Osti

Massimo (1944-2005). Stilista italiano. È considerato un “designer di vestiti oggetto”. Privilegia la funzionalità e la comodità piuttosto che le tendenze. Basa il suo lavoro sulla ricerca: accoppiamento di diversi materiali, finissaggi e tinture particolari, spalmatura di strati impermeabili su tessuti di diverse composizioni. Nella collezione estiva del ’91 propone un materiale che, nato dalla ricerca tecnologica giapponese, trasforma in un oggetto di utilità: il Reflective Jacket, un tessuto impermeabile al quale un sottile strato di microsfere di vetro conferisce la particolarità di riflettere sorgenti luminose anche molto deboli. Il Reflective Jacket, oltre che alla normale vendita, è destinato alle spedizioni in quota, alle missioni speleologiche, alla navigazione a vela, a tutte quelle attività dove — nei casi di emergenza — la possibilità di venire immediatamente individuati aumenta la sicurezza. La messa a punto di questo tessuto, ottenuta partendo da una ricerca sulle materie prime, ha rivoluzionato un settore tradizionalmente conservatore. Nel 1999, il periodico di abbigliamento maschile Arena Homme Plus sceglie lo stilista italiano che ha creato la Stone Island, come il designer più influente degli anni ’90. Nell’estate 2000, va in commercio il risultato del connubio Osti-Levi’s-Philips: Levi’s ICD+. È il primo esempio credibile di abbigliamento tecnologico. Si tratta di una linea di giacconi con telefonino e MP3 player incorporati nelle tasche, risultato di un progetto di lunga durata della Philips, chiamato Wereable Electronics. Quando squilla il telefono si interrompe la riproduzione musicale MP3. I capi sono in materiale impermeabile e lavabile.