Punk

Movimento giovanile e moda spontanea. I loro fratelli maggiori urlavano: “Fate l’amore non fate la guerra”. Il loro credo alla fine degli anni ’70 invece è “no future”, non c’è futuro. Dall’Inghilterra dove nasce, il movimento punk (dall’aggettivo brutto, sporco), contagia presto i giovani del mondo occidentale. Dagli eskimo, gli zoccoli e le gonne a fiori si passa a un look molto aggressivo fatto di tutto nero, borchie, catene, calze bucate, spille e anfibi. La filosofia di fondo è privilegiare le fibre sintetiche (vinile, skai, plastica) e portare fino all’estremo l’ideologia del brutto, sporco e lacero a tutti i costi. I grandi interpreti dell’ideologia punk sono gruppi musicali come i Sex Pistols e i Clash. Mentre nella moda il punto di riferimento è il negozio Sex in King’s Road, a Londra, aperto da Vivienne Westwood e Malcom McLaren. Trent’anni dopo gli abiti della Westwood non hanno cambiato stile ma i prezzi sono da alta sartoria; i Sex Pistols si sono riuniti per un nuovo disco suscitando unicamente un effetto “nostalgia” e il punk sembra rimanere vitale soltanto negli Stati Uniti dove, grazie al movimento letterario cyberpunk fondato da William Gibson, tra fantascienza e provocazione, ha saputo riconquistare le nuove generazioni.