Schiaparelli

Elsa (1890-1973). Simbolo della più raffinata fantasia creativa, rappresenta una delle figure più importanti dello stilismo anni ’30. Nata a Roma in Palazzo Corsini da una famiglia di intellettuali, conduce una adolescenza colta e agiata. Nel 1914 a Londra conosce il conte William de Wendt de Kerlor che diverrà suo marito e con il quale si trasferirà a New York. A 25 anni, già separata con una figlia, senza un’occupazione fissa, collabora con antiquari, cercando di guadagnare qualcosa attraverso il commercio di oggetti d’arte per poter ritornare in Europa. Finalmente nel ’24 è in grado di realizzare il suo progetto e, giunta a Parigi, ha occasione di conoscere Paul Poiret che la incoraggia a dedicarsi alla moda. Dopo aver tentato senza successo di farsi assumere dall’atelier Maggy Rouff, si mette a disegnare in proprio, in un piccolo appartamento di rue de Seine, pullover neri con disegni bianchi trompe-l’oeil. Le sue creazioni ottengono incoraggianti consensi e anche i magazzini americani Strauss si mostrano interessati alle sue proposte: le ordinazioni ricevute la costringono a organizzare nel ’27 un laboratorio al 4 di rue de la Paix. Maglioni tatuaggio, pullover raggi X che ridisegnano in superficie l’ossatura del corpo umano, costumi da bagno in semplice jersey e accessori originali sono i suoi primi capi etichettati Schiaparelli pour le sport. Stravagante e anticonformista, stupisce presto per le sue creazioni potentemente originali, spesso legate al mondo dell’arte, come del resto conferma la sua lunga collaborazione con grandi nomi del cubismo e del surrealismo. Colori, materiali, lavorazioni e disegni sono sempre il risultato di un lungo lavoro di ricerca e di sperimentazione, dove ironia e citazioni si fondono perfettamente. Sull’onda di una fama crescente, Schiaparelli nel ’33 inaugura una succursale a Londra (36 Upper Grosvenor street) e nel ’35 trasferisce il suo atelier al 21 di place VendÂme, dove per l’allestimento sarà seguita da Jean Michel Frank e Diego Giacometti che, ricorrendo a una geniale metafora, progetta come ingresso della maison un’enorme gabbia in bambù dorato. Nella seconda metà degli anni ’30, lavorano per lei già più di 400 sarte e, con acuta lungimiranza, in un mondo come quello parigino consacrato all’haute couture, sarà lei a inaugurare una sezione boutique dove acquistare capi già confezionati. Pioniera nell’introdurre materiali come il tweed, il tessuto goffrato scorza d’albero (“ecorce d’arbre”) e le fibre artificiali nel più tradizionale repertorio degli abiti da sera, nell’estate del ’36 esordisce con una mantella in rhodophane trasparente, un tipo di plastica, chiamandola “cape de verre”, destinata con provocatoria ironia a toilette eleganti. Proficui i binomi con Jean Schlumberger, per la progettazione di bigiotteria e bottoni dalle forme inusitate, e con la ditta francese Colcombet insieme alla quale, attorno al ’36, propone una stoffa simile a carta stampata con le traforature tipiche della papier-patisserie, impiegandola per originali tailleur. Rivoluzionaria per istinto, Schiaparelli è la prima ad articolare le collezioni su di un unico tema, aprendo la serie con la celebre Stop, look and listen, cui seguono le collezioni Neoclassica (inverno 1936-37), Farfalle (primavera ’37), Fondo del mare (primavera ’38), Il circo (estate ’38) interamente ricamata da Lesage, Pagana (autunno ’38), Cosmica (inverno ’38-39), Commedia dell’arte (primavera ’39) e Tournures (estate ’39). Dal ’36-37, intensifica le sue frequentazioni soprattutto in ambiente surrealista: dalla collaborazione con Salvator DalÕ nascono ad esempio abiti da ballo con aragoste dipinte su organza, borse in velluto a forma di telefono, tailleur costellati da vistose labbra rosse patchwork, cappelli a forma di calamaio, di nido di gallina o di coscio di montone. Allo stesso tempo, Jean Cocteau le disegna delicati profili di donna ricamati poi da Lesage con superba precisione (’37), oppure ammiccanti volti illusionisticamente confusi con silhouette di colonne e di vasi neoclassici con cui decorare raffinati insiemi. Mentre Elsa Triolet e Louis Aragon creano per lei collane ispirate a pastiglie di aspirina, Jean Clement e Jean Hugo immaginano bottoni gioiello che divengono presto simbolo della maison. Per lei, Marcel Vertés disegna la pubblicità del profumo Shocking (’37) su cui la scultrice Leonor Fini plasma il celebre flacone sagomato sulle voluttuose forme di Mae West, a cui seguiranno nel ’38 Sleeping e nel ’39 il profumo maschile Snuff. Ispirandosi sempre alla corrente surrealista, Schiaparelli nel ’37 crea il celebre tailleur con tasche a cassetti sporgenti, desunto dalla più celebre Venere di Milo con cassetti fusa da Dalì nel ’36. Contemporaneamente sviluppa l’idea di rendere la cerniera in plastica colorata motivo decorativo evidente di un abito oltre che elemento funzionale, ribaltando i canoni classici della sartoria che ne imponevano la completa simulazione. Come Lanvin, sarà l’ideatrice di una tonalità cromatica particolare, il rosa shocking, probabilmente desunta da uno dei rosa accesi di Bérard, che diverrà motivo conduttore di molte collezioni e di capi ormai famosi come la cappa Phoebus appartente alla collezione Cosmica. Negli anni del secondo conflitto mondiale, interrompe la sua attività e, trasferitasi negli Stati Uniti, milita nella Croce Rossa Internazionale. Solo nel dopoguerra, apre una sartoria a New York (’49) e, ritornata a Parigi, accoglie nella sua équipe giovani promesse dello stilismo, quali Hubert de Givenchy, Pierre Cardin e Philippe Venet. La silhouette femminile da lei creata, squadrata ed essenziale con spalle imbottite ben delineate, ha caratterizzato la moda internazionale fino all’avvento del new look di Dior. Prima di chiudere il suo atelier, nel 1954, redigerà le sue memorie in una brillante autobiografia intitolata Shocking Life.