Nicholson

Ivy (1934). Indossatrice americana. A cavallo degli anni ’50 e ’60, è stata, per la sua bellezza modernissima, una protagonista delle passerelle di Parigi, di Firenze, di Roma e delle copertine di Elle, di Vogue, di Harper’ Bazaar. Per Andy Warhol, ha interpretato il film Couch, partecipando ai progetti e alla creatività della Factory, lo studio, il gruppo del maestro della pop art. Si era sposata con un aristocratico romano, divorziando e risposandosi a New York, per poi avere due figli, Gunther e Penelope, da un diciottenne della Factory. Dalla metà del decennio ’70, Ivy, che era già entrata nell’ombra, sparisce del tutto. Molti anni dopo, nel 1987, il fotografo Eric Luse del San Francisco “Chronicle” inquadra sul marciapiede di Market Street a San Francisco una “bag lady”, una barbona, ma dalle movenze, dalla camminata singolari: la faccia rivela una devastata bellezza. Scatta qualche foto e in redazione le mostra a una vecchia cronista di moda che, in quella barbona, riconosce immediatamente Ivy Nicholson. Due giornalisti corrono a cercarla in Market Street e nelle strade dei vagabondi. Furio Colombo ha raccontato la vicenda in un articolo per Panorama nel maggio dell’87: “L’hanno trovata seduta per terra accanto a un falò di rifiuti, insieme a due donne più anziane, Brigitte una alcolizzata che legge le mani ai passanti, e Dondy che trascina sempre con sé tre carrelli di supermarket carichi di vecchi giornali. Per terra, sul marciapiede bagnato la donna più giovane ha aperto una cartellina di plastica nera, di quelle che usano le aspiranti modelle quando fanno il giro delle agenzie fotografiche: “Guarda, guarda pure, che ti fa bene agli occhi”, ha ammonito Brigitte quando si è accorta del cronista che spiava il gruppo alle spalle. Erano tutte fotografie di moda. Una splendida donna di diciotto, di vent’anni, di trenta (….) languida, scattante, gattesca, aggressiva, ingenua, svagata guardava con grandi occhi scuri, a volte intenta, quasi imbronciata, a volte con un sorriso bellissimo. Dentro uno scatolone di latta c’era un rotolo di pellicola. “Questo è il film”, spiegava la donna. Tossiva, si era rovinata le mani per aprire il coperchio arrugginito. Cercava di mostrare i fotogrammi alle due amiche, alzando la pellicola contro la luce del fuoco. (….) Continuava a tossire ma non ha voluto il plaid che uno dei giornalisti le offriva: “Troppo nuovo, ragazzo, si vede che non hai esperienza di strada. Qui te lo rubano subito””. Le dicono che Andy Warhol è morto. Risponde, racconta Furio Colombo: “Lo so, lo so che è morto. La gente butta i giornali, il vento li manda in giro, basta star qui seduti e ti arriva la pagina. Le tre donne ridono. Manca un dente alla celebre ex modella, un premolare, e lei fa il gesto da ragazza di coprirsi la bocca.” Dopo aver partecipato occasionalmente come vocalist ad alcuni concerti della band del figlio Gunther, Ivy torna a New York nel 2004 per girare un film come regista dal titolo The Dead Life e si ritira successivamente a vivere nel Montana.