Patou

Jean (1880-1936). Grande firma della moda francese fra le due guerre, è inventore dell’eleganza sportiva e del concetto di griffe. Fu il primo, infatti, a porre sulle sue creazioni le iniziali del proprio nome divenuto marchio. Nato in una importante famiglia di conciatori di pelli, Jean-Alexandre cominciò a lavorare con uno zio che faceva il pellicciaio. Dopo un primo insuccesso, nel 1912 aprì a Parigi una piccola sartoria che chiamò Maison Parry. L’anno successivo un importante compratore americano acquistò tutta la sua collezione ma la guerra interruppe il suo lavoro: capitano nel corpo degli Zuavi, combatté fino al ’18, quando riaprì il suo atelier e cominciò a mietere successi grazie all’inventiva e alla capacità di scegliere e utilizzare nuovi tessuti. Prima ancora che lo facesse Chanel, aveva infatti utilizzato il jersey di Rodier in colori speciali, il beige, il verde e il bleu Patou. A partire dal ’22, mise a punto lo stile che lo avrebbe reso grande: eleganza sportiva e moderna, espressa soprattutto nello sportswear chic di cui è vero precursore. Non a caso fu proprio lui a vestire la campionessa di tennis Lenglen sia sui campi sia nella vita privata, così come aveva disegnato abiti per le attrici Costance Bennet e Louise Brooks, per le vedette del music-hall Joséphine Baker e Dolly Sisters, per la granduchessa Maria Pavlovna e per molte aristocratiche di tutta Europa. Patou era insomma il sarto della modernità e della semplicità. Attraverso le filiali aperte a Montecarlo, Biarritz, Deauville e Venezia, riuscì a vestire le donne più in vista dell’epoca: piacevano moltissimo le sue maglie tra cui alcuni celebri modelli di ispirazione cubista, i suoi costumi da bagno, i suoi elegantissimi abiti da sera, ricamati e decorati con perle e indossati con magnifiche pellicce. Nel ’24 fece scalpore l’idea di portare a Parigi sei superlative modelle americane per presentare le sue nuove collezioni. Nel ’29 progettò la linea a “princesse” ossia l’abito con vita alta perfettamente allineata ai fianchi. Nel ’25 lanciò alcuni profumi ai quali fece seguire una vera e propria linea di cosmetici; la mitica fragranza Joy è del ’30. Come molte altre aziende, anche quella di Patou subì le conseguenze del crac di Wall Street ma alla sua morte, nel ’36, gli affari erano in ripresa. La gestione fu affidata al cognato e collaboratore Raymond Barbas che chiamerà in qualità di creatori alcuni famosi couturier. Sono passati dall’atelier Patou, fra gli altri, Bohan, Tarlazzi, Gaultier come assistente, Lacroix. Attualmente la maison è diretta da Jean de Mouy, genero di Barbas. (Lucia Serlenga) &quad;Nel 1987 cessa la produzione di Haute Couture, ma non quella di fragranze. Patou è una delle poche maison (assieme a Chanel e Guerlain) a creare da sola i propri profumi: dal 1997 l’incarico è affidato al famoso “naso” Jean-Michel Duriez. Le ultime creazioni proposte, che si affiancano ai grandi classici della casa, sono state le fragranze Enjoy nel 2002 e Sira des Indes nel 2006. Oggi Patou mira a sviluppare l’Haute Parfumerie, che consiste nel personalizzare la fragranza in base alla pelle che l’indosserà, come l’alta moda fa con gli abiti.