Pop Art

Gli artisti della Pop Art scelgono di guardare e di raffigurare il mondo così come esso appare ai loro occhi di abitanti di una grande città contemporanea. Non sentono quella furiosa voglia di natura — di energia naturale — che animava i loro predecessori dell’action painting. Il mondo degli artisti pop è un mondo, potremmo dire, tutto artificioso, un mondo profondamente lavorato, formato dalla tecnica. Un mondo fatto da tutte le figure prodotte dai mezzi di comunicazione di massa, soprattutto visivi, come la fotografia, il cinema, la televisione, la stampa popolare, lo spettacolo dei grandi concerti rock, e la confezione commerciale destinata alla grande diffusione, e la pubblicità, naturalmente, quella pubblicità che ha arricchito di figure assolutamente nuove e più che evidenti la dimensione del visivo per chi vive in una grande città. E, infine, quello in cui vivono e che rappresentano gli artisti pop è un mondo affollato di macchine: tutti gli elettrodomestici, i treni della metropolitana, le automobili, gli aerei. La moda, è ovvio, contribuisce potentemente a produrre quella figura del contemporaneo che affascina e impegna gli artisti pop. Warhol, una volta, in Italia, ha detto che gli unici artisti italiani attuali erano i grandi stilisti. Ma, in realtà, quella che più o meno direttamente esercita un’influenza sugli artisti pop, perché fa parte integrante del loro mondo, è forse la moda di strada. È la moda creata collettivamente, la moda provocata da piccole invenzioni originarie di cui spesso nessuno conosce l’autore e poi continuamente formata e riformata in una serie infinita di imitazioni, aggiustamenti, enfatizzazioni, cambiamenti, contraddizioni che si propagano fulmineamente in quella rete di rapporti, naturale quanto complicata, che unisce le minoranze più piccole e più sensibili (travestiti compresi) alla maggioranza più estesa e più pronta ad accettare conformisticamente ogni proposta anticonformista. Fermo restando quell’elemento originario di popolarità — o addirittura di programmatica, virtuale povertà — che ha subito caratterizzato i tre capi d’abbigliamento fondamentali che potremmo chiamare la moda essenzialmente di strada ed essenzialmente pop: i jeans, la T-shirt, il giubbotto (di stoffa o di pelle). La moda di strada, certo, è parte integrante del mondo della cui figura si è nutrita e sulla quale ha lavorato la Pop Art. E certo vale la pena di ricordare che — tra moda e Pop Art — la figura di quel mondo, sostanzialmente americano, ha finito per conquistare, una generazione dopo l’altra, la maggior parte dei giovani in tutto il globo. Forse mai, nella storia, una cultura si è dimostrata così affascinante, così naturalmente irresistibile per le grandi masse. Uno strumento di conquista, addirittura. E, prima di tutto, nella superficie del costume. (In tutti i sensi della parola costume. Sia nel senso di vestito che nel senso di “sistema di comportamento — anche simbolico — di massa”).