Pantofola d’oro

Azienda di scarpe sportive. Si racconta che fu John Charles, centravanti della Juventus degli anni ’50, a battezzare così uno scarpino da gioco fatto completamente a mano: “Non è una scarpa, è una pantofola… una pantofola d’oro”. Circa dieci anni prima, Emidio Lazzarini, nella piccola bottega di calzolaio di Ascoli Piceno, che era stata del padre e prima ancora del nonno dal 1886, aveva ideato una calzatura che si adattasse alla perfezione al piede dello sportivo. Adottata dapprima dagli atleti della lotta libera, poi dalla squadra locale dell’Ascoli Calcio, la Pantofola d’oro aveva in una soletta di pelle di vitello il segreto della sua morbidezza, tanto da piegarsi completamente con una piccola pressione. L’ideale per i piedi del brasiliano Garrincha, affetto da malformazione congenita, che grazie a un paio di Pantofola d’oro potrà dominare i Mondiali del 1958, o per il gigante russo Yascin che calzava il numero 47. La consacrazione arriva negli anni ’70-80, grazie a campioni come Johann Cruijff nel calcio e Francesco Moser nel ciclismo. L’espansione dell’industria calzaturiera e dei grossi brand internazionali costituisce una concorrenza a cui un’azienda squisitamente artigianale come quella di Lazzarini può rispondere solo con la qualità. Oggi Pantofola d’oro è una scarpa di lusso per calcio, calcetto e il tempo libero, fedele alla suola brevettata, composta da 18 elementi e alla tomaia che stagiona nella forma per almeno due giorni. Sono circa 200 i negozi in 40 paesi del mondo, con principali punti vendita in Francia e Inghilterra e distributori in Australia, Emirati Arabi e Islanda.