Rubinstein

Helena (1872-1965 Parigi). Fondatrice nel 1902 della linea di cosmetici omonima. Trasferitasi a 20 anni dalla natia Polonia in Australia, dove apre il suo primo salone di bellezza, approdata prima a Londra, poi a Parigi senza trascurare New York, ha attraversato quasi un secolo di vita e due guerre senza stancarsi di ripetere alle donne che la bellezza è frutto di pazienza e costanza, a cominciare dalla pulizia della pelle prima di nutrirla e curarla. Jean Cocteau la chiamò “Imperatrice della bellezza” e certo fu pioniera d’industria e a capo di una società creatrice di prodotti di avanguardia e di una rete capillare di saloni di bellezza in tutto il mondo. Ma Helena non fu una vera bellezza, anche se 27 grandi pittori del suo tempo da Marie Laurencin a Dalì, da Dufy a Van Dingen — Picasso lasciò l’opera incompiuta — la ritrassero nell’arco d’un cinquantennio, dai 38 agli 88 anni, e la colsero negli aspetti diversi della sua personalità: l’imperio, la sensualità alla base del suo successo mondano, i sentimenti. Chi l’ha avvicinata nei suoi ultimi anni la ricorda come appare nel ritratto di Sutherland: ancora potente nei suoi 90 anni, tutta una ruga, coperta di una di quelle parure che rendevano celebri le sue collezioni di perle, smeraldi, diamanti. È famosa anche la sua raccolta di opaline, di quadri di celebri artisti e di sculture africane nella sua dimora di Quai de Bèthune nell’Ile Saint-Louis. Fra i suoi prodotti, basta citare il primo detergente idratante (Skin Dew) e la prima crema biologica (Skin Life). Alle donne è dedicata la creazione (’53) della Fondazione Helena Rubinstein, erede di una parte della sua fortuna e mirata all’educazione, alla medicina, ai diritti e al benessere delle donne e dei bambini, in un vasto raggio di paesi dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Tunisia a Israele. Grande personaggio raccolse le sue idee, le sue esperienze in una lucida autobiografia, La mia vita per la bellezza.