Paninari

Movimento giovanile italiano: un fenomeno di moda e costume che ha attraversato le cronache italiane della metà degli anni ’80. Nati intorno a un centralissimo bar di Milano (Il Panino, appunto, da cui il nome), erano giovani di buona borghesia tra i 15 e i 25 anni, caratterizzati soprattutto dal modo di vestire e dall’indole festaiola e totalmente disimpegnata. Il loro referente romano fu il movimento dei tipi tozzi di estrazione sociale più bassa, anch’essi dediti alla cura del vestire ma con meno attenzione ai dettagli. Quella dei Paninari milanesi era una vera e propria divisa, con il piumino d’oca marca Moncler, i jeans griffati Armani, le calzature Timberland e, storiche, le calze Burlington a grossi rombi colorati. Visti in prospettiva, sono stati la purissima incarnazione del decennio ’80 in cui era indispensabile apparire. Viaggiavano su motociclette di media cilindrata ma molto vistose, avevano un linguaggio gergale interamente costruito da loro, ma il loro tratto distintivo era quello di stazionare a crocchi nel centro della città. I punti di raccolta erano soprattutto l’esterno dei fast-food, delle hamburgherie e le discoteche più alla moda dove ascoltavano e imponevano la loro musica da ballo preferita. Le cronache di costume dei mezzi di comunicazione si innamorarono di loro a partire soprattutto dal 1984, e il fenomeno venne sezionato in tutte le sue caratteristiche man mano che la moda — soprattutto dal punto di vista dell’abbigliamento — dilagava tra i giovanissimi di tutta Italia. Ebbero le loro pubblicazioni ufficiali, fumetti dedicati, centinaia di pagine dei periodici a larga diffusione. Soprattutto nell’emergente tv Fininvest (Italia 1 in particolare, con i programmi di intrattenimento leggero del pomeriggio) trovarono un solido e vistoso punto di riferimento. Il fenomeno decrebbe in pochi anni: già nell’87 non c’era più traccia dei paninari propriamente detti, ma le filosofie di fondo dell’intero movimento attecchirono a lungo in una larghissima fascia giovanile.