Piaggi

Piaggi
Anna Piaggi e Karl Lagerfeld

Piaggi Anna (1931 – 2012). Personaggio emblematico del mondo della moda, con il gusto della provocazione colta e irriverente. Anche collezionista di “pezzi” di abbigliamento (trappole estetiche), ma anche di libri, di oggetti, di musica, di “cose”, che liberamente interpreta con una precisa finalità: estetizzare il “momento contemporaneo”.

Pezzi, oggetti (a volte anche parole) ricercati, scavati in peregrinazioni in tutto il mondo, con un raro talento e un occhio sensibile al famoso “quid”. In questo esercizio costante, ha avuto due eccellenti maestri. Il primo è il marito (sposato a New York nel 1962) Alfa Castaldi, fotografo, personaggio di vasta ed eclettica cultura. Il secondo è l’inglese Vern Lambert eccentrico collezionista di abiti antichi.

Sempre seguendo un suo personale fantasioso filone di sottile humor, una particolare logica-illogica, un del tutto personale “egotrip”, gli abiti da collezione-non collezione di Anna Piaggi sono via via usciti da armadi e minuziose catalogazioni, per trasformarsi nel vissuto quotidiano.

Abiti da indossare su un astratto ideale palcoscenico, in una fantasiosa interpretazione. Questa deve avere, come punto di riferimento, la moda e come finalità una provocazione moderna. Abbinamenti, contaminazioni, accostamenti che coinvolgono anche il linguaggio diverso e creativo. Un esempio sono le sue famose presentazioni per le collezioni Missoni.

Anna Piaggi

Anna Piaggi per Mondadori

Sul filo assolutamente originale di una vocazione coltivata per professione, di una rara sensibilità, di una inventiva, capace di interpretare stili, mode, epoche, musica, oggetti, Anna Piaggi si muove in un mix dissacratore ostentato con suprema intelligente indifferenza e padronanza assoluta dell’effetto.

È milanese, di educazione e formazione classica, inizia come traduttrice per la casa editrice Mondadori. Diventa giornalista di moda negli anni ’60, quando viene chiamata sempre dalla Mondadori come fashion-editor per l’esordiente mensile Arianna. A questo imprimerà il segno forte e innovativo di un gusto moderno, nuovo e dove lavora in tandem con il marito Alfa Castaldi, che diventerà uno dei più noti e intelligenti fotografi italiani; con lei collaborerà come redattrice Anna Riva.

Negli anni ’70, Anna sarà “editor at large” per la Condé Nast. Introdurrà con i suoi servizi speciali grandi fotografi come Chris von Wangenheim, Giampaolo Barbieri e naturalmente Castaldi.

Dall’81 all’84 studia il progetto e dirige Vanity (Condé Nast). Un esperimento di ricerca di un nuovo linguaggio con il grande artista americano Antonio Lopez. Si tratta però di introduzioni di argomenti troppo sofisticati che vengono travolti da un frenetico consumismo.

Nell’88 inizia su Vogue Italia la sua rubrica (divenuta cult), “D.P. Doppie Pagine di Anna Piaggi”. Tuttora prosegue e che, dopo dieci anni, ha dato vita al libro Fashion Algebra (Leonardo Arte, ’99). Quest’ultimo incredibilmente ricco di personaggi, spunti, rimandi, citazioni con un linguaggio reinventato, dalla sonorità personalissima ma sempre estremamente informato, documentato, costantemente “avant-garde”.

Ha un peso internazionale, questa giornalista-esteta, questa scrittrice , questa ricercatrice di fatti (misfatti), cose e casi, personaggi emergenti, famosi, sconosciuti. Sia nell’approccio agli argomenti, sia nella brillante scrittura, sia negli accostamenti che spaziano sui più diversi temi della cultura moderna e del costume attuale, raggiunge un raro vertice di stimoli visuali, azionando misteriose molle di provocazione culturale.

È stata per diversi anni (’93-97) opinionista di moda e società su Panorama. Ha collaborato ai vari Vogue internazionali. Dall’87 all’89 cura una rubrica di moda e costume per L’Espresso Più.

Il costume di Anna Piaggi

Karl Lagerfeld

Il celebre stilista Karl Lagerfeld (Chloé, Chanel, Fendi) l’ha scelta a sua musa e le ha dedicato, negli anni ’80, un fantasioso libro Anna-chronique (Longanesi, ’86) di cui Anna Piaggi è l’assoluta eroina-interprete, raccontata con i disegni di Lagerfeld attraverso eventi straordinari e situazioni oniriche: la ricerca è di Vern Lambert, il testo della stessa Anna Piaggi. Il libro è stato pubblicato anche da Thames & Hudson con il titolo A Fashion Journal. Nel 2006, il Victoria&Albert Museum inaugura Fashion-ology: protagonista è lo stile visionario di Anna Piaggi, che diventa la prima e unica giornalista a cui il celebre museo londinese abbia dedicato una mostra.

La morte

All’età di 81 anni, il 7 agosto del 2012 si spegne, a Milano, Anna Piaggi. La giornalista lascia la vita terrena a causa di un improvviso attacco di cuore. A ritrovare il suo corpo, nell’abitazione in via Cappuccio (quartiere Sant’Abrogio), è la polizia allarmata dalla sua collaboratrice, insospettita del mancato ritrovamento delle chiavi di casa, come da accordi presi in precedenza. Una volta raggiunto il salone di casa, ai poliziotti non resta che constatarne il decesso visto il corpo esamine sul pavimento. A distanza di quattro anni dal suo decesso è stato pubblicato un documentario in suo onore: Anna Piaggi, una rivoluzionaria della moda, curato da Alina Marazzi. Ne danno omaggio i più grandi nomi del panorama nazionale e internazionale come Rosita Missoni, Manolo Blahnik, Stephen Jones e Jean Charles de Castelbajac.

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