Rivière

James. Marchio e nome d’arte, di mestiere, di Enzo Teora (1948). Gioielliere italiano. Figlio di un agricoltore del Sud messo in ginocchio da una grandinata, emigra a Milano dove frequenta i corsi d’Avviamento Industriale e successivamente la Scuola d’Arte del Castello Sforzesco di Milano in uno dei momenti più fervidi dal punto di vista culturale che il capoluogo lombardo abbia attraversato nel secondo dopoguerra. Allievo di Giacomo Benevelli, ha tratto ispirazione soprattutto dall’opera di designer e artisti come Bruno Munari e Luigi Veronesi che gli sono stati amici e compagni di viaggio nel lavoro. Dal primo ha mutuato un’ironia sottilmente poetica, soprattutto per quanto riguarda le ricerche sulle teorie della percezione, dal secondo la sensibilità per l’astrattismo geometrico e i giochi cromatici. Ha debuttato nei tardi anni ’60. Dall’argento, esplorato nelle sue potenzialità espressive, è passato verso il ’75 all’oro, accostandolo soprattutto a pietre di colore: turchese, malachite, lapislazzuli. Una fase significativa del suo lavoro è rappresentata dall’introduzione del titanio, proposto nell’ampia gamma delle varianti cromatiche, unito a oro e perle. Nel corso degli anni ’80, si ispira allo spazio (la spilla-ciondolo Viaggiando nello spazio) e al mito di Atlantide, manifestato in opere venate di surrealismo e accenti magici. Nel ’95, presenta alla galleria Vismara di Milano la personale Emersioni. Da allora, concentra la sua attenzione sulle qualità decorative e simboliche di pietre semipreziose, coralli, ambre e perle presentando pezzi unici, o a tiratura limitata negli atelier milanesi di via Brera, aperto dal ’91, e di via Bigli che, inaugurato nell’autunno 2002, propone anche sculture in argento e oggetti d’arte.