Projetti

Modista milanese. Attiva dagli anni fra le due guerre agli inizi del decennio ’60. Aveva l’atelier in Montenapoleone, all’angolo con via Manzoni, nello stesso palazzo di Rina Modelli, al secolo Enrichetta Pedrini, la più celebre modellista italiana, e di Giuliano Fratti, il re del gioiello matto. Due generazioni di ricche milanesi si sono disputate i suoi cappellini. Le meno ricche si svenavano per possederli e li compravano aprendo conti che pagavano a rate. Maria Pezzi la ricorda così: “Bruttona piacente e sexy. Non grassa come erano quasi tutte le sarte e le modiste che passavano gran parte della vita sedute. Era l’amante di un ingegnere sportivissimo che amava la montagna, le scalate e si trascinava dietro la resistentissima Projetti: ogni vetta, tre chili in meno. Era di una vitalità travolgente e di una sincerità offensiva. Le capitava di negare i suoi cappelli a clienti coronate, a mogli di autorità con un brutale “non ha una faccia adatta al mio stile”. Invece, era capace di adattare un cappello anche alla faccia del diavolo: lo metteva in testa alla cliente, poi plasmava il feltro e, con mani d’artista, drappeggiava la veletta, puntava una penna, incorniciava il viso senza uno sbaglio”.