Smoking

Smoking. In America si chiama Tuxedo, in Gran Bretagna Dinner Jacket. È l’abito da sera dell’uomo, il formale più elegante del guardaroba maschile.

Smoking. In America si chiama Tuxedo, in Gran Bretagna Dinner Jacket. È l’abito da sera dell’uomo, il formale più elegante del guardaroba maschile. Usato anche come abito da cerimonia, lo smoking esiste oggi in innumerevoli versioni di taglio, colore e tessuto, spesso al limite del buon gusto. Il più classico è in leggero draps, nero, e si compone di pantaloni diritti con banda laterale in raso, una giacca monopetto a uno o due bottoni con rever in raso, camicia bianca con sparato, polsini da gemelli e colletto da papillon, fascia in vita e scarpe di vernice nera. La sua prima apparizione fu al casinò di Montecarlo nel 1880. Diventò subito l’alternativa moderna al frac. Il termine smoking deriva dall’inglese e letteralmente significa giacca da fumatore. Ma la smoking-jacket britannica ha ben poco a che vedere con lo smoking.

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Frac

Frac, abito maschile da sera e da cerimonia. In francese è detto anche queue de morue, per le caratteristiche bande a punta sul dietro.

Frac, abito maschile da sera e da cerimonia. In francese è detto anche queue de morue, per le caratteristiche bande a punta che ricadono sul dietro come la coda di una rondine. C’è anche una versione leggermente diversa detta queue de pie (letteralmente “gazza”). La giacca rigorosamente nera, con collo e risvolti in seta, è corta sul davanti e aperta in modo da far intravedere il gilet di piquet bianco scollato a V o a U. La camicia con sparato e colletto inamidati, con polsini doppi, la cravatta a farfalla bianca, i pantaloni a tubo con bandeau laterali. È usato da direttori e dai professori d’orchestra. La sua origine risale alla fine del ‘700, quando ancora faceva parte del costume militare. Fu Lord Brummel, all’inizio dell’800, a farne un capo della moda dandy, usato comunemente. Verso la metà del XIX secolo, cambia il taglio e diviene un capo solo da cerimonia: tale rimane anche da noi, fino agli anni ’20, quando fu introdotto lo smoking.

La filosofia del Frac

Più che un abito è una filosofia. Nel 1840, Mode et Costume: scrive: “Il frac, simbolo della civiltà d’oggi, è l’uniforme che l’uomo di cultura deve portare nelle circostanze sociali e nelle cerimonie. Lo si vede dappertutto dove la vita e il piacere sono presi sul serio, è portato dal supplicante, dal padrino, dall’uomo in lutto e anche da chi va a un ballo, dall’ammiratore ardente di un’attrice e dall’uomo annoiato che beve il suo tè serale. È la manifestazione esteriore di un mistero e, benché la moda possa fargli subire leggere modifiche, resta immutabile”. Da Vestiti che usciamo di Luigi Settembrini e Chiara Boni: “Se volete imparare come si porta il frac, andatevi a vedere uno qualsiasi dei vecchi film di Fred Astaire. L’eleganza di quel signore non è mai più stata uguagliata”.

Il frac, come lo smoking, è tornato spesso in versione femminile, fin dagli anni ’20, naturalmente rivisitato e reinterpretato secondo l’estro del sarto o dello stilista.

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