Sindacato Italiano Alta Moda

Fu costituito nel 1953, contro le sfilate fiorentine di Bista Giorgini, dagli scissionisti romani: Fabiani, Simonetta, Lola Giovannelli, Schuberth, sorelle Fontana, Ferdinandi, Mingolini-Heim, Garnet. Lo statuto del sindacato vietava la partecipazione ai defilé della Sala Bianca di Palazzo Pitti e stabiliva che gli iscritti dovessero presentare le loro collezioni, ciascuno nel proprio atelier, due giorni prima dell’appuntamento di Firenze. Era una vera e propria dichiarazione di guerra. Roma alzava il vessillo del diritto a fare da sé e le sartorie giustificavano la scelta lamentando le troppe spese della trasferta fiorentina. Nella realtà, lo scisma era stato provocato dal fastidio per la “promiscuità” di passerella, per quel tutti insieme (alta moda e moda boutique, moda pronta) e per l’obbligo di presentare solo 18 vestiti nella tre giorni di Palazzo Pitti. Racconta Simonetta Visconti, che con Fabiani fu la prima ad andarsene: “Un giorno, ci dicemmo che Roma valeva Firenze, che ognuno aveva diritto a una sua esclusiva ribalta. L’individualismo è una tipica debolezza italiana”. La stampa si schierò per Firenze. Anche la giornalista Irene Brin, benché romana e legata da amicizia agli scissionisti, ne sventolò la bandiera: “Siamo profondamente fedeli all’idea di Giorgini, in quanto idea di unione, economia di tempo, selezione di lavoro. Se si deve stabilire un bilancio per i romani, è confortante: molte vendite, molte lodi, molte promesse. Ma, se si deve preparare un avvenire, bisognerà evitare i molti errori commessi e rifarsi, ancora una volta, a Giorgini”. Goccia a goccia, l’avvenire portò invece ad altre diaspore.