Penn

Irving (1917-2009). Fotografo americano. Dopo avere studiato design con Alexey Brodovitch alla Philadelphia School of Industrial Art, inizia a lavorare come grafico. Nel 1938, si trasferisce a New York. Nel ’43, diviene assistente di Alexander Liberman, direttore di Vogue, il quale gli affida il compito di coordinare i fotografi dello staff. Penn viene snobbato dai grandi autori come Cecil Beaton o De Meyer, poco inclini a trattare con quel giovane ancora sconosciuto e tanto meno a obbedirgli. Se ne lamenta con Liberman che decide di affidarlo a un assistente per fargli conoscere i segreti della macchina a banco ottico di grande formato e a trasformarlo in fotografo. È lo stesso Liberman a commissionargli la prima copertina di Vogue che esce nel numero di ottobre del 1943: non si tratta di un ritratto o di una figura, ma di un misuratissimo still-life composto con accessori di moda sullo sfondo di un foglietto tenuto fermo da uno spillone per capelli impreziosito da una perla, su cui sono riportati gli “strilli” di copertina. È un’idea che poteva venire solo a un grafico di formazione. Ottimo conoscitore di tutti i processi di ripresa, stampa e utilizzo della fotografia, Penn realizza immagini contraddistinte da una grande intelligenza formale e caratterizzate da una semplicità compositiva che sembra pensata per dare maggior risalto alle forme, all’eleganza delle silhouette sempre molto leggere, al gioco astratto di linee e volumi. È difficile distinguere la vera e propria fotografia di moda, dove Penn concede molto spazio alla personalità della modella, dal ritratto in studio: qui l’autore gioca con lo spazio utilizzando pannelli mobili che ricordano quelli di August Sander per concentrare lo sguardo sul soggetto fino a costringerlo in un angolo, spiazzandolo (è il caso di Truman Capote) o giocando con lui, come con Duchamp. Autore incredibilmente eclettico, passa dalla figura al nudo, dall’eleganza del bianconero virato al selenio alla delicatezza del colore usato in tutte le sue sfumature. Memorabili sono le nature morte che alludono alla lezione di Caravaggio, i fiori leggermente sfatti, le composizioni ready-made di mozziconi di sigarette o di oggetti abbandonati, i nudi acefali di grande eleganza formale, le creazioni sul genere food spesso spiazzanti e provocatorie, tutt’altro che classiche. Autore apprezzatissimo dai collezionisti, espone mostre personali in tutto il mondo e pubblica diversi libri fra cui Moment Preserved, World in a Small Room, Flowers, Irving Penn (catalogo della mostra dell’87 al Museum of Modern Art di New York), Passage nel 1991 e Still Life nel 2001.