Roberta di Camerino

Marchio della stilista italiana Giuliana Coen Camerino (1920) che ha unito al nome di famiglia quello della figlia Roberta per firmare le borse in velluto a zone verdi, rosse e blu, ricamate in oro e a stemmi, ideate durante l’obbligato soggiorno in Svizzera per sfuggire alle leggi razziali. Quelle borse piacquero al gran mondo internazionale che, nell’immediato dopoguerra, era tornato a Venezia, città natale di Giuliana, e a un’importante giornalista di moda, Elsa Robiola, che le pubblicò su Bellezza. Ben prima che esplodesse, innescata dalle sfilate fiorentine, la bomba del made in Italy, la stilista, come Emilio Pucci, era già vincente negli Usa. Maria Pezzi, nel libro di ricordi Una vita dentro la moda, scritto con Guido Vergani, racconta: “Era il 1952. Un settembre, a Venezia. Sul motoscafo che dall’Hotel Europa andava al Lido, Elsa Maxwell, la giornalista che aveva fatto del pettegolezzo mondano il suo mestiere, stringeva fra le mani una borsa di velluto rossa e verde, un grazioso bauletto che si chiamava Bagonghi ed era di Roberta di Camerino. All’imbarcadero del Danieli salì l’attrice Eleonora Rossi Drago con la stessa borsa e, incrociando un altro motoscafo, la comare hollywoodiana vide con dispetto un’altra Bagonghi in edizione nera e beige. Io non mi meravigliai. Ero stata la prima cronista a scrivere di Giuliana e del suo successo in America. Conoscevo la sua storia: la ricca e felice giovinezza a Venezia; la fuga con il marito dalle retate naziste, lei travestita da suora, con il figlio appena nato in braccio, lui travestito da prete e la morte alle calcagna; la prima borsetta per sé, a secchiello, disfando una vecchia borsa; il “me la farebbe anche a me?” di una signora di Lugano; il ritorno a casa e il varo della Roberta di Camerino, appoggiandosi allo straordinario artigianato di Venezia, soprattutto quello delle gondole: per le chiusure e le borchie, gli specialisti degli ottoni; per i velluti, i maestri del disegno a scavo nel tessuto. Giuliana divenne “la dogaressa”. Nel ’56, la premiarono con l’Oscar della Moda, il Neiman Marcus Award“. Invitata, nel gennaio del ’52, alla terza edizione delle sfilate di Firenze, come firma della moda boutique, la stilista allargò la sua creatività al guardaroba, con una ricerca di semplicità e vivacità in abiti dalle forme lineari, adatti al viaggio, leggeri in valigia. Nell’83 viene siglato un importante accordo con Mitsubishi Corporation: nasce la Roberta di Camerino Far East e si consolida sul mercato nipponico. Il 1995 vede il rilancio sul mercato italiano con importanti accordi di licenza. Nello stesso anno Roberta di Camerino dona alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti abiti e accessori degli anni ’60-70. Roberta Di Camerino Brand Diffusion Venezia si affianca alla Brand Coordinator Lugano. Di entrambe è consigliere delegato l’industriale ligure-toscano Francesco Pellati. La titolare del marchio, la stilista Giuliana Di Camerino, conta molto sul rilancio non solo per il settore abbigliamento — che cura personalmente con la nipote Tessa Zanga — ma anche per il debutto in due nuovi settori produttivi: quello della gioielleria (già firmato un accordo con Cozza Gioielli) e quello della casa per accappatoi, asciugamani, tovaglie, lenzuola che saranno realizzate dalla manifattura Besana. Si ripropone, in Italia e in tutto il mondo, non solo con una vasta gamma di accessori ma anche con il pret-à-porter femminile prodotto da Gibierre. Aperte 20 boutique monomarca in Corea, Thailandia e Cina. Il 22 maggio del 2007 il quotidiano MFF riporta la notizia che il brand è stato acquistato dal Gruppo Sixty, in realtà l’ufficializzazione avviene nel 2008.