dadaista tra fotografia e moda

Agha, Mehemed Fehmy

Agha, Mehemed Fehmy (1896-1978). Art director. Ucraino, in fuga dalla rivoluzione sovietica del ’17, approda a Parigi dove inizia la sua carriera come…

Agha, Mehemed Fehmy (1896-1978). Art director. Ucraino, in fuga dalla rivoluzione sovietica del ’17, approda a Parigi dove inizia la sua carriera come illustratore e fotografo alla Dorland Advertising Agency. Poi, agevolato dal fatto che parla cinque lingue (russo, francese, turco, inglese e tedesco), comincia a proporre le sue illustrazioni a vari periodici stranieri. Queste collaborazioni gli aprono, nel ’28, le porte di Vogue Germania. Nel ’29, notato dall’editore Condé Nast, è chiamato a Vogue America, dove, come art director, rivoluziona la grafica e le copertine.

agha
Alcune delle sue copertine

Durante la sua lunga gestione, il mensile ospita gli scatti di grandi fotografi come Cecil Beaton. Agha è citatissimo nel libro Always in Vogue di Edna Woolman Chase e Ilka Chase. Inoltre, poco prima della sua scomparsa, viene citato nella “Hall of fame” dell’Art Directors Club (1972).

Brodovitch Alexey

Brodovitch Alexey (1898-1971). Art director, fotografo, pittore, illustratore e insegnante. Russo di nascita (San Pietroburgo), ha lavorato in America.

Brodovitch Alexey (1898-1971). Art director, fotografo, pittore, illustratore e insegnante. Russo di nascita (San Pietroburgo), ha lavorato soprattutto in America. La sua attività quasi trentennale, 1934-’58, ad Harper’s Bazaar lascia tracce profonde nel mondo delle riviste di moda per la scelta delle soluzioni ardite e innovative nel campo dell’impostazione grafica e dell’immagine fotografica. È notevole la sua influenza su tutta una generazione di giovani art director e di fotografi. A partire da Irving Penn suo assistente nel ’39, quando Brodovitch era direttore artistico dei magazzini newyorkesi Sacks Fifth Avenue.

Figlio di uno psichiatra e di una pittrice, Brodovitch, a causa della prima guerra mondiale, non riesce a entrare all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo e deve intraprendere la carriera militare. Caduto l’impero zarista, si trasferisce a Parigi dove Diaghilev gli chiede di dipingere gli impianti scenici di alcuni spettacoli dei Ballets Russes. È, in quegli anni, un teorizzatore dell’arte applicata. Emigra in America.

Il Museum School of Industrial Design di Philadelphia lo ingaggia per corsi sulla pubblicità. Poco dopo, inizia la sua lunga stagione ad Harper’s. Nel ’45 pubblica il libro fotografico Ballet dedicato a Diaghilev. Dal ’47 al ’49 Richard Avedon lo ospita nel suo studio per un laboratorio di design. Di Avedon, realizza nel ’59 il libro Observations con la prefazione di Truman Capote.

Dagli anni ’60

A partire dal ’66 l’art director russo si trasferisce a Parigi. 16 anni più tardi, per merito di un suo allievo, il fotografo Georges Tourdjman, gli dedica una grande esposizione. Il suo stile rigoroso è riconoscibile sia nella composizione della pagina delle riviste da lui dirette, sia nella concezione dello spazio che caratterizza le mostre di cui si è curato. L’uso del carattere Bodoni maiuscolo, l’idea di non realizzare due pagine di seguito composte nello stesso modo, la consapevolezza che la presenza dell’art director è tanto più determinante quanto più discreta è la sua “firma”. Pur essendo dotato di un carattere di ferro – non a caso Penn ricordava con deferenza i trascorsi del suo maestro come ufficiale zarista – Brodovitch rappresenta il prototipo dell’uomo colto e coraggioso, capace di dare fiducia ai giovani d’ingegno, anche se non ancora famosi.

Nel 2002 l’editore Phaidon gli ha dedicato un’ampia monografia.