Sensani, Gino Carlo

Gino Carlo Sensani. Costumista italiano, pittore e scenografo, influenzò largamente il mondo della moda italiana all’indomani della prima guerra mondiale.

Gino Carlo Sensani (1888-1947). Costumista italiano, pittore e scenografo, influenzò largamente il mondo della moda italiana all’indomani della prima guerra mondiale. Fu tra i costumisti più ricercati dal teatro drammatico e lirico. Lo chiamarono a collaborare i maggiori registi italiani dell’epoca. Camerini (Il cappello a tre punte, Il signor Max), Blasetti (La corona di ferro, La cena delle beffe), Alessandrini (Cavalleria), Poggioli (Addio giovinezza, Le sorelle Materassi). Inoltre anche cineasti francesi come Chenal (Il fu Mattia Pascal, che Sensani trattò con uno stile vicino a Toulouse-Lautrec) e Christian Jacque (La certosa di Parma, uscito postumo nel 1948).

Per i film di Poggioli lavorò anche alla sceneggiatura, ritenendo che ciò facesse parte dei compiti dell’autore dei costumi. Stretto collaboratore del regista docente Luigi Chiarini, insegnò al Centro Sperimentale di Cinematografia formando molti costumisti italiani della nuova leva.

Sensani
Gino Carlo Sensani, Regina di Bretagna, 1933

Il sarto teatrale Umberto Tirelli, nella sua autobiografia Vestire i sogni (Feltrinelli Editore) scritta con Guido Vergani, racconta: “Compagno di strada di Soffici, di Palazzeschi e di De Pisis, Sensani non si è limitato a rinnovare la tradizione del costume. L’ha ribaltata facendo leva sulla storicità, sulla ricostruzione esatta come tagli, stoffe, uso di materiali e sottomateriali. Il suo Rinascimento era vero Rinascimento: stecche, busto di ferro per le donne e, per gli uomini, le inquartate, i giustacuori. Il suo ‘800 non tirava all’Art Déco, non era imbastardito da influenze o condizionamenti degli anni in cui Sensani lavorò. Fu un grande filologo della moda”.

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Galleria del Costume

Suzanne Talbot

Suzanne Talbot. Maison francese d’alta moda, varata nel 1917 dall’omonima sarta. Ha legato per sempre il suo nome alle originali creazioni geometriche.

Suzanne Talbot. Maison francese d’alta moda, varata nel 1917 dall’omonima sarta. Ha legato per sempre il suo nome alle originali creazioni geometriche che attuano nella moda lo stile Art Déco e utilizzano materiali inusuali come le catene. È considerata un talento dell’haute couture fra le due guerre. Sta sulla scena fino al ’57.

Suzanne Talbot
Suzanne Talbot – Evening Dress

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Psychedelia

Psychedelia. Movimento culturale, esistenziale e di moda spontanea.La Psychedelia in Inghilterra ha una diretta filiazione Mod e Pop Art.

Psychedelia. (in Inghilterra). Movimento culturale, esistenziale e di moda spontanea. Se volessimo porre una data a sanzionare uno sfaldamento tra Psychedelia inglese e quella americana sarebbe bello pensare all’aprile del 1967, quando Paul McCartney era di ritorno in Inghilterra dopo una visita ad Haight Ashbury.

Sgt Pepper era stato ultimato il 3 dello stesso mese. Dopodiché Paul se ne andò e diede un resoconto brillantemente in technicolor del suo viaggio a San Francisco, parlando di una comunità allargata in perfetta armonia. Ad agosto ci andò George Harrison e fu più o meno come scampare a un incubo. Anche se i Beatles non hanno né inventato né importato la Psychedelia in Gran Bretagna, certamente ne hanno avallato la diffusione anche in termini visuali.

Psychedelia
Psychedelic J.Lennon – Andy Warhol Pop Art

La Psychedelia in Inghilterra: non è la stessa di quella americana

Rimane utile ricordare che se la Psychedelia in America ha una derivazione folkie, beatnik e bohémien in primo luogo, in Inghilterra la sua è una diretta filiazione Mod e Pop Art. Casomai la Psychedelia inglese ha più parentele stilistiche con la scena “newyorkese” dove la Pop Art ha il suo feudo per eccellenza e Warhol è possibile definirlo psichedelico ma solo come altro, negativo e lunare, e fashion designer come Tiger Morse e Betsey Johnson sono l’equivalente di John Bates e Mary Quant in termini di modernismo.

Semplicemente, all’improvviso, psychedelia, psichedelismo sembravano essere i termini giusti per definire quello che stava succedendo nella Swinging London dal ’66 al ’67. Con eventi come il 14 Hour Technicolor Dream, (all’Alexandra Palace, in scena il meglio della musica del periodo), con l’apertura di club come l’Ufo, in Tottenham Court Roard, banco di prova e casa per sperimentatori come Third Ear Band, Soft Machine e Pink Floyd, si suggella il Nuovo Rinascimento.

Boutique e riviste psychedelic

Importante l’affermarsi delle boutique, in quanto organismi autonomi del gusto destinati ad anticipare o riflettere gli umori della strada: a Londra, Granny Takes a Trip, Mr. Freedom, Biba; a New York Paraphernalia della già citata Betsey Johnson. Anche i Beatles aprono il loro proto-mega-psychedelic store e lo chiamano Apple, con associata etichetta discografica.

Jimi Hendrix è per chiunque l’icona, se mai ce ne fu una.

Psychedelia
Psychedelic Pop Art Jimi Hendrix

Si fondano riviste underground come International Times e O2 dell’australiano Richard Neville con la brillante grafica di John Goodchild. Il ’66 rappresenta l’anno limite in termini di Flashy Pop Art-Mod, dopo di che si instaura un meccanismo di retroazione, stilisticamente parlando, come se dapprima la Pop Art subisse una fascinazione Art Déco, poi Art Nouveau e infine Vittoriana.

In termini di stile gli abiti psichedelici sono l’emanazione di quello che John Bates disegnava per la serie The Avengers (tessuti cangianti da età spaziale, linee moderniste, oblò), i colori sono quelli acidi da serigrafia e ovviamente l’accesso al mercato dell’usato consente concettualmente il pastiche di uniformi d’alta ordinanza, occhialini della nonna, stivali da passeggio vittoriani e molto altro, il tutto in un mare di velluto stropicciato, il materiale che meglio connota i nuovi dandy di Chelsea dal 1966 al 1969.

Psychedelia
Psychedelic dress by Betsey Johnson

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Psychedelia

Nizzoli, Marcello

Nizzoli Marcello (1887-1969). Architetto. Nel 1923, vince il concorso indetto dalla seteria Piatti di Como disegnando scialli con decorazioni geometriche

Marcello (1887-1969). Architetto. Nel 1923, Nizzoli vince il concorso indetto dalla seteria Piatti di Como disegnando scialli con decorazioni geometriche che risentono dell’Art Déco. Nel ’25-26, realizza sciarpe in cui le decorazioni si avvicinano di più all’estetica del dinamismo futurista. Esponente del Secondo Futurismo, è autore di importanti realizzazioni architettoniche, come gli edifici per le case dei dipendenti dell’Olivetti a Ivrea. Sempre per Olivetti, ha disegnato oggetti storici come la macchina per scrivere Lettera 22.

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Moreelse, Paulus. Pittore e architetto olandese

Charlotte Ronson

Newyorkese ma cresciuta in Inghilterra, la stilista ha iniziato la sua attività trasformando i suoi vecchi abiti e rivendendoli agli amici e ben presto i suoi pezzi hanno appassionato il pubblico giovane.

Charlotte Ronson. Newyorkese cresciuta in Inghilterra. La stilista ha iniziato la sua attività trasformando i suoi vecchi abiti e rivendendoli agli amici.  Ben presto i suoi pezzi hanno appassionato il pubblico giovane. Forti i riferimenti art déco nei capi, dalle gonne ai pantaloni ai capi-spalla, tutti sono caratterizzati da colori forti e stampe molto interessanti.

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Aigrette

Aigrette. Ciuffo di piume che orna il capo di certi uccelli, fra cui l’airone bianco. Si usava per abbellire cappelli, ma anche sugli abiti stile impero…

Aigrette. Ciuffo di piume che orna il capo di certi uccelli, fra cui l’airone bianco. Si usava per abbellire cappelli, ma anche sugli abiti stile impero e infilato nello chignon alla fine dell’800. Tornò in voga nel periodo dell’Art Déco e sui cappellini anni ’40. Sul palcoscenico adornava gli abiti e le teste delle attrici di teatro e del café chantant. Le modiste lo chiamavano asprì.

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Brunelleschi

Brunelleschi Umberto Illustratore, pittore e costumista italiano. Ha lavorato per i periodici di moda Fémina, come Gazette du Bon Ton…

Brunelleschi, Umberto (1879-1949). Illustratore, pittore e costumista italiano. Ha lavorato per i periodici di moda Fémina, Gazette du Bon Ton e il Journal des Dames et des Modes. Ma il suo nome è soprattutto legato ai costumi per le riviste di Joséphine Baker, la venere nera, e per spettacoli messi in scena, fra le due guerre, dai teatri di tutto il mondo, dalla Scala di Milano ai parigini Folies Bergère, Casino e Chatelet, al Roxy ThéÀtre di New York. Il suo stile risente fortemente del clima e delle mode imperanti: il liberty, l’orientalismo, l’Art Déco.

brunelleschi
Art Dèco

Nella sua tavolozza predomina il blu. Finita la sbornia déco, approda a una maggiore essenzialità di tratto. Inizia gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, per poi proseguirli alla scuola di nudo. Nel 1900, si trasferisce a Parigi dove sbarca il lunario come caricaturista, spesso usando anche lo pseudonimo di Harun-al Rashid. Collabora a L’Assiette au beurre, insieme a Paul Iribe. A partire dal 1903 e fino al 1910, Brunelleschi partecipa come pittore ai Salons della capitale francese. Nel ’14 ritorna in Italia per poi stabilirsi definitivamente a Parigi. Nell’ultimo scorcio della sua vita, illustra soltanto libri, in particolare erotici in edizioni numerate.