Genderless

Genderless. I suoi sinonimo sono unisex e agender. Negli anni 2000 la moda pensa alla fluidità di genere, annullando le differenze tra uomo e donna.

Genderless. Termine inglese legato all’identità di genere. Sebbene la moda abbia fatto gran uso della fluidità tra uomo e donna nel corso della sua storia, questa terminologia si è affermata nel primo decennio del 2000. Suoi sinonimi sono unisex e agender.

Look Gucci collezione uomo FW 2015

Nella moda genderless, labile o del tutto assente  è la differenza tra il genere femminile e maschile. In Italia, il primo marchio che ha nettamente reciso la differenza di genere è stato Gucci nel 2015, al debutto di Alessandro Michele sulle passerelle. Lo stilista romano propose una collezione autunno/inverno 2015 (realizzata in una settimana dopo l’addio di Frida Giannini) dove i modelli sfilano indossando camicie in seta con fiocco e top in pizzo, enfatizzando la moda di genere.

 

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Giannini

Giannini Frida. Ex direttore creativo di Gucci, Frida è  una delle donne più in vista nel panorama fashion mondiale.Nata a Roma nel 1972 segue subito la vocazione per la moda studiando styling all’Accademia del Costume e della Moda e in seguito inizia a lavorare per una piccola azienda di abbigliamento.

Nel 1997 arriva l’occasione che da una svolta alla sua carriera: viene chiamata da Fendi a disegnare gli accessori della linea donna posizione che tiene fino al 1999. Grazie alle sue capacità in breve tempo la maison le affida la direzione creativa della linea di pelletteria.

Look Gucci FW 2011 firmato Frida Giannini

Il suo nome nel campo degli accessori inizia a farsi notare e nel 2002 Gucci la chiama a far parte del team creativo diretto da Tom Ford. Frida inizia lavorando alla direzione stilistica della linea di borse, core business del brand, posizione che ricopre con successo tanto che solo due anni dopo, dopo quattro stagioni, viene nominata direttore creativo degli accessori, campo in cui ha l’occasione di dimostrare il suo grande talento: partendo dagli archivi storici del brand, reinventa le stampe classiche attualizzandole e donando loro nuovo lustro.

Frida Giannini, direttore creativo di Gucci 

Tra il 2005 e il 2006 arriva il coronamento della sua carriera in Gucci: viene nominata, a distanza di pochi mesi, direttore creativo della linea di abbigliamento donna e poi dell’uomo, riuscendo così a lasciare un’impronta nello stile del marchio. Sotto la sua guida, Gucci conosce un momento di nuovo splendore, grazie al connubio tra tradizione e uno sprint giovane e innovativo. Merito della Giannini è anche il restyling di tutti i concept store del brand, di cui ha personalmente curato gli spazi e l’arredamento.

La sua grande tenacia e l’innegabile talento l’ha portata a ricevere la Lupa Capitolina dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il premio “Design Star Honor” della Fashion Group International. Dalla sua c’è anche un grande impegno nel sociale che ha portato Gucci a collaborare con UNICEF e le ha procurato la nomina di “Women of Compassion” nel 2011. Frida fa parte anche della “Foundation for Women’s Dignity and Rights”, che combatte le ingiustizie e la violenza contro le donne. 

Il licenziamento di Gucci 

Nel 2014, inaspettatamente la griffe annuncia l’addio di Frida. Al suo posto, Alessandro Michele che dimostra di avere un fiuto per il marketing incredibile. Frida si allontana dalla moda ma ogni tanto il suo nome viene associato a nomi dalla caratura internazionale.

Nel 2020, però, la stilista si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Ha infatti ammesso il dispiacere di essere stata allontanata dalla griffe fiorentina senza che le venisse concesso di finire una sfilata e di salutare i giornalisti con il quale era cresciuta. Convinta sostenitrice del bello, la Giannini si scaglia contro l”estetica del brutto”, nata negli ultimi anni a causa di fenomeni di marchi e marchietti che trovano solo linfa vitale grazie ai personaggi (probabilmente influencer) che ne pubblicizzano il prodotto.

“Essendo una donna io quando mi compro qualcosa voglio qualcosa che mi faccia sentire più cool, più magra, più bella, più giovane. Sinceramente non capisco questa estetica del ‘famolo strano e più brutto possibile’ perché così sei avanti. Per me non sei avanti sei indietro”, racconta a Fanpage.

Dopo essere stata acconto alla figlia malata si sente pronta per prendere in mano la sua carriera.

 

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Frida Giannini prossima al ritorno in passerella?

 

 

Michele, Alessandro

Alessandro Michele, visionario futurista genderless dall’immaginario basato sul caos cosmico trasforma Gucci nel brand senza tempo per eccellenza.

Indice:

  1. Le origini e il sogno
  2. Il sogno diventa realtà
  3. Gucci di Alessandro Michele
  4. Lo stile di Alessandro Michele

LE ORIGINI E IL SOGNO

Alessandro Michele per VOGUE

Roma, novembre 1972, nasce Alessandro Michele. Il padre è tecnico dell’Alitalia. Indirizzato fin da subito dalla madre nel mondo del cinema, dello spettacolo, del bello in ogni sua sfaccettatura, si iscrive all’Accademia di Costume e Moda della capitale. Qui i suoi talenti iniziano a prendere forma, il suo sogno è diventare scenografo, la moda è solo di sfondo.

Per necessità economiche accetta diversi lavori ben distanti dalle sue passioni, come il giornalaio, il manovale e il muratore, fin quando non gli viene data l’occasione di collaborare con un grande marchio come Les Copains. Entrare nel settore del fashion risveglia in lui desideri ed ossessioni, come quella per gli accessori. Inizia la sua ricerca di gusto e di stile che raccoglie in diversi book che invia a diverse case.

Fendi negli anni ’90 capisce subito il genio di Alessandro e lo decreta Senior agli accessori, evolvendo la sua formazione stilistica e culturale anche grazie al lavoro di Karl Lagerfeld, suo mentore. Kaiser Karl gli insegna che la creatività è per definizione instabile e che può raggiungere la sua massima espressione solo quando è lasciata libera. Per Alessandro sarà una regola da allora in poi.  Ma il creativo ha sempre fame d’ispirazioni. Libri, musica, cinema, materiali e tessuti, così impara che la creatività è anche studio e ricerca continua, ma anche un caos che non lo abbandonerà mai.

IL SOGNO DIVENTA REALTÀ

Nel 2002 Tom Ford posa gli occhi su di lui e lo chiama a Londra per collaborare con lui. Qui trova una realtà ben diversa da quella di Fendi. Tom Ford, designer in quegli anni di Gucci, applica un lavoro di ricercatezza e perfezione legati ad uno standard di bellezza molto americano. La Gucci di Ford rappresenta l’ordine clinico e maniacale della bellezza, lo stilista texano è talmente convincente che Alessandro non riesce a dirgli di no.  Anche da Gucci il ruolo di Alessandro rimane legato al settore degli accessori.

Da questo momento in poi lo stilista non lascerà più il marchio fiorentino e avrà la fortuna di lavorare prima con Alessandra Facchinetti ed in seguito diventare Associate creative director al fianco di Frida Giannini. Nel 2013 Gucci acquista Richard Ginori, brand di Firenze leader nella porcellana pregiata. Nel 2014 Alessandro Michele ne diventa il creative director, mostrando la sua versatilità creativa. Nel 2015 viene convocato dall’amministratore delegato Marco Bizzarri e viene decretato nuovo creative director di Gucci, a solo una settimana dalla sfilata maschile A|I 2015-2016.

Il genio si dimostra proprio in questa occasione. Il suo debutto bene ritenuto dalla stampa di settore come l’evento più d’impatto delle sfilate di Milano dell’anno. Egli ribalta le regole del marchio fiorentino e pone le basi per la sua nuova filosofia aziendale, lo chic clinico che lo precedeva viene sostituti da una visione più colta, antropologica e contemporanea. Nello stesso anno viene nominato International Fashion Designer of the Year.

GUCCI DI ALESSANDRO MICHELE

Gucci torna ad essere di nuovo oggetto di desiderio, con una moda imperfetta, ma ricca di contaminazioni date dalle passioni-ossessioni dello stilista, il collezionismo, il cinema, l’opera, la musica, la letteratura, i luoghi dimenticati, in un mondo sospeso tra una visione passata e una decisamente futurista.

Backstage Cruise Collection 2016 Gucci by Alessandro Michele

FW 2017 Gucci by Alessandro Michele

IL MONDO DI GUCCI SECONDO MICHELE

Il suo immaginario è caotico ma potente, ha voglia di giocare con i vestiti e con gli accessori, di prendere il vintage e di renderlo odierno, nuovo, vuole colpire, stupire, rendere i suoi capi familiari ma anche nuovi, simbologie e richiami storici letti e realizzati in chiave moderna. La sua visione di bellezza non è di certo intesa in maniera classica, ma è una bellezza inusuale, soggettiva, che mischia passato-presente-futuro, è costante ricercatezza di colori, di fantasie, di dettagli, di contaminazioni dell’epoche da lui preferite, di qualità dei materiali, di continuo richiamo al genderless che rimane padrone delle sue collezioni.

S-S 2016 Gucci by Alessandro Michele

Espressione artistica ma con finalità commerciali che funzionano, a tal punto che il marchio vende il 21,1% in più nel 2016, rispetto all’anno precedente, anno in cui il designer ha preso in mano le redini del brand.

Nel 2017 ha archiviato l’anno fiscale con 6,2 miliardi di euro, con un ulteriore crescita del 45%. E già si parla della terza coppia d’oro nella storia della griffe: dopo Tom Ford e Domenico De Sole, Frida Giannini e Patrizio di Marco, ora è l’era dominata da Alessandro Michele e Marco Bizzarri. La ciliegina sulla torta? L’inaugurazione del Gucci Garden all’interno dello storico Palazzo della Mercanzia di Firenze e ideato in prima persona dal direttore creativo. Alessandro Michele ha trasformato Gucci in qualcosa di unico e ogni sfilata è una nuova sorpresa.

Il ristorante all’interno di Gucci Garden

Punto di forza della sua rivoluzione in Gucci è anche l’impulso nuovo dato allo street wear e al rilancio social del brand stesso.

Molti personaggi del mondo dello spettacolo hanno collaborato con il marchio come per esempio Harry Styles, Jared Leto, Lana del Rey e Achille Lauro che ha vestito il brand per il Festival di Sanremo del 2018.

LO STILE DI ALESSANDRO MICHELE

FW 2018 Cyborg Gucci by Alessandro Michele

Alessandro Michele si può definire un perfetto mix di barocco e punk, rinascimentale e caotico, vintage e modernità. Per lui epoche e momenti non si escludono ma si sommano, in un annullamento ideale del tempo. Una forma mentis in cui non è forse facile entrare, ma su cui è perfettamente allineato Giovanni Attili, docente di urbanistica alla Sapienza di Roma e storico compagno del designer, che lo accompagna e sostiene mentalmente in ogni processo creativo, come in quello che ha portato alla realizzazione della sfilata co-ed A/W 2018 e ambientata in una sorta di camera operatoria per cyborg.

F-W 2018 Gucci by Alessandro Michele