Carothers Wallace Hume

Carothers Wallace Hume (1896-1937). Chimico statunitense, direttore delle ricerche dell’industria statunitense Du Pont tra il 1928 e il ’37.

Carothers Wallace Hume (1896-1937). Chimico statunitense, direttore delle ricerche dell’industria statunitense Du Pont tra il 1928 e il ’37. Inoltre guidò l’équipe che, nel ’28, mise a punto la scoperta del nylon, materiale di sintesi per il filato che fu commercializzato dal ’38.

È morto il 29 Aprile 1937 a Philadelphia, Stati Uniti.

Banana Republic

Banana Republic. Catena americana di negozi nota per aver innovato il guardaroba da viaggio esotico, da safari, da travestimento militare.

Banana Republic. Catena americana di negozi nota per aver innovato il guardaroba da viaggio esotico, da safari, da travestimento militare: sahariane, bermuda, camicioni, tute, giacconi multitasca. Il marchio debutta nel 1978. Nasce da un’idea di Mel e Patricia Ziegler, marito e moglie, rispettivamente cronista e illustratrice del San Francisco Chronicle. Tra un reportage e l’altro, Mel acquistava capi militari negli spacci facendoli rimodellare dalla moglie. Il primo negozio venne aperto a Mill Valley in California. Il successo fu tale che quell’insegna si moltiplicò. Nell’83, il marchio fu comprato da The Gap Inc e contrassegna la linea top del Gruppo.

Ad Ottobre 2002, per la prima volta dopo più di due anni di caduta libera, il brand fa registrare vendite in crescita del 6 per cento in sintonia con l’andamento generale della Gap Inc., proprietaria del marchio che nell’ultimo quadrimestre mette a segno un aumento di vendite per 300 milioni di dollari in confronto allo stesso periodo del 2001.

Nel Gennaio del 2003, il trend positivo delle vendite viene confermato, con un più 11 per cento di inizio anno dovuto principalmente a un taglio dei costi operativi, al rinnovamento dei negozi e dell’immagine.

Nel 2009 Banana Republic ha negozi in Canada, Usa e Giappone, ma i consumatori da qualche anno possono fare shopping anche online sul sito www.bananarepublic.com.

Blahnik

Blahnik. Le sue scarpe, considerate alla stregua di opere d’arte, sono esposte al Metropolitan di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra.

Blahnik
Manolo Blahnik alle prese con un disegno.

Ha partecipato alla prima Biennale di Firenze Il Tempo e la Moda. Per la notte degli Oscar, molte star “esigono” le sue creazioni. Nato a Santa Cruz nelle Canarie da padre ceco-ungherese e da madre spagnola, studia a Ginevra e muove i primi passi come scenografo. È Diana Vreeland a suggerirgli, sfogliando un suo book, di puntare tutto sulla calzatura. Apre così all’inizio degli anni ’70 un minuscolo negozio a Londra, in Church Road che diventa immediatamente un punto di incontro per donne come Loulou de la Falaise, Bianca Jagger, Tina Show. Oggi le sue eccentriche sculture in miniatura, in bilico su tacchi piedistallo e chiamate confidenzialmente dal mondo della moda Manolos non sono più di 300, 350 l’anno, tutte realizzate a mano quasi sempre con materiali rari e impensabili: foglie, corteccia, perline veneziane, cincillà, e sono vendute nello stesso negozio di Londra, ora un po’ più grande, dall’84 anche nel negozio di New York e in una ventina di altre boutique, non monomarca, nel mondo. Ricercatissimo dai collezionisti il modello Brique del ’71: una sorta di zoccolo con la suola a mattone e la fascia colorata. Affiancato sempre dalla sorella Evangelina, ha collaborato alle sfilate di Galliano, Ozbek, Berardi.

Il successo planetario ottenuto da Manolo grazie alle sue celeberrime calzature, lo portano alla conquista di Los Angeles con il premio Rodeo Drive Walk of Style, riconoscimento ottenuto anche dai colleghi Ferragamo, Armani, Versace e Ford. Il suo nome, quindi, passa alla storia con la mitica stella, sulla Walk of Fame.

Blahnik
Le celebri calzature Manolo Blahnik

Recentemente

Nel 2015 il maestro delle scarpe londinese lancia sul mercato la sua prima collezione di borse: una capsule collection composta da sei clutch lussuose. Piccoli gioielli da portare a mano, in satin e crêpe de chine, con particolare in cristallo, dal valore commerciale tra i 1.725 ai 1.925 dollari.

Per omaggiare la carriera folgorante di Blahnik, nel settembre del 2017 esce nelle sale cinematografiche il film autobiografico, “Manolo: the boy who made shoes for lizards”. La pellicola racconta le fasi salenti della vita del celebre designer, accompagnata dalle interviste di Anna Wintour,  Naomi CampbellRihannaJohn Galliano e Paloma Picasso.

Nel 2019, dopo 38 anni di attività, chiude la storica boutique di  Midtown West 54th St., la “mecca delle fashioniste“, nonché set di alcune tra le più celebri scene di Sex And The City.

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Eccezionale svendita Manolo Blahnik 

Manolo Blahnik in mostra a Londra 

Bebe

Bebe. Fondato da Manny Mashouf (1938) come negozio di San Francisco nel 1976, aveva come scopo iniziale quello di offrire un nuovo tipo di moda.

Bebe. Fondato da Manny Mashouf (1938) come negozio di San Francisco nel 1976, aveva come scopo iniziale quello di offrire un nuovo tipo di moda diverso da quello esistente. Si sviluppa così una linea di accessori e abiti per donna sotto diversi brand: bebe, BEBE SPORT, bbsp, bebe O e 2b bebe. L’immagine è quella di una donna forte, sexy, sofisticata e piena di stile.

Badgley Mischka

Badgley Mischka. Marchio americano fondato da Mark Badgley e James Mischka. Hanno presentato la loro prima collezione a New York nell’1988.

Badgley Mischka. Marchio americano fondato da Mark Badgley (nato a East Saint Louis, Illinois, nel 1961) e James Mischka (nato a Burlington, Wisconsin, nel 1960) che hanno presentato la loro prima collezione a New York nell’88, demistificando e semplificando il glamour. Gli abiti da pomeriggio e da sera sono raffinati in broccato di cotone, seta, velluti di lana. Semplicità, portabilità e perfezionismo sartoriale sono la loro bandiera. Secondo Vogue, Badgley e Mischka hanno creato “il perfetto abito nero, nuovo senza tuttavia essere una novità”.

Nel Marzo 1999, per la serata degli Oscar vestono di nero la cantante Jennifer Lopez e Laura Dern.

A Settembre del 2001 decidono di non sfilare alla New York Fashion Week, per la prima volta dopo 12 anni. Tra i motivi, la imminente inaugurazione di due nuovi negozi.

Nel 2002, per la primavera-estate 2003, i due stilisti, inseriti da Vogue tra “i dieci migliori designer d’America”, propongono una moda più “accessibile”.

Nel 2009, grazie all’acquisizione del brand da parte di Iconix Brand Group, il brand ha raggiunto livelli più alti, includendo collezioni e elementi diversi: Badgley Mischka Couture, Platinum Eveningwear, Platinum Sportswear, Couture Evening and Day Handbags, occhiali, scarpe, gioielli, lingerie, profumi e abiti da sposi.

Blass William Ralph

Bill pseudonimo di William Ralph Blass. Noto per aver saputo “addolcire” il tailleur rendendolo morbido e curvilineo sul corpo femminile.

Bill pseudonimo di William Ralph Blass. Noto per aver saputo “addolcire” il tailleur rendendolo morbido e curvilineo sul corpo femminile. Utilizza volentieri le increspature, le note di colore e le stoffe inusuali come il tweed, lo spinato e i tessuti per camicie.

Oggi è a capo di un impero che comprende, oltre alle linee da donna, abbigliamento maschile e licenze per costumi da bagno, scarpe, pellicce, caramelle e profumi. È nato a Fort Wayne nello Stato dell’Indiana. Prima di arruolarsi e di partire per la seconda guerra mondiale, a soli 19 anni, disegnava già per la David Crystal Sportswear. Ha studiato alla Parson’s School of Design. Fu assunto per realizzare la collezione della Anna Miller and Co. Nel 1959 la società si fuse con la Maurice Rentner Limited. Nel ’62, iniziò a firmare alcune sue creazioni ma solo nel ’70 riuscì ad acquistare la società chiamandola con il suo nome.

Nelle ultime collezioni, ha ringiovanito la sua moda proponendo sulle passerelle newyorkesi una profusione di gonne-tubino in cachemire, magliette in pizzo e ampi pantaloni spinati. Ha vinto parecchi premi tra cui l’American Lifetime Achievement Award del Council of Fashion Designers.

Nuovo “head designer” è nominato Lars Nilsson viene nominato come nuovo “head designer” nel 2001, prende il posto di Steven Slowik.

Dopo la morte di Bill

Lo stilista muore nella sua casa di New Reston, nel Connecticut, nel giugno 2002.

Nel febbraio 2003, all’indomani della presentazione per l’autunno-inverno 2003-2004, Lars Nilsson lascia la direzione artistica della maison dopo sei collezioni. A marzo viene nominato il successore di Nilsson. Si tratta di Michael Vollbracht, che aveva curato una retrospettiva sull’opera del defunto patron Bill Blass.

Aretha Franklin sceglie, nell’aprile 2003, abiti di Blass per quello che si annuncia come l’ultimo tour della sua carriera. Nel pool di stilisti chiamati alla corte della regina del soul, Luther Vandross, Valentino, Donna Karan e Halston.

TOMMY HILFIGER

Indice:

  1. Le origini di uno stilista predestinato
  2. Il primo negozio Hilfiger 
  3. La nascita del marchio Hilfiger 
  4. Lo stile preppy e casual degli USA
  5. Tra alti e bassi
  6. L’arrivo dell’hip hop e della crisi
  7. Lo stile Tommy Hilfiger
  8. Tommy, stilista di cuore

LE ORIGINI DI UNO STILISTA PREDESTINATO

Giovane Tommy Hilfiger

Tommy Jacob Hilfiger nasce il 24 marzo 1951 a Elmira, piccolo paese dello stato di New York. Tommy è il secondo di nove fratelli e proviene da una famiglia irlandese cattolica con modeste risorse economiche. Questo lo spinge fin da subito a rendersi indipendente per non gravare sulla famiglia, a nove anni già svolge piccoli lavoretti come tagliare il prato dei vicini. Raggiunta un’età più matura inizia a lavorare come magazziniere e benzinaio.

Ne l 1969, per pagarsi le vacanze, Tommy lavora come commesso in un negozio di abbigliamento hippy a Cape Cod, nel New England, dove avviene la sua trasformazione stilistica: torna con lunghi capelli, indossa sandali e pantaloni a campana. Sono gli anni di Woodstock, della guerra in Vietnam, di Jimi Hendrix e dei Doors, è il giovane Hilfiger si sente pronto per grandi cose. Insieme due amici di scuola sale a bordo della vecchia Volkswagen e guida fino a New York City per comprare stock di jeans a zampa di elefante per poi rivenderli nella sua città. Il successo è immediato.

IL PRIMO NEGOZIO HILFIGER

Il primo negozio di Tommy Hilfiger People’s Place

Dopo il diploma preferisce non proseguire gli studi e continuare la strada intrapresa nel mondo della moda lavorando nei magazini Brown’s, filiale di un negozio della Grande Mela, ma si stufa facilmente di stare sotto alle direttive altrui. Così a soli 18 anni, con 150 dollari nel portafoglio e 20 paia di jeans da vendere, Tommy è pronto ad aprire il suo primo negozio, Peolpe’s Place. Un posto unico nel suo genere, con le pareti nere, l’odore dell’incenso nell’aria, la musica sparata ad alto volume e i concerti all’interno del piccolo shop che regalano un’esperienza simile ai concept store che oggi conosciamo. Tra oggettistica e vestiti il negozio diventa presto un luogo di culto.

Dopo solo un anno di attività il negozio arriva a fatturare un milione di dollari, ma Tommy spendeva troppi soldi, non era concentrato sul business ma solo sul prodotto. La concorrenza diventa spietata, il negozio è costretto a chiudere nel 1979, ma è stata la prima lezione di impresa da lui imparata.

LA NASCITA DEL MARCHIO HILFIGER

Campagna pubblicitaria Tommy Hilfiger 1998

Nel 1979 Hilfiger si trasferisce con sua moglie Susie, Susan Cirona da cui ora è separato, proprio a New York City. Tommy dopo la chiusura di People’s Place viene ingaggiato come designer per alcuni marchi, ma le collaborazioni finiscono per essere brevi e deludenti, lui stesso fonda un paio di brand ma senza il successo sperato.

Nell’84, Tommy ha bisogno di stabilità economica dopo la nascita della prima figlia. Arriva l’offerta di Calvin Klein, etichetta già decollata ai tempi. Ma rifiuta la proposta dopo aver consultato una veggente di Los Angeles che gli leggerà che sta arrivando di meglio. Leggenda o meno, il giorno dopo incontra lo stilista Mohan Murjani, imprenditore e re del tessile indiano, che cerca un giovane designer per lanciare una linea sportswear: il finanziatore sarà il proprietario della società, ma il nome sarà quello di Hilfiger. Nel 1985 nasce così la prima collezione caratterizzata dal logo, una sorta di bandiera bianca rossa e blu di ispirazione nautica. L’uniforme che gli dà visibilità mediatica è quella “da strada”: magliette, jeans, parka, mutande, berretti da baseball, piumini, scarpe da ginnastica.

LO STILE PREPPY E CASUAL DEGLI USA

Lo stile di Tommy Hilfiger

Tommy Hilfiger vuole puntare tutto sullo stile classico americano, rivisitando il preppy degli anni 50. Un lavoro che stavano già svolgendo marchi come Ralph Lauren e lo stesso Calvin Klein, che già si erano guadagnati il successo. Così il designer deve ingegnarsi, arruola alla modica cifra di 160 mila dollari la stella della pubblicità George Lois, il quale diventa un advertisement destinato a diventare un caso di studi e un esempio di marketing tra i più conosciuti. Un semplice cartellone, programmato per essere affisso a Times Square, con scritto “I quattro grandi stilisti americani per la moda uomo sono: R-L, P-E, C-K e T-H”. Se il pubblico americano riusciva facilmente a collegare le iniziali al brand esteso dei primi tre (Ralph Lauren, Perry Ellis e Calvin Klein), l’ultimo rimaneva uno sconosciuto.

Cartellone pubblicitario a Times Square New York

In basso, il logo Hilfiger è accompagnato da una spiegazione: “Nella maggior parte delle famiglie i primi tre nomi sono parole familiari. Tenetevi pronti ad aggiungerne un altro. Il suo nome (indizio) è Tommy. Il cognome non è così semplice ma nel giro di pochi mesi tutti in America sapranno che c’è un nuovo look in città e un nuovo nome sopra. I vestiti di Tommy sono alla mano senza essere casual, classici senza essere prevedibili. Lui li definisce classici con un’invenzione. Gli altri tre stilisti li chiamano concorrenza”. La furia dei chiamati in causa si scatena, ma in soli undici mesi la collezione incassa 11 milioni di dollari.

TRA ALTI E BASSI

Tommy Hilfiger e le Destiny’s Child

Spesso il successo non è mai duraturo, infatti dopo soli tre anni il business con Murjani fallisce. Tommy non si fa scoraggiare e non si arrende, cerca e trova un nuovo investitore, il cinese Silas Chou con cui fonda una società di cui riesce a essere proprietario al 22,5%. Nel 1988 si raggiungono i 28 milioni di fatturato 50 milioni l’anno successivo fino ai 100 milioni del 1990. Nel ’92 la società viene quotata in borsa e nel ’95 lo stipendio di Tommy Hilfiger è di 6 milioni di dollari.

Questo successo è sicuramente stato aiutato, quando una notte del ’94, il rapper Snoop Doggy Dog si presenta in televisione con una maglia extralarge firmata Hilfiger, che diventa subito un totem dei teenagers americani. Nel 1998 viene inaugurato il più grande flagship store a New York: un punto vendita di 4 piani nella zona di Soho.

L’ARRIVO DELL’HIP HOP E DELLA CRISI

Nel 2000, la crisi è di nuovo nell’aria. Le vendite negli USA calano del 75%, il mercato è saturo, i giovani si rivolgono ad uno stile hip hop, abbandonando il gusto Hilfiger e proiettandosi su nuove tendenze. Serve un investitore privato. Nel 2006 la società viene venduta per 1,6 miliardi alla inglese Apax Partners per poi passare  nelle mani dell’americana PVH nel 2010, proprietario anche di Calvin Klein, per 3 miliardi di dollari. Ma Tommy tutt’oggi rimane il principale designer e volto del brand.

LO STILE TOMMY HILFIGER

Tommy Hilfiger e Lewis Hamilton

Tommy Hilfiger ha costruito dal niente un immaginario simile a quello di Ralph Lauren che lavora sull’heritage inglese in America e che dopo essere stato sostenuto dal mondo della musica nera è ora diventato un brand globale. Non c’è innovazione nel suo prodotto per una volontà precisa di parlare alle masse attraverso un linguaggio semplice, diretto e non creativo. Ha saputo vendere quell’eleganza pratica e casual di cui i ricchi statunitensi sono maestri. Non è un caso che il più abile a vendere agli americani un sogno di stile abbia una biografia difficile, fatta di un’infanzia povera e di continui fallimenti e risalite, una storia di seconde e terze occasioni. L’ingegno e la capacità di cogliere le mode del tempo sono ciò che fanno di Tommy un vero stilista, più che un semplice uomo d’affari. Oggi quel fiuto lo ha portato a collaborare con top model come Gigi Hadid o campioni sportivi come Lewis Hamilton, nel tentativo di far crescere un brand globale acquistato soprattutto per i jeans, le t-shirt e le camicie.

Gigi Hadid per Tommy Hilfiger

TOMMY, STILISTA DI CUORE

Chi ha ricevuto così tanto come lui, sa anche dare qualcosa in cambio. Hilfiger ha creato l’iniziativa TommyCares, dove le sue linee, come Hilfiger Denim o quella dedicata allo sportswear, appaiono in prima linea a sostegno di cause globali come la lotta alla povertà, i bambini a rischio nei paesi poveri o in guerra e l’ambiente. In passato Tommy Hilfiger ha collaborato con Wwf e Save the children per le loro battaglie. Dalla fondazione nel 1995, TommyCares ha fatto in modo che i suoi dipendenti nel mondo facessero ore di volontariato nelle varie associazioni locali. Sempre nel 1995 viene fondata la Tommy Hilfiger Corporate Foundation, una fondazione benefica con scopi di benessere culturale e fisico dedicata a giovani americani, grazie alla quale la D.A.R.E. (Drug Abuse Resistance Education) lo onora nel 2002 con la sua più alta onorificenza, “Il futuro dell’America”, per i suoi sforzi in favore dei giovani.

Nel 2015 in associazione con Nederland Cares, il brand ha contribuito alla distribuzione di cibo gratuito nelle zone a sud di Amsterdam. Ancora oggi sostiene le associazioni come Breast Cancer Research Fund, Hudson Guild, per promuovere la lettura tra i bambini svantaggiati dell’area del fiume Hudson e Dress for success, un’associazione che aiuta donne e uomini in difficoltà a vestire in modo appropriato in vista di un colloquio.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Tommy Hilfiger è tra i primi stilisti a lanciare un modello di sfilata itinerante. I suoi mega show, infatti, sono presentati in tutto il mondo, da New York, a Londra sino in Italia. Rinomate sono, in tal proposito, le capsule collection firmate con i grandi dello sport come Lewis Hamilton (pilota di Formula1) e modelle di fama internazionale come Gigi Hadid e Zendaya. Peculiarità di queste presentazioni è la formula see now – buy now che permette di acquistare i capi presentati in passerella nel giro di poche ore dalla sfilata.

Nel 2019, il marchio di proprietà di Pvh vanta oltre 1500 store full price nel mondo ma opera diverse chiusure negli Stati Uniti tra cui il flaghship store di New York sulla fifth Avenue unendosi, nella scelta, a Versace e Ralph Lauren.

Castle Irene

Castle Irene (1893-1969). Ballerina americana. Influenzò la moda. Adottò un taglio di capelli alla garµonne, vestiti dai tessuti morbidi e spacchi.

Castle Irene (1893-1969). Ballerina americana. Influenzò la moda. Adottò un taglio di capelli alla garµonne, vestiti dai tessuti morbidi con gli spacchi rendendoli così particolarmente adatti ai passi di danza. Nata a New Rochelle (New York), negli anni ’10 formò insieme al marito ballerino, Vernon Blythe Castle, una coppia celebre. Inoltre, il suo maggior palcoscenico fu il Café de Paris. Aveva alcuni vezzi che vennero adottati da un’intera generazione di donne: una fascia di velluto decorata di perle per trattenere le chiome, le scarpe con la fibbia e i cappotti da uomo che esaltavano la sua esile figura.

Bobby socks

Bobby socks. Come riconoscere un film americano ambientato negli anni ’50? Semplicemente osservando le calze delle teenagers.

Bobby socks. Come riconoscere un film americano ambientato negli anni ’50? Semplicemente osservando le calze delle teenagers: corte, spesso bianche, arrotolate alla caviglia, abbinate a scarpe ballerine oppure con tacchi; il look era completato da maglioni molto attillati indossati su gonne a strati. In alternativa, le bobby socks spuntavano da scarponcini calzati sotto lunghe gonne kilt.

Bobby socks
Delle giovani ragazze indossano le Bobby socks.

Beene Goeffry

Beene. È considerato un epigono di Balenciaga per la perfetta esecuzione del taglio e per l’utilizzo del tessuto come materia di scultura.

Goeffry Beene. È considerato un epigono di Balenciaga per la perfetta esecuzione del taglio e per l’utilizzo del tessuto come materia di scultura. È noto per aver abbinato le stoffe in maniera insolita: flanella con strass, jersey con taffetà. Nato a Haynesville in Louisiana. Ha studiato medicina senza però conseguire la laurea. La Traphagen School of Fashion di New York lo ammette alla metà degli anni ’40.

Nel biennio ’46-’47, studia a L’Académie Jullian di Parigi e frequenta come apprendista la sartoria Molyneux. Tornato a New York, si “fa la mano” lavorando per molte case di prêt-à-porter come la Teal Traina. Nel ’62 si mette in proprio. L’anno successivo, nel ’67 comincia a disegnare e produrre cravatte, gioielli, costumi da bagno, occhiali, orologi, profumi, come la colonia Grey Flannel, pelletteria e oggetti per la casa. Nel ’69 debutta nella moda maschile e nel ’70 lancia la seconda linea Beene Bag. È stato premiato due volte con il Neiman Marcus Award e tre volte con i Coty High Fashion Awards.

Il 28 settembre 2004 Geoffrey viene a mancare. L’anno seguente viene pubblicato da Vendome Press il libroBeene by Beene, scritto da Marylou Luther, Laura Jacobs, Pamela A. Parmal e James Wolcott.