Rivetti

Marco (1943-1996). Industriale italiano dell’abbigliamento. È stato presidente e amministratore delegato del Gruppo Finanziario Tessile. Nato a Torino, comincia a lavorare al Gft nei primi anni ’70, alle dirette dipendenze dello zio Piergiorgio, padre padrone dell’azienda di famiglia e con il quale Marco ebbe sempre un rapporto non facile. Erano gli anni della crisi energetica e la confezione, così come quasi tutti i comparti dell’industria mondiale, attraversava un momento disperato. Perfino Facis, marchio leader per l’uomo e fiore all’occhiello della moda industriale italiana, aveva improvvisamente visto crollare le sue vendite. Marco Rivetti fu il primo industriale del tessile italiano a comprendere che qualcosa era profondamente cambiato e, insieme a un piccolo staff di collaboratori, cercò di dare una risposta al nuovo gusto del pubblico. Nacque così la collaborazione con Giorgio Armani e Sergio Galeotti, allora praticamente sconosciuti. Il mettere in contatto operativo quelle che allora erano le nuovissime idee di abbigliamento di Armani con la potenza produttiva e distributiva di un gigante, come il Gruppo Finanziario Tessile, inaugurò l’era dello stilismo e del made in Italy su scala planetaria. Rivetti, scherzando, anni dopo, diceva che per cercare nuovi spunti e inventare il made in Italy contemporaneo, c’era voluto un contestatore sessantottino, come lui era effettivamente stato. Collezionista competente e innamorato d’arte contemporanea (suo l’impegno promotore per la creazione del museo di Rivoli), uomo informato e di rapide intuizioni, decisioni e scelte, fu anche uno dei primi a comprendere che la moda non era solo un grande business ma un progetto sul corpo: che non era solo sfilate ma faceva anche parte della cultura contemporanea. Questa chiave di lettura ispirò molti progetti del Gruppo Finanziario Tessile che iniziò collaborazioni con critici come Germano Celant, con architetti come Arata Isozaki, Frank Gehry, Aldo Rossi, con artisti come Oldenburg. La stessa filosofia, ovverossia dare spazio alla cultura della moda e alla cultura in generale, fu applicata da Rivetti quando, nel 1985, accettò di diventare presidente di quelle che erano le agonizzanti fiere del tessile abbigliamento fiorentino, messe in ginocchio dallo strapotere della Milano degli stilisti. A Firenze, Franco Tancredi, allora presidente del Centro Moda, aveva da poco (’84) assunto un consulente, Luigi Settembrini, per tentare quello che pareva un improbabile rilancio del polo fieristico della Fortezza da Basso. Settembrini, da sempre consulente dei Rivetti e del Gruppo, convinse Marco ad accettare quella presidenza. Nacque così Pitti Immagine, che oggi non solo organizza alcune tra le fiere di moda più importanti del mondo ma è considerato uno dei più vivaci laboratori internazionali della cultura della moda.