Swatch

Casa svizzera produttrice di orologi, nata nel 1982. Il nome deriva dalla contrazione delle due parole Swiss e Watch. Il primo orologio Swatch nasce per contrastare l’invasione giapponese nel campo della misura del tempo. Nei primi anni dell’attacco nipponico, l’industria orologiaia elvetica è letteralmente sopraffatta dalla concorrenza orientale che, sostituendo i tradizionali meccanismi dell’orologio con un cuore elettronico al quarzo, invade il mercato: un’ottima qualità a basso prezzo. La produzione (96 milioni di pezzi nel ’74) delle oltre 1600 case svizzere è rapidamente dimezzata. Nell’81 la presenza dell’orologio svizzero nel mondo scende dal 30 al 9 per cento. A causa della crisi occupazionale che si va profilando, il mondo politico, industriale e finanziario del paese, affida a Nicolas Hayek, esperto in ristrutturazioni industriali, e a Ernest Thomke, 900 milioni di franchi per passare alla controffensiva. Sotto la regia di Hayek, le due più grandi firme del paese, la Ssih e la Asuag, si fondono nella Societé Suisse de Microélectronique et d’Horologerie, la Smh. Hayek, inoltre, si affida a due ingegneri, Elmar Mock e Jacques Muller, che conoscono bene l’elettronica e le materie plastiche. Il progetto Swatch si realizza in poco tempo, debuttando con una prima collezione di 300 mila pezzi nell’82. Si tratta di orologi con un numero ridotto di componenti, da 90 a circa 51. La cassa è in plastica, il tutto chiuso da un vetro antigraffio. Il risultato è un orologio con la precisione garantita dal quarzo, antiurto, impermeabile, economico quanto a costi di produzione e soprattutto industrialmente intercambiabile nel senso che basta sostituire il colore della plastica e il disegno del quadrante per ottenere un nuovo modello. Nell’84 la produzione di Swatch sale a un milione di pezzi. Attualmente siamo ben al di sopra dei 150 milioni di pezzi venduti in tutto il mondo. La moda dell’orologio di plastica spopola perché fa tendenza e riesce a seguire le oscillazioni dello stile di vita. Le file davanti ai negozi della Swatch e le quotazioni multimilionarie dei modelli più rari contesi dai collezionisti sono ormai un fenomeno del nostro tempo. Per esempio, il Kiki Picasso, tirato soltanto in 140 esemplari, è stato aggiudicato a un’asta di Zurigo a 50 milioni. A partire dal ’92 Swatch non è più sinonimo solo di orologi. Infatti sono stati immessi sul mercato il telefono, la segreteria telefonica, il fax, una lampada che si può telecomandare col proprio orologio, un beeper cercapersone, un telefono cellulare. Inoltre ha fatto la comparsa sul mercato anche un’auto Swatch piccola, funzionale per i posteggi, a propulsione ibrida, cioè con un motore a benzina e uno elettrico, grazie a una joint venture con la Mercedes. Oggi Swatch, accanto ai tradizionali orologi, produce anche bracciali, orecchini, collane e anelli.