Sieff

Jean Loup (1933-2000). Fotografo francese. Nato in una famiglia di origine polacca, dopo la maturità classica studia, oltre che fotografia (all’École di Vevey in Svizzera, che gli ha recentemente dedicato una grande sala), per breve tempo anche Lettere e giornalismo: inevitabile iniziare la carriera come reporter per Elle nel 1955 e per l’agenzia Magnum nel biennio ’58-59 collaborando con Réalités e Jardin des Modes. Dal ’61 al ’66 si trasferisce a New York pubblicando su Harper’s Bazaar, Vogue, Queen, Twin, Look, Esquire, Match, Glamour. Nel ’66 torna a Parigi dove collabora con Nova, Femme e Vogue Francia. Non ha mai amato essere considerato uno specifico fotografo di moda — un’attività che ha comunque smesso negli anni ’70 per dedicarsi alla ricerca e al nudo — tanto da dicharare ironicamente che “la fotografia di moda non esiste”. I soggetti — le modelle come gli abiti — sono ritratti in bianconero e a colori con obiettivi grandangolari che, aumentando la profondità di campo, tendono a inserire nell’immagine gli ambienti esterni e gli elementi della scena in interni e a non considerarli come semplici sfondi. Così i risultati alludono in modo talvolta provocatori ad atmosfere permeate da una fortissima carica erotica: trasparenze, letti sfatti in stanze dotate di arredi essenziali, specchi, veli, circondano donne bellissime e misteriose che Sieff riprende soffermandosi sulla sinuosità allusiva dei corpi con particolare interesse per le gambe. Molte le mostre in Francia e all’estero e numerosi anche i libri: fra i più noti Portraits de dames assises, de paysages tristes et de nus mollement las (’82), Vers les cieux d’or (ispirato al diario di viaggio in Sicilia di Guy de Maupassant) nell’84, il discusso e ironico Hommage a 93 derrières choisis pour leur qualités plastiques, intellectuelles ou morales che comprende appunto quasi cento sederi femminili, Jeanloup Sieff: 40 Years of Photography e Faites comme si je n’etais pas là nel ’99.