Psychedelia

(in Inghilterra) Movimento culturale, esistenziale e di moda spontanea. Se volessimo porre una data a sanzionare uno sfaldamento tra Psychedelia inglese e quella americana sarebbe bello pensare all’aprile del 1967, quando Paul McCartney era di ritorno in Inghilterra dopo una visita ad Haight Ashbury. Sgt Pepper era stato ultimato il 3 dello stesso mese. Dopodiché Paul se ne andò e diede un resoconto brillantemente in technicolor del suo viaggio a San Francisco, parlando di una comunità allargata in perfetta armonia. Ad agosto ci andò George Harrison e fu più o meno come scampare a un incubo. Anche se i Beatles non hanno né inventato né importato la Psychedelia in Gran Bretagna, certamente ne hanno avallato la diffusione anche in termini visuali. Rimane utile ricordare che se la Psychedelia in America ha una derivazione folkie, beatnik e bohémien in primo luogo, in Inghilterra la sua è una diretta filiazione Mod e Pop Art. Casomai la Psychedelia inglese ha più parentele stilistiche con la scena “newyorkese” dove la Pop Art ha il suo feudo per eccellenza e Warhol è possibile definirlo psichedelico ma solo come altro, negativo e lunare, e fashion designer come Tiger Morse e Betsey Johnson sono l’equivalente di John Bates e Mary Quant in termini di modernismo. Semplicemente, all’improvviso, psychedelia, psichedelismo sembravano essere i termini giusti per definire quello che stava succedendo nella Swinging London dal ’66 al ’67. Con eventi come il 14 Hour Technicolor Dream, (all’Alexandra Palace, in scena il meglio della musica del periodo), con l’apertura di club come l’Ufo, in Tottenham Court Roard, banco di prova e casa per sperimentatori come Third Ear Band, Soft Machine e Pink Floyd, si suggella il Nuovo Rinascimento. Importante l’affermarsi delle boutique, in quanto organismi autonomi del gusto destinati ad anticipare o riflettere gli umori della strada: a Londra, Granny Takes a Trip, Mr. Freedom, Biba; a New York Paraphernalia della già citata Betsey Johnson. Anche i Beatles aprono il loro proto-mega-psychedelic store e lo chiamano Apple, con associata etichetta discografica. Jimi Hendrix è per chiunque l’icona, se mai ce ne fu una. Si fondano riviste underground come International Times e O2 dell’australiano Richard Neville con la brillante grafica di John Goodchild. Il ’66 rappresenta l’anno limite in termini di Flashy Pop Art-Mod, dopo di che si instaura un meccanismo di retroazione, stilisticamente parlando, come se dapprima la Pop Art subisse una fascinazione Art Déco, poi Art Nouveau e infine Vittoriana. In termini di stile gli abiti psichedelici sono l’emanazione di quello che John Bates disegnava per la serie The Avengers (tessuti cangianti da età spaziale, linee moderniste, oblò), i colori sono quelli acidi da serigrafia e ovviamente l’accesso al mercato dell’usato consente concettualmente il pastiche di uniformi d’alta ordinanza, occhialini della nonna, stivali da passeggio vittoriani e molto altro, il tutto in un mare di velluto stropicciato, il materiale che meglio connota i nuovi dandy di Chelsea dal 1966 al 1969.