Psychobilly

Movimento di moda spontanea e stile di vita giovanile. Come tutti gli stili successivi all’esplosione del punk (1976), lo psychobilly è una riformulazione nuova di segmenti conosciuti, un cocktail di codici vestamentari precedenti. L’accelerazione e la libertà combinatoria tipiche del punk si applicano alla più primigenia delle forme di rock’n roll, il rock più hillbilly, tipico delle prime incisioni della Sun Records di Sam Phillips. A tutto ciò, vengono aggiunti i detriti (visuali e musicali) in forma psicotica delle precedenti ere del rock: il surf e la sua variante hot rod, la psichedelia, il punk delle garage band degli anni ’60, per dare vita a una specie mutante di rockabilly, la psychobilly. Musicalmente (ma non solo) ai Cramps di Ivy Rosarch e Lux Interior è attribuibile il merito di aver generato una nuova estetica, con una manciata di singoli e un album Songs the Lord taught us (’80) molto popolari agli inizi degli anni ’80. Caratterialmente i ciuffi propri ai rockabillie assumono colorazioni violente (il rosa, il verde, il blu elettrico sono dominanti) e forme esagerate che sfidano la forza di gravità. Le grafiche dei giubbotti di pelle e alcuni accessori sono ispirate allo stile delle paludi del Mississippi, secondo una certa iconografia di New Orleans cara ai personaggi come Prince, La La e Dr. John. A queste influenze voodoo da cartone animato si sommano le altre possibilità di un vasto repertorio di Exotica, da Yma Sumac a Les Baxter.