Rude Boys

Moda legata a un fenomeno musicale. Chris Blackmel, inventore della Island Record e promotore nel mondo del successo di Bob Marley e del reggae, deve la sua fortuna iniziale alla produzione di un singolo nel 1964, My boy Lollipop, cantato da Millie, una ragazzina giamaicana di 14 anni. Millie è così responsabile del primo successo su scala mondiale dello Ska (o Blue-beat come veniva definito all’epoca), l’origine di tutti gli stili musicali giamaicani a venire. Il Blue-beat è un cocktail di generi diversi, un misto tra il Rithm and blues e il pop Tamba motown propagato dalle stazioni radio americane, innestato sul ceppo dei ritmi caraibici locali della Giamaica. La diffusione di questo stile Rock Steady/Blue-Beat/Rudie Blues era affidata a sound systems (audio sistemi mobili) in voga all’epoca come oggi, e alle cure di dj come Prince Buster, autenticamente creativi al mix. Il nitore di tenuta dei Rude Boys deve molto all’eleganza sofisticata della scena jazz newyorkese negli anni ’50 come allo stile italiano adottato quasi contemporaneamente anche dai Mods inglesi. Giacchette di pelle si accompagnano ai pantaloni a sigaretta. Immancabili sono gli occhiali scuri, i baschi o Pork pie Hats. Propriamente Rude Boy e giamaicano è invece l’accorgimento di far terminare i calzoni sopra le caviglie, così come la predilezione per i tessuti cangianti (two-tone). Il finire degli anni ’70 vedrà molti protagonisti dell’era originaria, come Desmond Dekker, ritornare in auge, grazie al successo che il gruppo Ska, come Specials e Selecters, avranno sul mercato.