Slimane

Hedi (1968). Stilista di origine libanese. Vive e lavora a Parigi. È balzato agli onori della cronaca di moda per l’incarico, nel ’96, di disegnare la linea Yves Saint-Laurent Rive Gauche Homme, ottenendo un successo istantaneo. Non ha mai studiato moda. Dopo aver frequentato l’École du Louvre per seguire i corsi di storia dell’arte, nel ’90 è stato chiamato da José Levy, come direttore artistico. È poi passato da Jean-Jacques Picart dove ha lavorato per 3 anni come assistente, mentre frequentava Hipokhagne, una fra le facoltà universitarie di più alto grado nel particolare sistema francese, e si preparava per essere ammesso a Scienze Politiche. Ha infine raggiunto la mitica maison di YSL, chiamato dal suo mentore Pierre Bergé. Dopo l’acquisizione della griffe da parte del Gruppo Gucci, è stato finanziato per lanciare la collezione uomo Black Tie con il suo nome. “Ha un talento così forte che merita un suo marchio. Sono un suo grande ammiratore”, ha commentato Tom Ford, direttore artistico del polo Gucci. Ma Slimane, nel luglio del 2000, ha optato per Bernard Arnault, per Lvmh, entrando come direttore artistico delle collezioni uomo Dior. Nel settembre del 2001, il mensile americano GQ lo ha premiato come uomo dell’anno nella categoria dei talenti emergenti. Stilisticamente appartiene alla nuova corrente di giovani couturier che riabilita la sartorialità modellandola in forme e linee contemporanee. Elementi di “streetstyle” si fondono con alchimie sartoriali. Giacche sottili con cinture sottili da annodare in vita, tute da motociclista lineari come un tratto al nero di China, camicie fatte a mano ma in tulle stretch: esempi di una moda maschile sexy e androgina, spesso realizzata in materiali di derivazione “femminile”. Nel giugno del 2002, in occasione di Pitti Immagine Uomo, Slimane crea alla Stazione Leopolda di Firenze una grande installazione, Intermission, 34 monoliti alti 6 metri interpretano in chiave moderna la galleria degli specchi di Versailles e 400 neon in strutture metalliche ricreano i labirinti del giardino. Al posto dei lampadari della reggia, semplici ventilatori che diffondono un suono modulare. Niente vestiti, al loro posto una rilettura in chiave artistica del suo percorso creativo e un’interpretazione di “francesità”. L’evento è a cura di Francesco Bonami, coordinatore dei progetti artistici per Pitti, e di Jerome Sans, direttore del Palais de Tokyo a Parigi.