Ratti

Industria italiana della seta. Ha sede a Como. È famosa nel mondo per l’alto contenuto moda dei tessuti, le rarefatte nobilitazioni, le molte destinazioni d’uso: abbigliamento, arredo, cravatte, accessori. Antonio Ratti dà vita alla società nel 1945. Creatività e tecnologia, avanguardia, ciclo continuo dalla progettazione alla produzione sono i suoi atout. Ogni anno 5 mila nuovi disegni vanno ad arricchire i 150 mila già archiviati, consultabili on line e rapidamente rielaborabili con il sistema Cad progettato in collaborazione con l’Enea. Una biblioteca di 5 mila volumi di arti visive, in continuo aggiornamento e informatizzata, fa da propellente all’ufficio stilistico. La Società è quotata in Borsa dall’89. Fattura poco meno di 400 miliardi di lire l’anno, ha 1100 dipendenti. Persegue una politica di investimenti e acquisizioni finalizzata allo sviluppo dell’impresa. È articolata in società manifatturiere, di distribuzione, finanziarie, per un totale di 17 diverse fasce di prodotto nei settori: tecnologico, grandi firme, arredamento, foulard e scialli, cravatte, abbigliamento donna. Vende in 34 paesi del mondo. Ha diramazioni a Parigi, New York, Singapore, Hong Kong e stabilimenti in Italia e in Francia. Nell’85, nasce la Fondazione Ratti per sostenere attività, ricerche, studi artistici, culturali, tecnologici sia per la produzione tessile, sia per la salvaguardia di beni culturali e artistici, sia per la realizzazione di iniziative, di eventi, di mostre. È dotata di una importante collezione di tessuti antichi. Nel ’99 la Fondazione ha organizzato a Como la mostra Seicento anni di seta e colore: una storia delle tecniche di tintura del tessuto. Antonio Ratti, nel ’96, ha donato al Metropolitan Museum di New York un laboratorio per il restauro dei reperti tessili. L’anno si chiude con un fatturato di 140,3 milioni di euro e una perdita netta di 3,8 milioni.  Concentrato da mezzo secolo nella stampa su seta, che occupa ancora il 50 per cento dei materiali trattati, il Gruppo inizia a raccogliere i frutti della diversificazione cominciata nel 1998 con la produzione di tessuti misti e poliestere, inizia a dare i suoi frutti. Una nuova produzione per il mare e la lingerie viene offerta attraverso la divisione Setamarina. Complessivamente Ratti produce 5,6 milioni di metri di tessuto l’anno. Il consiglio di amministrazione conferisce pieni poteri a Donatella Ratti, presidente del Gruppo e nuovo amministratore delegato. Peggiorano i risultati economici. Il bilancio ha evidenziato un fatturato consolidato di 131,5 milioni di euro, in diminuzione del 6,5 per cento rispetto al 2000 e una perdita di 10,4 milioni di euro. Il calo riflette la situazione di difficoltà che ha caratterizzato il settore del tessile-abbigliamento e in particolare il business della seta. La capogruppo Ratti S.p.A. ha conseguito un giro d’affari pari a 93 milioni e un risultato netto negativo di 8,8 milioni. Continua la ristrutturazione del Gruppo, il cui obiettivo è tornare alla redditività attraverso una maggiore flessibilità che permetta di competere in un mercato sempre più turbolento. &Quad;2002, febbraio. Muore Antonio Ratti, fondatore ed ex presidente del Gruppo. &Quad;2002, aprile. Donatella Ratti esclude qualsiasi ipotesi di fusione con altre imprese del distretto per superare le difficoltà in cui versa il gruppo. Secondo lei, le prospettive migliori sono nei tessuti per l’abbigliamento femminile che rappresentano il 60 per cento del fatturato, rispetto al 45 del 1997. Gli accessori rappresentano il 14,4 per cento del giro d’affari, comparto all’interno del quale cresce il peso dei foulard e diminuisce quello delle cravatte. &Quad;2002. Ancora un anno duro per il gruppo comasco. Il fatturato, pari a 118 milioni, cala del 10,2 per cento. Tale diminuzione ha riguardato tutti i mercati ma soprattutto quelli esteri, dove Ratti realizza il 64 per cento del giro d’affari complessivo. Il mercato nazionale, 36 per cento, è diminuito del 7,2. Il risultato economico è negativo per 3,8 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 10,4 milioni del 2001. Tuttavia, la ristrutturazione avviata offre segnali incoraggianti. Il cash flow è infatti positivo per 3,7 milioni di euro e ha permesso di affrontare nuovi investimenti materiali e di ridurre l’indebitamento finanziario netto a 15,7 milioni.