Sorelle Botti

Sartoria romana d’alta moda aperta dalle sorelle Augusta Carlotta e Fernanda Botti nel 1911, in via del Babuino. Dopo 16 anni, l’atelier viene trasferito in via Saverio Mercadante, quindi, dal ’59 fino alla chiusura, in corso Italia al 36. Compravano croquis o modelli finiti a Parigi. Qualche abito era di loro creazione. Ogni sei mesi, sfilavano al Grand Hotel di Roma, per le clienti di tutta Italia. La storia delle sorelle Botti è costellata di abiti importanti per clienti da grande ribalta, come la regina Elena e le dame di Corte, e per clienti dell’alta borghesia. Celebri i loro abiti da sposa e le toilette da cerimonia e da gran sera, per le prime al Teatro dell’Opera di Roma. Fino agli anni ’40, la Casa confeziona anche pellicce. Le sorelle Botti si forniscono a Parigi dove, dopo aver assistito alle sfilate dell’alta moda francese, acquistano i capi più interessanti per riprodurli su richiesta della loro clientela. A Roma partecipano alle sfilate del Grand Hotel di via Veneto. La rivista di cronache mondane, Le Carnet Mondain, ne documenta i successi, con la pubblicazione dei matrimoni più in vista. L’atelier — in laboratorio 140 lavoranti e lavoro organizzato in due turni — è praticamente attivo 24 ore su 24. Disegnatore è per anni Mario Vigolo. Nell’immediato dopoguerra, resta fedele alla maison una parte della buona borghesia. Va ricordato, tra gli altri, il guardaroba di Palma Bucarelli, la sovrintendente della Galleria nazionale d’Arte moderna, donato al Museo delle Arti decorative del XIX e XX secolo: comprende due abiti realizzati dalle sorelle Botti su croquis di Balenciaga e di Elsa Schiaparelli.