Pezzi

Maria (1908-2006). Giornalista italiana. Ha debuttato a Fili Moda. Ha collaborato, nel dopoguerra ai quotidiani Corriere d’Informazione e Il Giorno e, negli ultimi anni di attività, al mensile Donna. Milanese di ferro, da quando è nata vive nella stessa casa, affacciata su Foro Bonaparte: solida e alto borghese come lei. La casa di Maria Pezzi è l’ancora di una donna per il resto mobilissima, curiosissima, aperta a considerare, con lievità, grazia, acume, competenza, tutte le novità del secolo che ha interamente attraversato: osservandolo da quei punti di vista — un tempo considerati fatui, oggi forse fin troppo cruciali — che sono la moda e lo stile. Giornalista di moda, va certamente definita: eppure questa definizione è riduttiva, per una signora che, insieme a Irene Brin, quel mestiere l’ha inventato, se per mestiere di giornalista di moda s’intende non solo riferire la lunghezza degli orli ma anzi e soprattutto annusare l’aria del tempo, coglierne per prima le note di testa, lo spirito, l’essenza, i punti forti e le debolezze. Cronista, si è sempre definita lei stessa con modestia da grande artigiana, raccontando un mestiere cominciato per caso a Parigi, incoraggiata dall’illustratore René Gruau che dell’amica apprezza la facilità e l’efficacia nel disegno. Sono gli anni dell’assoluto, incontrastato predominio della moda francese: le sarte italiane vanno in pellegrinaggio a Parigi per comprare i modelli di Chanel, Lelong, Vionnet, Grès, Lanvin, Molyneux, Schiaparelli. A Milano li rifanno Ventura, Tizzoni, Ferrario e tanti altri: vivono di luce riflessa, ma tanto basta. Fino a che qualcuno decide di camminare con le proprie gambe. E Maria Pezzi è lì, a certificare i debutti su un palcoscenico che rapidamente si affolla: arrivano Gigliola, Curiel, Marucelli, Veneziani. Da lì, grazie all’intuizione geniale di Giorgini che inventa le sfilate della fiorentina Sala Bianca di Palazzo Pitti, la moda italiana non si ferma più. Maria neanche. Sempre in prima fila, armata di taccuino e soprattutto di straordinario intuito nel capire che il debutto di nomi come Cappucci, Valentino, Basile, Caumont, Cadette, Ken Scott, Walter Albini, Krizia, Missoni celava nella trepidazione del battesimo in passerella i primi grandi italiani del made in Italy. Per i suoi novant’anni, i Missoni le hanno regalato il libro biografico Maria Pezzi, una vita dentro la moda scritto da Guido Vergani, edito da Skira. Il volume raccoglie anche dodici pezzi della giornalista, dedicati a Uomini, donne e cose della moda. Nel 2001 le viene conferito il Cavalierato di Gran Croce dal Presidente della Repubblica.