Newton

Helmut (1920-2004). Fotografo tedesco, poi naturalizzato australiano. È quello che ha maggiormente segnato con il suo stile la fotografia di moda del nostro tempo. Nasce a Berlino dove, dopo gli studi all’American School, inizia la sua carriera come assistente della fotografa di moda Else Simon, meglio nota come Yva. Volta le spalle alla Germania diventata nazista, passando per Singapore, dove rimane un anno, emigra in Australia e nell’esercito di quel Paese — di cui ancor oggi conserva la cittadinanza — combatte durante il secondo conflitto mondiale alla fine del quale riprende a fotografare e pubblica da free-lance su Vogue Australia. Nel 1958, si trasferisce prima a Londra e poi a Parigi iniziando a collaborare con Nova, Marie Claire, Elle, Queen e, dal 1961, contribuisce a rinnovare radicalmente l’immagine di Jardin des Modes. Il suo stile inconfondibile e aggressivo, con forti richiami alla sensualità e alla sessualità, lo porta negli anni ’60 a collaborare per un verso con Playboy e per l’altro con Stern e Life, mentre si fa più stabile il lavoro con le edizioni americana, italiana, inglese e francese di Vogue. All’interno di quest’ultima acquista negli anni ’70 un ruolo di punta assieme a Guy Bourdin. Dal 1971 una crisi cardiaca lo costringe a riconsiderare criticamente il ritmo, fino ad allora troppo frenetico, del suo lavoro e decide così di essere molto più selettivo nelle scelte. Autore di grande intensità, ha sempre imposto la propria visione con una determinazione autentica: quasi schivo negli atteggiamenti personali, diviene personaggio solo attraverso le sue immagini eseguite sempre con straordinaria perizia tecnica alternando un colore sempre molto preciso e quasi calligrafico a un bianconero di gran classe che risente spesso degli influssi culturali dell’espressionismo e dello stile caro ai fotoreporter d’assalto ai quali talvolta si rifà con dichiarate citazioni. Quando fa ricorso alla polaroid, invece, la usa in modo volutamente diretto e un po’ “sporco”, quasi avesse realizzato le fotografie per se stesso. Ha realizzato campagne per i marchi più noti di tutto il mondo, ogni volta portando non solo la visione di una donna decisa, autonoma, indipendente dall’uomo ma anche quel suo stile dichiaratamente voyeristico, non privo di richiami eccentrici al feticismo, che viene apprezzato da molti e violentemente contrastato da altri che gli rinfacciano un troppo ostentato maschilismo. Celebra al proposito una accesa polemica con alcune frange del movimento femminista. Ma Helmut Newton, che vive a Montecarlo dal 1981, risponde sempre con lavori innovativi, frasi a effetto (“La parte più sexy di una donna? Il collo del piede”), una buona dose di autoironia (“Sono un comunista da salotto”) e iniziative originali come Newton Illustrated, la rivista di grande formato realizzata solo con sue fotografie o il libro Sumo pubblicato nell’estate 1999: 480 le pagine, 50 x 70 cm il formato, 30 kg il peso, 1500 dollari il costo. Le sue fotografie sono raccolte in numerosi libri (White Women, Helmut Newton Portraits, Pola-women, Un mondo senza uomini, Us and Them, Work e il recente Yellow Pages ispirato a un processo per omicidio svoltosi a Monaco che Newton ha documentato nel 2002 su incarico della rivista Paris Match) ed esposte in mostre in tutto il mondo. Importante è la collaborazione con la moglie June, anch’essa fotografa e nota con lo pseudonimo di Alice Springs che, come noto, è una località australiana. Muore nel gennaio 2004 in un incidente stradale a Hollywood quando la sua macchina si schianta contro un muro del famoso Chateau Marmont, l’hotel sul Sunset Boulevard che era stato per anni la sua residenza quando abitava nella California del Sud. Le sue spoglie sono state poste a Berlino nel cimitero ebraico di Friedenau, non lontano dalla tomba di Marlene Dietrich. Oggi la Fondazione Helmut Newton, da lui stesso creata nel 2003, ha il compito di preservare e diffondere l’opera fotografica di Newton e di sua moglie.