Sartori

Franco (1929-1987). Giornalista italiano e manager editoriale. Figlio di un dirigente del Corriere della Sera, entrò lui stesso nell’azienda di via Solferino e, dopo essersi occupato di marketing, fu incaricato di studiare un settimanale femminile di carattere innovativo. Nacque così Amica che si affermò come mensile d’avanguardia ed ebbe come direttore Enrico Gramigna e come direttore artistico Flavio Lucchini. Nel ’64, Sartori passò alla Condé Nast Italia dove, incorporata la storica testata Novità, fondò Vogue Italia, di cui fu direttore a vita, pur diventando anche amministratore delegato della società e contribuendo a espanderla con Casa Vogue, Uomo Vogue (nato nel ’67 come allegato di Vogue Italia e trasformato in testata autonoma l’anno successivo: fu ideato da Lucchini che lo diresse per una decina d’anni, passando poi il timone a Cristina Brigidini), Vogue Sposa, Vogue Bambino, Vogue Gioiello. Uomo dal tratto signorile, severo con un inseparabile sigaro toscano, esercitava una certa soggezione, ma era dotato di un grande fiuto nello scegliere i collaboratori e i giornalisti per le sue riviste. Infatti, alla Condé Nast si sono formati molti fra i migliori giornalisti specialisti del settore moda, bellezza e casa. La casa editrice sotto la sua guida perseguì una politica nuova e di ricerca nel campo dell’immagine moda, della fotografia e della grafica, creando un linguaggio sofisticato e raffinato, che influenzò negli anni a seguire anche tutta la produzione pubblicitaria del settore. Il look Condé Nast fece scuola e Vogue Italia e l’Uomo Vogue vennero considerate bibbie del lusso e dello stile nuovo che si andava affermando, grazie soprattutto al talento degli stilisti italiani. Nel pieno degli anni e del successo, Sartori morì a New York dopo un trapianto cardiaco. Suo alleato manageriale fu Attilio Fontanesi che contribuì allo straordinario successo pubblicitario e finanziario delle testate ideando le innovative formule pubblicitarie, i famosi groupage.