Trifari

Trifari. Gioielleria americana. Resi celebri negli anni ’50 dalla first lady Mamie Eisenhower, che li indossò ai balli della Casa Bianca

Gioielleria americana. Discendente da una famiglia napoletana di gioiellieri emigrata negli Stati Uniti nel primo ‘900, Augusto Trifari inaugurò nel 1909 una produzione di gioielli fantasia. L’azienda Trifari conquistò dagli anni ’30, con l’arrivo del disegnatore Alfred Philippe, il mercato statunitense. Resi celebri negli anni ’50 dalla first lady Mamie Eisenhower, che li indossò ai balli della Casa Bianca. Infatti, i bijoux Trifari furono richiestissimi per tutti gli anni ’60 e ’70. Oggi sono molto ricercati dai collezionisti del bijoux d’epoca.

Collana Trifari indossata da Eisenhower
Collana Trifari indossata da Eisenhower

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Caumont, Jean Baptiste

Jean Baptiste Caumont, stilista francese. Entra nel mondo della moda, giovanissimo, come disegnatore per Balmain, poi il successo.

Jean Baptiste Caumont, stilista francese.  Dagli anni ’50 attivo in Italia, fu fra i primi diretti protagonisti, con Albini, Krizia, Missoni, della fortuna del prêt-à-porter a Milano. A Parigi, dove approda per studiare alla Scuola di Belle Arti, entra nel mondo della moda, giovanissimo, come disegnatore per Balmain, in seguito per importanti riviste, quali Fémina e Vogue. Dopo una consulenza con La Rinascente, disegna per le confezioni Amica di Treviso, realizzando, nel ’65, la prima collezione, che ottiene grande consenso per lo stile sofisticato, lussuoso, caratteristico, evocativo degli anni ’30. Tailleur sportivi ma femminili, da pomeriggio e sera, stile 1938, chemisier di seta, fluida maglieria, con puntigliosa cura del particolare, dell’accessorio per un’armonia senza sbavature. A partire dal ’70, il prêt-à-porter di Caumont, prodotto dal Gruppo Finanziario Tessile, avrà soprattutto successo in America.

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Rockers

Rockers.Tribù giovanile degli anni ’50. Uno stile di vita, più che di moda. Si diffonde a Londra nel maggio del ’55 sulle note di Rock Around the Clock

Tribù giovanile degli anni ’50 associabile a uno stile di vita, più che a un movimento di moda. Si diffonde a Londra nel maggio del ’55 sulle note di Rock Around the Clock di Bill Haley e i Comets: colonna sonora del film The Blackboard Jungle (Il Seme della violenza). Le origini di questo movimento proletario, antesignano della contestazione giovanile, si ricollegano alla California del dopoguerra. Precisamente a Holister, dove nel ’47 un gruppo di teppisti diventa il terrore del villaggio. I rockers corazzano in formazione su motociclette di grossa cilindrata e aizzando risse che culminano nella distruzione dei locali pubblici.

Caratteristiche dei rockers

La scelta di questo mezzo di locomozione esprimeva il rifiuto dell’automobile: sogno dell’americano medio in quel primissimo dopoguerra. Così come ogni pezzo dell’abbigliamento tipico di queste bande rappresentava una sfida: il giubbotto di cuoio borchiato da pilota guerriero dei cieli, gli stivali sporchi da esibire provocatoriamente, incrociando i piedi sui tavoli, i jeans macchiati e sdruciti da proletario, il serramanico sempre a portata di mano e il fazzoletto al collo da alzare sul viso, alla stregua dei banditi. Con sintomatica contemporaneità, a questi moti di ribellione fanno eco in Europa quelli dei Blouson Noirs francesi, degli Halbstarken tedeschi e dei Teddy Boys inglesi.

Ma il denominatore comune, che nel ’53 fonde tante energie contestatrici in un movimento di portata internazionale, è il film The Wild One (Il Selvaggio) per la regia di Laslo Benedek. Il protagonista, Marlon Brando, capo di una banda che uccide e stupra, diventa subito icona dell’opposizione giovanile che attacca l’establishment con comportamenti al limite del teppismo. E, se negli Stati Uniti ispira gli Hell’s Angels, in Inghilterra fomenta la costituzione dei primi nuclei rockers. A scatenarli saranno proprio il film Blackboard Jungle con il mix di musica race, country e hilly billy dal titolo Rock Around the Clock: vera e propria bandiera musicale del movimento in simbiosi con la motocicletta.

All’energico ritmo del brano di Bill Haley che resterà in classifica cinque mesi vendendo 22 milioni di dischi, i branchi di rockers si riuniscono e si moltiplicano. Soprattutto nelle contee dei distretti minerari a nord di Londra, dove, in una coincidenza geografico-culturale, prosperano le industrie motociclistiche, prima fra tutte la Bsa di Birmingham alla quale successivamente verrà dedicata la copertina del disco dei Rolling Stones, Rock’n’rolling.

Controversie

Quando negli anni ’60, i rockers approderanno nei centri urbani, sarà scontro con i mod: banda rivale, curata nell’abbigliamento e negli atteggiamenti, nonostante le identiche origini proletarie. Le tensioni si inaspriranno, raggiungendo il culmine nel ’64 con gli scontri di Claxton a sud di Londra. Non tanto per la dinamica di questi incidenti terminati con oltre 90 arresti, quanto per l’avanzata dello spirito modernista dei mod. I Mod erano consumatori dei nuovi 45 giri, estimatori dell’eleganza italiana e in costante movimento con la Vespa. I rockers alla fine degli anni ’60 soccombono. Loro malgrado, diventeranno un classico della rivolta giovanile, citato dal movimento punk degli anni ’70, dall’heavy metal e dall’hard rock degli ’80. Nel decennio successivo, ispirano la collezione uomo, autunno-inverno ’94-95, di Dolce & Gabbana dedicata a Marlon Brando e ai Rebels. I rockers restano, soprattutto, il primo storico esempio di come la ribellione giovanile possa trasformarsi in straordinaria fonte di guadagni. Ciò, sia per l’industria che cavalca i consumi contestatori delle nuove generazioni.

Guêpière

Guêpière. Estrema propaggine della multiforme famiglia del busto. Ha resistito all’ostracismo decretato alle antiche corazze soprattutto da Poiret

Guêpière. Estrema propaggine della multiforme famiglia del busto. Ha resistito all’ostracismo decretato alle antiche corazze soprattutto da Poiret, con il precipuo obiettivo di stringere la vita in omaggio al vitino di vespa, da cui il nome, dal francese guêpière. Generalmente in pizzo, inguaina il seno, assottiglia il punto vita senza scendere al di là d’un reggicalze, di cui assomma la funzione con due giarrettiere. Richiamata alla moda dal New Look di Dior (1947), esaltata da dive e divette di Cinecittà negli anni ’50, in tempi recenti ha fatto la sua ricomparsa fra body e collant, quale redivivo feticcio di seduzione per abiti revival o in occasioni particolari: preferibilmente nera ma anche colorata in viola, bordeaux, verde bottiglia, fucsia.

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Giarrettiera

Americana

Americana. Molto in voga negli anni ’50 in America (da cui il nome), è detta anche “spalla negativa” perché mancano le maniche…

Americana. Molto in voga negli anni ’50 in America (da cui il nome), è detta anche “spalla negativa” perché mancano le maniche. Ha scalfi in sbieco così profondi da lasciare le spalle completamente scoperte. La scollatura può essere a giro collo, a collo alto, o con profondo scollo a V. Usata per abiti, bluse, magliette da giorno e da sera.

americana
Scollo all’americana

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Blusa

Blusa. Dal francese blouse. In origine una grossolana camicia di tela usata per lo più come indumento da lavoro. Diventa di moda dagli anni ’50 in poi,

Blusa. Dal francese blouse. In origine una grossolana camicia di tela usata per lo più come indumento da lavoro. Diventa di moda dagli anni ’50 in poi, sia per camicie e casacche eleganti sia per giacche sportive. L’ampiezza è spesso trattenuta da un cinturino o da una fascia inserita all’altezza dei fianchi.