Rockers

Tribù giovanile degli anni ’50 associabile a uno stile di vita, più che a un movimento di moda. Si diffonde a Londra nel maggio del ’55 sulle note di Rock Around the Clock di Bill Haley e i Comets: colonna sonora del film The Blackboard Jungle (Il Seme della violenza). Le origini di questo movimento proletario, antesignano della contestazione giovanile, si ricollegano alla California del dopoguerra. Precisamente a Holister, dove nel ’47 un gruppo di teppisti diventa il terrore del villaggio, scorrazzando in formazione su motociclette di grossa cilindrata e aizzando risse che culminano nella distruzione dei locali pubblici. La scelta di questo mezzo di locomozione esprimeva il rifiuto dell’automobile: sogno dell’americano medio in quel primissimo dopoguerra. Così come ogni pezzo dell’abbigliamento tipico di queste bande rappresentava una sfida: il giubbotto di cuoio borchiato da pilota guerriero dei cieli, gli stivali sporchi da esibire provocatoriamente, incrociando i piedi sui tavoli, i jeans macchiati e sdruciti da proletario, il serramanico sempre a portata di mano e il fazzoletto al collo da alzare sul viso, alla stregua dei banditi. Con sintomatica contemporaneità, a questi moti di ribellione fanno eco in Europa quelli dei Blouson Noirs francesi, degli Halbstarken tedeschi e dei Teddy Boys inglesi. Ma il denominatore comune, che nel ’53 fonde tante energie contestatrici in un movimento di portata internazionale, è il film The Wild One (Il Selvaggio) per la regia di Laslo Benedek. Il protagonista, Marlon Brando, capo di una banda che uccide e stupra, diventa subito icona dell’opposizione giovanile che attacca l’establishment con comportamenti al limite del teppismo. E, se negli Stati Uniti ispira gli Hell’s Angels, in Inghilterra fomenta la costituzione dei primi nuclei rockers. A scatenarli saranno proprio il film Blackboard Jungle con il mix di musica race, country e hilly billy dal titolo Rock Around the Clock: vera e propria bandiera musicale del movimento in simbiosi con la motocicletta. All’energico ritmo del brano di Bill Haley che resterà in classifica cinque mesi vendendo 22 milioni di dischi, i branchi di rockers si riuniscono e si moltiplicano soprattutto nelle contee dei distretti minerari a nord di Londra, dove, in una coincidenza geografico-culturale, prosperano le industrie motociclistiche, prima fra tutte la Bsa di Birmingham alla quale successivamente verrà dedicata la copertina del disco dei Rolling Stones, Rock’n’rolling. Quando negli anni ’60, i rockers approderanno nei centri urbani, sarà scontro con i mod: banda rivale, curata nell’abbigliamento e negli atteggiamenti, nonostante le identiche origini proletarie. Le tensioni si inaspriranno, raggiungendo il culmine nel ’64 con gli scontri di Claxton a sud di Londra. Non tanto per la dinamica di questi incidenti terminati con oltre 90 arresti, quanto per l’avanzata dello spirito modernista dei mod, consumatori dei nuovi 45 giri, estimatori dell’eleganza italiana e in costante movimento con la Vespa, i rockers alla fine degli anni ’60 soccombono. Loro malgrado, diventeranno un classico della rivolta giovanile, citato dal movimento punk degli anni ’70, dall’heavy metal e dall’hard rock degli ’80. Nel decennio successivo, ispirano la collezione uomo, autunno-inverno ’94-95, di Dolce & Gabbana dedicata a Marlon Brando e ai Rebels. I rockers restano, soprattutto, il primo storico esempio di come la ribellione giovanile possa trasformarsi in straordinaria fonte di guadagni, per l’industria che cavalca i consumi contestatori delle nuove generazioni.