Swinging London

Il termine Swinging London risale al 16 aprile 1966. Il settimanale americano Time citò l’aggettivo usato dal direttore del mensile londinese Encounter, Melvin Lasky, il quale tentava di descrivere ciò che stava accadendo da qualche tempo in città. Una traduzione di swinging è eccitante, piacevole. E questo, certamente, era diventata Londra a partire dal ’63, l’anno che segnò la fine del lunghissimo dopoguerra britannico. Una serie di coincidenze marcò quella che apparve subito una rivoluzione dei costumi e toccava l’abbigliamento e le abitudini sessuali, la musica e la politica, la mondanità e il linguaggio. La Swinging London introdusse vocaboli come trendy (di tendenza) e la dicotomia cool (letteralmente, fresco; in realtà moderno, attraente) e square (sul vocabolario: quadrato; in effetti retrogrado, chiuso). Le idee-guida della Swinging London e degli Swinging Sixties erano il divertimento, l’informalità e la gioventù: idee rivoluzionarie, in una società gerarchica come quella inglese. Tutto il periodo si può ricondurre a questi valori (o come dicevano gli adulti, disvalori). Per rendersene conto, basta ricordare i protagonisti della scena: “the scene” era il termine teatrale con cui veniva definito l’insieme delle novità. Mary Quant, una studentessa del Goldsmith’s College, creava la minigonna e contribuiva a lanciare modelle che solo pochi anni prima sarebbero state improponibili, come la scheletrica Twiggy. Lo scozzese John Stephen, in un vicolo chiamato Carnaby Street, vendeva vestiti a basso prezzo e di qualità scadente, che potevano essere gettati senza rimorso dopo una settimana. Il parrucchiere Vidal Sassoon introduceva tagli destinati a durare altrettanto poco (con una costante: i capelli lunghi degli uomini). I Beatles, i Rolling Stones e gli Who segnavano una rottura drastica con lo stile musicale del passato, e diventavano modelli di comportamento: l’arresto per possesso di droga di Mick Jagger o il fatto che i Beatles, al Prince of Wales Theatre, mettevano in ombra la famiglia reale, non erano episodi che passavano inosservati. Tutto questo veniva accompagnato da un terremoto politico e sociale. Nel ’63, lo scandalo Profumo, che vedeva il ministro della guerra coinvolto in un giro di ragazze-squillo, demolì la credibilità dell’establishment; nel ’64, i laburisti di Harold Wilson salirono al potere, per la prima volta dopo tredici anni, e accelerarono la dismissione dell’impero; nel ’65 morì Winston Churchill. La strada era aperta per nuovi eroi, che avrebbero cambiato per sempre la faccia di Londra, della Gran Bretagna e — non sembri un’esagerazione — dell’intera società occidentale.