Psychedelia

(negli Stati Uniti) Non è possibile parlare di psychedelia in Usa senza addentrarsi nello specifico delle sostanze psicotrope. Inutile farlo senza sottolineare l’enorme diffusione di massa di agenti psicoattivi fino a quel momento in uso solo ai ricercatori scientifici, sciamani e filosofi postmetafisici. La frammentazione del reale, l’accelerazione o la stasi estatica del tempo, la brillante vibrazionalità del colore rimangono gli elementi più traducibili di quella sinestesia che è la cifra dell’esperienza psichedelica. Timothy Leary, già dottore in psicologia, trova il modo di farsi cacciare da Harvard a furia di rifornire i suoi studenti di psilocibina e di questionari su quella. Ken Kesey, con i suoi Merry Pranksters (tra di loro l’embrione dei futuri Grateful Dead), agita la scena della California girando su un vecchio autobus coloratissimo e facendo proseliti. Una testimonianza di quella stagione sta in The Eletric KoolAid Acid Test di Tom Wolfe, dove tra l’altro è descritto l’incontro di Kesy e Ginsberg con Sonny Barger, capo della più famosa banda di motociclisti, gli Hell’s Angels. Solo il 6 ottobre ’66 sono dichiarati illegali la produzione e consumo di Lsd. È il tipico caso di “too little too late”. Gli eventi si sono moltiplicati (memorabili gli Human Be, dal ’63 al ’66 al Fillmore Auditorium di S. Francisco) e i ricoveri in case di cura anche. Nel frattempo si sono aperti locali. A San Francisco, il Matrix e l’Avalon Ballroom si inventano, per la pubblicità dei concerti, meravigliosi poster a opera di Rich Griffin, sulla scena Grace Slick e Janis Joplin catalizzano l’interesse anche come stilisti oltre che come performer. A Los Angeles, sono attivi Ciro’s e The Trip, dove sono di casa i Byrds, i misteriosissimi Love e i Doors di Jim Morrison. A New York, ecco lo Scene di Steve Paul e il Dom, estensione della Factory di Warhol in quel periodo. Da sottolineare la sempre crescente importanza assunta dalla luce come spettacolo: insieme di proiezioni (film, diapositive, gelatine) e luci stroboscopiche. Firmato da Warhol, quello allestito per il Plastic Inevitable Show dei Velvet Underground, mentre i Grateful Dead possono contare sull’eminenza grigia Augustus Stanley Owsley III, responsabile anche di un imponentissimo impianto sonoro. Per la cronaca i Blues Magoos sono i primi ad aver usato esplicitamente la parola psychedelic nel titolo del loro album datato ’66 e possono vantare collaborazioni di tutto rispetto: Diana Dew disegna per loro abiti che si illuminano in scena; Christopher Pluck, famoso coiffeur di Vidal Sassoon, crea il taglio alla Magoo; Bruno Contenotte è il responsabile della magia del loro light-show e mette a disposizione l’esperienza maturata alla Walt Disney. Similmente Janis Joplin si avvale della collaborazione con Linda Gravenites per le sue mise multicolore e multistrato. I tessuti in genere esibiscono disegni debitori tanto verso i motivi paisley del Kashmir quanto verso Emilio Pucci.